Sempre più spesso arrivano alle cronache giornalistiche notizie riguardanti stupri perpetrati su donne i cui colpevoli sono indicati come rumeni - rom - extracomunitari e clandestini.
Notizie che certo colpiscono nell'intimo, nella parte più profonda della nostra emotività e che suscitano reazioni di rigetto per tali eventi e per chi li compie.
Cerchiamo però di andare oltre i titoli urlati da questa ormai misera informazione, misera perché priva di quella fredda analisi e dell'approfondimento che fa di una notizia un'occasione di riflessione collettiva e non di maggior audience o di incremento di vendite di carta stampata.
Iniziamo quindi dalla stima pubblicata dall'Istat nel dicembre 2007 che presenta questi dati:
- non più del 10 % degli stupri che avvengono in Italia sono compiuti da stranieri;
- 69% degli stupri sono opera di partner, mariti o fidanzati;
- 6% sono opera di estranei;
- In Italia 6 milioni 743 mila donne dai 16 ai 70 anni hanno subito violenze, di cui un milione e 150 mila nel 2006: 1.400.000 ragazze ha subito violenza sessuale prima dei 16 anni.
- In Europa il 12-15% delle donne subisce quotidianamente violenze domestiche che rappresentano la prima causa di morte tra i 16 e i 44 anni, ancora prima di cancro, guerre e incidenti.
Possiamo quindi considerare che il problema della violenza sulle donne è un problema, oltre che delinquenziale, di tipo "culturale" cioè violenze operate da uomini che hanno una considerazione della donna quale "oggetto" sessuale per il soddisfacimento delle proprie "necessità fisiche".
Violenze che per il ben 69% dei casi avviene ad opera di mariti, fidanzati o partner.
L'immagine dominante che si cerca di far passare attraverso i media, è invece quella degli stupri per le strade a opera di immigrati concentrando il problema sulla loro presenza e non sulla corretta informazione riguardanti tali sciagurati eventi.
Questo dettaglio non è certamente secondario dato che da tale falso convincimento si orientano le priorità e il tipo di politiche del paese e che le stesse conseguentemente condizionano il nostro vivere quotidiano.
Alcuni pubblici amministratori, Sindaci, Parlamentari e rappresentanti del Governo chiedono la certezza della pena, la banca del DNA, l'affissione degli identikit dei violentatori sui muri della città ed i più fantasiosirichiedono la castrazione chimica e le ronde di quartiere.
Siamo sicuri che questo possa tutelare le donne dagli stupri e da tutte le violenze che esse subiscono sia tra le mura di casa che fuori?
Siamo sicuri che la repressione possa tutelare tutte le donne che in casa e fuori hanno diritto di vivere la propria vita a qualunque ora del giorno e della notte in sicurezza?
Siamo sicuri che tutti gli interventi enunciati sopra possano essere un valido deterrente ed una garanzia perché nessuna donna debba più subire tali ignobili violenze?
Francamente sono certa di NO, perché il problema non è solo di reprimere un atto per quanto esecrabile, ma soprattutto di prevenire che esso possaaccadere e la prevenzione si fa prima nelle coscienze di ognuno di noi e nel vivere in comunità nel reciproco rispetto.
Sarebbero deterrenti, sostiene qualcuno. Un deterrente sposta il problema non lo risolve.
Se c'è la ronda qui io mi sposto e vado là ... o riempiamo tutte le città, i paesi e le campagne di ronde e di polizia?
Il punto non è la repressione, ma lo sviluppo del rispetto della persona, del rispetto del vivere civile gli uni con gli altri, dell'educazione civica, della cultura dell'essere e non dell'avere, dello sviluppo della cultura della non violenza, l'educazione alla sessualità, fin dalle scuole elementari.
Non abbiamo nulla su cui riflettere in seguito a stupri effettuati da ragazzi minorenni?
Quali valori sono socialmente trasmessi?
Ognuno di noi impara sempre qualcosa ogni giorno, e questa è una vita degna di essere vissuta e che diviene garante della sicurezza di ognuno di noi perché non sarà portatrice di violenza e di una società sana.
Lavoro certo lungo e impegnativo, ma sicuramente proficuo come lo è per ogni genitore educare il proprio figlio ogni giorno, ogni anno e per lunghi anni per far crescere una persona che sarà un domani un adulto consapevole che si inserirà positivamente nella società alla quale darà il proprio contributo.
Tale consapevolezza ed impegno non può essere omesso da chi ha la responsabilità di governare un paese, il quale proprio per tale ruolo dovrebbe avere a cuore lo sviluppo/evoluzione sociale del nostro paese chenon è solo quello economico.
Sul tema stupro si è innescato volutamente un clima favorevole all'intolleranza razziale che genera instabilità sociale e quindi occasione buona per la promulgazione di nuove leggi repressive, ma che nulla c'entranocon l'affrontare il problema nel suo complesso.
E gli uomini come si interrogano sulla propria sessualità e su tali violenze?
Luciana P. Pellegreffi
lucianapellegreffi@alice.it
Notizie che certo colpiscono nell'intimo, nella parte più profonda della nostra emotività e che suscitano reazioni di rigetto per tali eventi e per chi li compie.
Cerchiamo però di andare oltre i titoli urlati da questa ormai misera informazione, misera perché priva di quella fredda analisi e dell'approfondimento che fa di una notizia un'occasione di riflessione collettiva e non di maggior audience o di incremento di vendite di carta stampata.
Iniziamo quindi dalla stima pubblicata dall'Istat nel dicembre 2007 che presenta questi dati:
- non più del 10 % degli stupri che avvengono in Italia sono compiuti da stranieri;
- 69% degli stupri sono opera di partner, mariti o fidanzati;
- 6% sono opera di estranei;
- In Italia 6 milioni 743 mila donne dai 16 ai 70 anni hanno subito violenze, di cui un milione e 150 mila nel 2006: 1.400.000 ragazze ha subito violenza sessuale prima dei 16 anni.
