08/04/12

Perchè la Lega è la Lega

Renzo Bossi Belsito Umberto Bossi Cerchio Magico Lega Nord

articolo di Valerio Valentini per Byoblu.com

Che la Lega fosse nientemeno che un partito come gli altri, lo si era capito già nel ’92 quando aveva mostrato, a chi avesse voluto vederlo, il proprio volto ipocrita e trasformista. Mentre in Parlamento i leghisti sventolavano i cappi e inneggiavano al pool di Milano, nel retrobottega incassavano tangenti di 200 milioni dalla Montedison. E già allora era risultato palese che qualcosa di irregolare nelle casse della Lega ci fosse, tant’è che Bossi venne condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per violazione della legge sul finanziamento illecito ai partiti.

Tuttavia, tutti si fecero illudere dall’uomo in canottiera che sbraitava contro i partiti menagiasoldi e “Roma ladrona” e si convinsero di vedere in lui il nuovo che avanzava. Perché il vero punto di forza della Lega, in fondo, è sempre stato questo: sfruttare la scarsa profondità critica dei media italiani e distrarre tutti col folklore, spacciando per pagliaccesco e macchiettistico quello che invece era tremendamente pericoloso e criminale. E cioè la natura razzista del partito, che non ha mai saputo esprimere istanze politiche che non fossero invischiate di minacce e offese nei confronti dei diversi; anzi, è stato proprio nella demonizzazione di immigrati e terroni che spesso la Lega ha trovato un elemento di coesione. E le istituzioni – primo fra tutto il presidente Napolitano – non hanno mai alzato un dito contro questa deriva razzista, ma anzi la hanno istituzionalizzata. Tanto che si sono affidati dei Ministeri della Repubblica Italiana a gente che diceva di volersi pulire il culo col Tricolore e di avere “otto milioni di baionette pronte a marciare su Roma”. Al massimo, intellettualoidi e politicanti si indignavano quando i “padani” definivano una pagliacciata i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Forse dimenticando che il 7 marzo del 2005, mentre a Roma si celebravano i funerali di Nicola Calipari, i ministri Bossi, Maroni, Calderoli, Castelli e Tremonti (notoriamente il più leghista dei berlusconiani) erano a Lugano e cantavano: “Ho un sogno dentro al cuore, bruciare il tricolore!”. Nel tricolore, in quello stesso istante, era avvolta la bara del funzionario del SISMI morto per liberare Giuliana Sgrena.

L’altra balla su cui s’è retta l’illusione leghista è quella secondo cui la Lega, pur esagerando nei toni e nei modi, rappresentava gli interessi di un nord lavoratore che oggettivamente era condannato a tirare avanti la baracca del Paese, mentre il sud era una terra dei balocchi in cui a governare erano il familismo e la criminalità organizzata.

Ma non c’era assolutamente bisogno di attendere le inchieste di questi giorni per accorgersi di come la dirigenza leghista incarnava i peggiori stereotipi del meridionalismo, quelli contro cui tanto ringhiava: cioè familismo e contiguità con le associazioni criminali. Su byoblu lo si scriveva da anni, ma l'ultima volta ne scrissi io il il 27 ottobre dell’anno scorso: “Il partito che sbraita contro gli sprechi, le mafie e il fancazzismo dei terroni dovrebbe quantomeno scegliersi un leader che sia l’emblema dell’efficienza, della trasparenza e della produttività. Ma ognuno ha il leader che si merita e alla Lega tocca accontentarsi di Bossi. Uno che nel ’75 si sposa con una commessa di Gallarate, la quale lo scarica dopo 7 anni (ah, la crisi del settimo anno!) perché scopre che il suo Umberto esce tutte le mattine con la valigetta da dottore, dicendole Ciao amore, vado in ospedale!, ma dottore non lo è. Gli mancano ancora sei esami all’università, nonostante abbia organizzato ben tre feste di laurea, negli anni. Allora l’arguto Umberto ripiega su una terrona, Manuela Marrone. Lei, vedendo che suo marito di voglia di lavorare ne ha pochina, decide di aiutarlo nella fondazione della Lega, finanziando il partito di tasca propria. Quando il marito comincia a entrare nei palazzi che contano, pensa bene che per lei è arrivato il momento di godersi il meritato riposo. E nel 1992, a soli 39 anni, lascia l’insegnamento e va in pensione. Ma intanto ha già regalato, a Umberto e all’umanità tutta, un monumento all’intelligenza: Renzo, in arte Il trota. Il quale, per non deludere le aspettative che i suoi genitori, grandi amanti del lavoro e della meritocrazia, ripongono in lui, si fa bocciare 3 volte alla maturità. Ma non c'è problema per chi nasce in camicia, specialmente se la camicia è verde. Infatti il pupo nel gennaio 2009 viene nominato, a 12 mila euro al mese, membro dell'Osservatorio sulla trasparenza e l'efficacia del sistema fieristico lombardo (organismo istituito su iniziativa della Lega). Poi entra nel Consiglio Regionale della Lombardia e porta orgogliosamente a casa i suoi sudatissimi 11 mila euro mensili. E poi c’è suo zio, il fratello del padre, a chiudere il quadretto familiar-padano. Si chiama Franco Bossi, ha studiato solo fino alla terza media ma dal 2004 al 2009 s’è puppato 12.750 euro al mese, facendo il portaborse all’europarlamentare leghista Matteo Salvini”.

Poi c’è il capitolo legalità. Per anni abbiamo sentito parlare dell’integrità leghista, che era divenuta quasi un dogma. Tanto che quando Roberto Saviano – basandosi sulla realtà giudiziaria e non su presunte favole antipadane – denunciò le collusioni dei leghisti lombardi con le cosche calabresi, Maroni, piccato, ottenne una puntata riparatoria di Vieni via con me per declamare l’impegno della Lega contro le mafie. Dimenticandosi di citare il caso di Desio, primo consiglio comunale lombardo ad essere sciolto per infiltrazioni mafiose, nel quale la Lega contava sei consiglieri tra le file della maggioranza. Oppure il caso di Angelo Ciocca, consigliere regionale lombardo del Carroccio, filmato dalle telecamere della Dia mentre si accordava con Pino Neri, boss di spicco della ‘ndrangheta, per destinare un pacchetto di voti a un candidato gradito alle cosche, Francesco Rocco Del Prete, in occasione delle elezioni comunali di Pavia.

Questi esempi non testimoniano che la Lega è ‘ndranghetista; ma che, essendo un centro di potere al nord, sa farsi all'occorrenza interlocutrice delle organizzazioni criminali che in Lombardia come in Veneto, in Piemonte come in Liguria fanno affari con i partiti. Ed è per questo che la Lega, contrariamente a quanto i suoi esponenti vogliano far credere e a quanto credono elettori e creduloni in genere, non ha alcune verginità legalitaria e nessuna integrità morale da poter rivendicare.

di Valerio Valentini

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