24/06/12

Decrescita è uscire dalla logica che piace anche a sinistra

Gentile direttore,
ho avuto occasione di leggere sulle pagine del suo giornale l’interessante intervista all’economista Passarella, dal titolo “La decrescita? Come l’austerità di Monti” e non senza un certo rammarico sono stato costretto a prendere atto del fatto che chiunque abbia in testa un martello, non può prescindere dalla tentazione di vedere tutto ciò che lo circonda sotto forma di chiodo.
In primo luogo stigmatizzare l'operato di Mario Monti, che sta provvedendo per conto terzi a liquidare tanto le risorse, quanto la residua sovranità del Belpaese, attraverso una politica di tassazione indiscriminata e sistematica soppressione dei diritti del cittadino, in un’ottica di alienazione morale e materiale degli italiani, con la parola “austerità” mi sembra assai riduttivo. L’austerità non è necessariamente un qualcosa di negativo, potendo anche essere utile qualora se ne ravvisi la necessità. La messa in liquidazione di un paese, per compiacere un disegno sovranazionale, gestito dai grandi poteri finanziari mondiali, al contrario negativa lo è sempre.....
Anche se ben comprendo che ad un uomo di sinistra come il bravo Passarella, la velleità di vivere in uno stato sovrano che persegue l’interesse dei suoi cittadini, sembrerà sicuramente una fantasia fascistoide. Monti insomma sta prodigrandosi nel dispensare ben altro che semplice austerità, mentre i portatori del pensiero della decrescita all’austerità non hanno mai pensato, a meno che si voglia interpretare in questo senso concetti come quello di sobrietà e utilizzo razionale e ponderato delle risorse a disposizione, che con l’austerità non hanno nulla a che fare.
Il bravo Passarella mette in dubbio l’assioma secondo cui “non si può pensare ad una crescita infinita in un mondo finito”, definendolo una tautologia, oppure il prodotto di una mancata comprensione delle categorie dell’economico. Ma dubito possa contestare l’evidenza che nel mondo del creato (totalmente indifferente alle categorie dell’economico) nulla cresce indefinitamente in eterno fino ad esplodere per bulimia, ma al contrario tutto si sviluppa fino al proprio grado ottimale.
Ciò nonostante ammette la necessità di essere “parsimoniosi”, anche in virtù della sensibilità ambientale che dichiara appartenergli. Ma il problema a suo avviso non si risolve con la decrescita, bensì con un controllo democratico su cosa e come si produce.
Personalmente non so se la razionalizzazione nello sfruttamento delle risorse, il ridimensionamento degli sprechi e l’abbandono della società del consumo per il consumo, auspicate dai fautori della decrescita possano rientrare nel novero delle pratiche da lui ritenute democratiche, ma sicuramente costituiscono un elemento di controllo su cosa e come si produce.
Il pensiero della decrescita senza dubbio privilegia l’esistenza di comunità autocentrate, dove vengano recuperati i rapporti sociali fra le persone, la convivialità, il dono e la sensibilità di mutuo soccorso, in contrapposizione al mondialismo globalista modello MC Donald’s, dove l’individuo atomizzato compete con la bava alla bocca contro i suoi simili, in una guerra a perdere all’interno della quale la finanza globale risulta l’unico vincitore.
Ma si tratta di comunità che collaborano e interagiscono fra loro, in un sistema a maglie strette, non di eremi chiusi all’interno di un ponte levatoio, come immagina il bravo Passarella. Sicuramente la filosofia è quella della riduzione di scala, del chilometro zero, della valorizzazione delle risorse locali, ma non esiste assolutamente nulla di mitico in questi proponimenti, se esiste qualcosa di fascistoide invece può dircelo solamente lui, dal momento che il sottoscritto non s’interessa di etichette ormai da svariati decenni.