- In Europa il 12-15% delle donne subisce quotidianamente violenze domestiche che rappresentano la prima causa di morte tra i 16 e i 44 anni, ancora prima di cancro, guerre e incidenti.
Possiamo quindi considerare che il problema della violenza sulle donne è un problema, oltre che delinquenziale, di tipo "culturale" cioè violenze operate da uomini che hanno una considerazione della donna quale "oggetto" sessuale per il soddisfacimento delle proprie "necessità fisiche".
Violenze che per il ben 69% dei casi avviene ad opera di mariti, fidanzati o partner.
L'immagine dominante che si cerca di far passare attraverso i media, è invece quella degli stupri per le strade a opera di immigrati concentrando il problema sulla loro presenza e non sulla corretta informazione riguardanti tali sciagurati eventi.
Questo dettaglio non è certamente secondario dato che da tale falso convincimento si orientano le priorità e il tipo di politiche del paese e che le stesse conseguentemente condizionano il nostro vivere quotidiano.
Alcuni pubblici amministratori, Sindaci, Parlamentari e rappresentanti del Governo chiedono la certezza della pena, la banca del DNA, l'affissione degli identikit dei violentatori sui muri della città ed i più fantasiosirichiedono la castrazione chimica e le ronde di quartiere.
Siamo sicuri che questo possa tutelare le donne dagli stupri e da tutte le violenze che esse subiscono sia tra le mura di casa che fuori?
Siamo sicuri che la repressione possa tutelare tutte le donne che in casa e fuori hanno diritto di vivere la propria vita a qualunque ora del giorno e della notte in sicurezza?
Siamo sicuri che tutti gli interventi enunciati sopra possano essere un valido deterrente ed una garanzia perché nessuna donna debba più subire tali ignobili violenze?
Francamente sono certa di NO, perché il problema non è solo di reprimere un atto per quanto esecrabile, ma soprattutto di prevenire che esso possaaccadere e la prevenzione si fa prima nelle coscienze di ognuno di noi e nel vivere in comunità nel reciproco rispetto.
Sarebbero deterrenti, sostiene qualcuno. Un deterrente sposta il problema non lo risolve.
Se c'è la ronda qui io mi sposto e vado là ... o riempiamo tutte le città, i paesi e le campagne di ronde e di polizia?
Il punto non è la repressione, ma lo sviluppo del rispetto della persona, del rispetto del vivere civile gli uni con gli altri, dell'educazione civica, della cultura dell'essere e non dell'avere, dello sviluppo della cultura della non violenza, l'educazione alla sessualità, fin dalle scuole elementari.
Non abbiamo nulla su cui riflettere in seguito a stupri effettuati da ragazzi minorenni?
Quali valori sono socialmente trasmessi?
Ognuno di noi impara sempre qualcosa ogni giorno, e questa è una vita degna di essere vissuta e che diviene garante della sicurezza di ognuno di noi perché non sarà portatrice di violenza e di una società sana.
Lavoro certo lungo e impegnativo, ma sicuramente proficuo come lo è per ogni genitore educare il proprio figlio ogni giorno, ogni anno e per lunghi anni per far crescere una persona che sarà un domani un adulto consapevole che si inserirà positivamente nella società alla quale darà il proprio contributo.
Tale consapevolezza ed impegno non può essere omesso da chi ha la responsabilità di governare un paese, il quale proprio per tale ruolo dovrebbe avere a cuore lo sviluppo/evoluzione sociale del nostro paese chenon è solo quello economico.
Sul tema stupro si è innescato volutamente un clima favorevole all'intolleranza razziale che genera instabilità sociale e quindi occasione buona per la promulgazione di nuove leggi repressive, ma che nulla c'entranocon l'affrontare il problema nel suo complesso.
E gli uomini come si interrogano sulla propria sessualità e su tali violenze?
Luciana P. Pellegreffi
lucianapellegreffi@alice.it
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Un testo che lascia senza parole. Indubbiamente esauriente e cociso nell'esporre nn solo il problema degli stupri ma anche i valori che la nostra società sta perdendo di vista e che, come lei ha ben esposto, il nostro governatore nn deve solo preoccuparsi dell'andamento economico - finaziario dello stato ma anche di ciò che riguarda la convivenza civile.
RispondiEliminaCredo che questo ,tuttavia, nn potrà essere possibile poichè già nelle alte sfere politiche c'è del marcio e come dice la mia prof. di italiano : " il pesce inizia marcire dalla testa, per poi marcire completamente.."
Ci auguriamo solamante che in futuro possano salire al governo persone degne di questi incarichi così importanti in modo da riformare quasi completamente il mondo della politica (italiana9 da renderla più giusta e concreta.
Grazie del tuo contributo nel quale trovo, forse sbagiando, un pò di rassegnazione.
RispondiEliminaPermettimi di porre il dubbio seguente: il pesce sarebe marcio comunque o siamo noi cittadini che contribuiamo al suo imputidimento?
In altre parole la democrazia è partecipazione e se i cittadini delegano ad altri (i rappresentanti eletti) sia la gestione del Paese che il controllo del loro agire, probabilemnte il distaco tra il sentire della società civile e i politici che così si instaura crea di per sè una pessima gestione della "cosa pubblica" e la degenerazione anche dei valori sociali che abbiamo tutti sotto gli occhi.
Riprendiamoci in prima persona ciò che ci è stata tolta: la partecipazione e così potremmo creae i cambiamenti che molti attendono.
Un saluto
Luciana P. Pellegreffi