27/02/12

Passaparola 27/02/2012 - Economia del sottosviluppo - Nino Galloni


Tutte le vie portano al Capitale. Si importano schiavi dal Terzo Mondo, sfruttato ferocemente dal Capitale per le sue materie prime, per calmierare il mercato del lavoro dell’Occidente. Si esporta il Capitale nei Paesi in via di sviluppo come la Cina e l’India, per farlo fruttare grazie a nuovi schiavi e a spese dell’ambiente. Il Capitale vuole la Crescita, ma per sé stesso, e si nutre del mondo. Beppe Grillo

Il Passaparola di Nino Galloni, economista

Per la ripresa ci vuole tempo
Ciao amici di Beppe Grillo del blog, mi chiamo Nino Galloni, sono un economista, volevo entrare nel merito di alcune questioni fondamentali dell’economia del nostro paese e non solo del nostro paese. Si parte dal debito pubblico, ma com’è che siamo arrivati ad un debito così elevato? Perché all’inizio degli anni 80 si decise di finanziare spese pubbliche produttive e altre spese pubbliche, addirittura di lotta al terrorismo, con emissione di titoli a elevato tasso di interesse. Il progetto di allora, da parte delle autorità monetarie e politiche, prevedeva la cancellazione di una certa classe dirigente che faceva troppi investimenti, che invece avevano reso grande l’Italia, e dall’altra si voleva tagliare le gambe a tante piccole – medie imprese considerate sostanzialmente improduttive. Il risultato fu che i tassi di interesse crebbero esponenzialmente e contribuirono al raddoppio del debito pubblico, noi oggi avremmo un debito pubblico a parità di altre circostanze tra i 60 e il 65% del Pil, se si fossero seguite le indicazioni di altri grandi economisti che invece furono del tutto emarginati.
Si fa un gran parlare di questi debiti pubblici, o debiti sovrani, in realtà paradossalmente sarebbe meglio se ne parlasse di meno, perché non è vero che sono così importanti come ci si vuole far credere, per esempio il debito pubblico della Grecia è 1/8 di quello che si è perso per parlarne dall’estate scorsa. Il debito pubblico italiano può essere ridotto in rapporto al Pil, basta far crescere il Pil! Tutto il contrario di quello fatto finora. Si possono fare investimenti pubblici. Un articolo di Federico Rampini su Repubblica in prima pagina, addirittura, parlava di queste teorie monetarie nuove, moderne. Non sono moderne, sono le teorie monetarie della componente seria post keynesiana le quali hanno sempre messo in luce che non è un problema l’emissione di moneta o di titoli a basso tasso di interesse. Si può spingere l’emissione di mezzi monetari fino a dove la tecnologia è in grado di provvedere con beni e servizi. Oggi, a differenza del passato, la tecnologia può fornirci beni e servizi illimitatamente, tutta l’umanità potrebbe avere ciò di cui ha bisogno, ma ci sono interessi che contrastano questa possibilità.
I problemi si pongono solo quando viene ostacolata la distribuzione, per esempio quando c’è stata la manifestazione dei Forconi non arrivavano i prodotti a destinazione, quindi crescevano i prezzi, oppure tutta la confusione che c’è dietro i prodotti petroliferi, in realtà un litro di carburante dovrebbe costare dai 20 ai 40 centesimi a seconda della tipologia, il resto, come si sa sono tasse, speculazioni e strozzature del mercato, poi è ovvio che se si portassero avanti attraverso le tecnologie disponibili automobili che consumassero veramente un centesimo, un millesimo di quello che consumano le automobili attualmente in commercio, avremmo risolto il problema, non solo del costo del trasporto, ma anche dell’inquinamento.
A me pare che questo governo abbia continuato il vecchio errore di dire: “Prima si risanano i conti pubblici, dopo c’è la ripresa”, invece semmai è il contrario, è una sana ripresa che consente di risanare i conti pubblici, come ha dimostrato il disastro dei parametri di Maastricht in tutta Europa, che sono stati rispettati abbastanza solo dalla Germania proprio perché la Germania si è sviluppata. Gli altri Paesi che non si sono sviluppati hanno una catastrofe dal punto di vista di questi indicatori.