Anche la foresta amazzonica (dove ancora esiste) è bellissima, forse più del delta del Po, ma è bellissima proprio perchè l’uomo si è sempre tenuto distante da essa. Le popolazioni primitive avevano un rapporto spesso simbiotico con la natura e comunque sempre di gran lunga migliore rispetto all’uomo moderno. Esistono testi molto interessanti di De Benoist che approfondiscono questo concetto, ma capisco che Passarella da buon militante di sinistra non li abbia mai letti, poiché il diktat dei “compagni” impone di evitarli come lo sterco del diavolo.
Il bravo Passarella asserisce che difficilmente un operaio o un immigrato si appassioneranno alle idee della decrescita. Fondalmentalmente ha ragione, anche se l’abitudine ad etichettare e standardizzare le persone lo induce a pensare che l’operaio e l’immigrato rappresentino la parte più povera della società, mentre in realtà i milioni di poveracci che “sopravvivono in Italia” (me compreso) sono un insieme estremamente eterogeneo che prescinde da vetuste classi sociali buone solamente per i libri di storia.
Personalmente sarei il primo a prendere metaforicamente a calci chiunque venisse a proporre la decrescita, il forno solare, l’orto sinergico o la cucina bio ad una famiglia che si arrabatta nei 40 mq di un alloggio popolare e non sa come mettere insieme il prenzo con la cena. I loro problemi prioritari sono ben altri, ma ciò non toglie che si tratti di problemi generati dal sistema della crescita infinita, rispetto al quale Passarella mi sembra incline a criticare gli effetti, senza la volontà di mettere in discussione assolutamente i dogmi che lo sorreggono. E’ vero che Jacopo Fo anni fa incensava le virtù “taumaturgiche” dell’olio di colza, pubblicizzando di fatto una delle pratiche più antidecresciste e ambientalmente devastanti che possano esistere. Ma ritengo che questo sia un problema interno ai pensatori pseudo ambientalisti della sinistra, non certo qualcosa che abbia a che fare con la decrescita.
Vedo poi varie affermazioni di Latouche, che il bravo Passarella fornisce estrapolandole dal contesto in cui sono sate esperite, per confermare il teorema secondo il quale di fatto lo stesso Latouche (e la decrescita di cui egli sarebbe depositario) sosterrebbe l’austerità e di conseguenza il governo Monti. Riguardo all’austerità mi sono già espresso, ma in merito a Latouche credo sia necessario spendere ancora un paio di parole, trattandosi di una persona in gamba che ritengo non meriti di venire accostata ad usurai e briganti della peggior specie.
Qualsiasi pensiero di Latouche nel merito della decrescita parte sempre dal presupposto della decolonizzazione dell’immaginario collettivo e dalla costruzione di una società “nuova” che prescinda dai dogmi della crescita e dello sviluppo progressista (sia nell’accezione capitalista che in quella marxista che ne rappresenta il contraltare), dal momento che è totalmente impossibile praticare la decrescita in una società fondata sulla crescita. Alla luce di ciò, immaginare che Latouche si proponga di risolvere un qualche problema aumentando il prezzo dei carburanti, così come sta facendo Monti, mi sembra un esercizio di fantasia privo di fondamento e molto irrispettoso nei confronti di uno studioso serio.
Concludendo questa riflessione, sono dispiaciuto del fatto che il bravo Passarella, prima di esprimersi nel merito non abbia studiato la decrescita in maniera più approfondita, magari attingendo ai libri di Maurizio Pallante (sempre sperando che anche lui non sia annoverato nella lista nera dei testi proibiti) che spiegano in maniera estremamente dettagliata come la decrescita non miri all’introduzione di alcuna politica recessiva, ma al contrario proponga soluzioni mirate a recuperare quella capacità occupazionale andata persa in decenni di globalismo selvaggio avallati dal sindacalismo. Il bravo Passarella auspica per il futuro una riforma della BCE e “un governo europeo federale sul modello degli Stati Uniti”. Personalmente io mi accontento di auspicare che ci possa essere un futuro, nonostante gli Stati Uniti,  l’FMI, la UE e la BCE stiano facendo di tutto per rubarcelo.

di Marco Cedolin

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