Le soluzioni che colpiscono i cittadini
L’Italia si appresta a intraprendere un percorso in cui la riduzione dei consumi, se comporterà una riduzione dell’offerta, porterà un avvitarsi della crisi.
Si parla di recessione, ma si dovrebbe contrastarla, invece il rischio che si fa più recessione, la realtà è che il mondo sta cambiando, la maggior parte delle imprese non fa profitto, quindi esiste non perché c’è un profitto, ma perché c’è un tentativo di sopravvivere, di controllare risorse, di assicurare un presente ai propri congiunti. Questo fa sì che il livello dell’offerta si mantenga più stabile di quello che non ci si dovrebbe aspettare in base alle variazioni della domanda e questo momentaneamente ci salva, ma il giorno che dovesse crollare l’offerta ci troveremmo in grandi difficoltà perché avremmo aumenti dei prezzi e diminuzione dei redditi!
Le soluzioni che sembrano più facili, quelle che vanno a colpire i cittadini, l’aumento delle tasse, la riduzione dell’efficienza dei servizi pubblici, la compressione dei consumi e degli stipendi dei dipendenti pubblici sono sbagliate, sono esattamente ciò che determina un rallentamento dello sviluppo, ovvero un ristagno economico. Bisogna fare esattamente il contrario, nei limiti delle cose possibili, nessuno deve fare il passo più lungo della gamba, però l’applicazione dei contratti nei pubblici dipendenti, la sostituzione di assunzioni facili, raccomandazioni, precariato, consulenze senza senso, con buoni posti di lavoro è la via maestra per risanare i conti pubblici, avere un maggiore gettito previdenziale e stabilizzare il lavoro stesso!
Il problema si è posto all’inizio degli anni 80, quando le autorità monetarie del tempo, il Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi e il Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta, hanno preferito la strada dell’aumento dei tassi di interesse, di un divorzio estremistico tra Tesoro e Banca d’Italia, di una non copertura di spese anche essenziali e fondamentali per lo sviluppo economico, attraverso l’emissione di titoli del debito pubblico a altissimo tasso di interesse, allora era necessario fare ristrutturazioni industriali, ma, come diceva il precedente Governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi, sarebbe stato necessario avere una domanda che cresceva e così fare le ristrutturazioni con meno licenziamenti, perché a loro volta più licenziamenti, più cassa integrazione, meno assunzioni significava meno contributi, più spesa pubblica e l’aumento del debito pubblico.
Al momento siamo abbastanza lontani dalla Grecia, perché abbiamo una diversificazione produttiva e un livello dell’offerta adeguato, nel momento in cui dovesse cadere l’offerta e ridursi la nostra diversificazione produttiva, allora potremmo rischiare la via della Grecia. La via della Grecia è di un paese che cresce troppo poco e quindi vede aumentare l’importanza del debito. Se ho un debito è importante che io abbia un reddito per ripagarlo, se tu mi impedisci di avere un reddito per ripagare il debito, mi metti in catene!
A livello internazionale le cose più importanti sono i 16 mila miliardi di dollari che la Fed ha elargito alle banche incasinate per la loro liquidità, lo stesso che sta facendo da alcune settimane a questa parte, stampare moneta a più non posso, la Banca Centrale Europea. Draghi ha riconosciuto questa circostanza, probabilmente andiamo verso una stagione che neanche ci aspettiamo di grande crescita dei mezzi monetari, se a questa situazione corrisponde e continua a corrispondere una capacità delle tecnologie di fornire beni e servizi in quantità adeguate, non solo non avremo l’inflazione, ma probabilmente usciremo da questa crisi.

Concludendo il vecchio paradigma liberista che si dovessero liberare risorse con meno tasse e meno spesa pubblica, ovvero che si dovessero prima risanare i conti e poi avviare la ripresa, è stato smentito dai fatti, purtroppo è difficile che i nuovi paradigmi prevalgano perché la vecchia classe dirigente, quella che in questi 30 anni è stata responsabile della situazione. continua a stare a cavalcioni, quindi diamoci da fare e Passate parola.

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