27/03/09

La lavandaia, Obama e i biglietti verdi stone washed.

NUOVA BANCONOTA DA 5 DOLLARI

Nuova banconota da 5 dollari con un "5" in inchiostro speciale, per evitare la pratica del "candeggio e ristampo", un classico dei falsari delle banconote da 100 dollari, ora nuovamente di moda .

La lavandaia di Via dell'Oche, per chi non lo sapesse, è una misteriosa entità che si materializza periodicamente e si balocca con qualche numerino, nel modo più semplice possibile, cercando di dare una idea spannometrica di qualche evento descrivibile con i numerini semplici che una con il suo background è in grado di gestire e comprendere ( più o meno).

Il Prodotto Interno Lordo degli Stati Uniti è calato del 6.6.% nel IV trimestre del 2008. Nonostante le perdite del III e IV trimestre, però, il PIL del 2008, mentre milioni di americani perdevano il posto, la casa e i risparmi, è comunque cresciuto, su base annua, con questo dimostrando, per l'ennesima volta la sua scarsa efficienza come indicatore del benessere di una nazione.

Più o meno il mercato si aspettava un crollo di queste dimensioni, quindi non ci sono stati particolari sfracelli borsistici, anzi.

In realtà tutti trattengono il respiro, mentre la borsa applaude, virtualmente quanto istericamente, al piano anticrisi messo a punto da Obama. Alcuni commentatori, ad onor del vero, criticano le ultime iniziative, specialmente, il tentativo di comprare "assetti tossici" ad una frazione del loro "prezzo di targa", sperando di convincere altri investitori privati ad assumersi il rischio insieme allo Stato, così generando un effetto leva, grazie all'apporto di capitali fresche nelle disastratissime casse degli istituti finanziari.

Pie speranze, sostengono in molti. In realtà di capitali a disposizione ce ne sono pochi e quei pochi non vengono certo rischiati su una scommessa tanto azzardata. Pare probabile che l'effetto leva, su cui lo stesso ideatore del piano,Geithner, si mostra prudente, speranzoso più che convinto, non si materializzerà e il valore degli "assets" di cui sopra tenderà a zero, con distruzione di ulteriore ricchezza (in questo caso presa a prestito dalle generazioni future). In totale, fino ad ora, il governo americano ha messo sul piatto qualcosa come 3500 miliardi di dollari , una cifra a stento concepibile, che si può più facilmente tradurre in 10.000 dollari ad americano.

Questa mole di denaro è andata prevalentemente a tenere su il sistema finanziario senza tradursi, se non in minima parte, in sostegno diretto all'economia reale. Le banche, infatti, stanno cercando disperatamente di tappare i buchi sotto la linea di galleggiamento e in questa fase non sono in grado di ricominciare a far circolare moneta, ma anzi la stanno risucchiando da tutte le sorgenti possibili e con ogni mezzo, come immani idrovore.

Nel frattempo la voragine che si apre nei conti pubblici americani è enorme, anche perchè si prevede di replicare per diversi anni. Siamo intorno al 50% di deficit nel bilancio federale, senza considerare che molti Stati se la passano perfino peggio.

Giudicate da voi i numeri in gioco.

Il PIL USA 2008 è stimato intorno a 13800 miliardi.

La somma dei vari interventi finora deliberati assomma a 3500 miliardi di dollari.

Questo corrisponde ad un aggravio dei conti pubblici pari al 25% del PIL.

Se vi ricordate le storie che ci fanno, in Europa, ogni volta che il nostro deficit supera la barriera del 3% del PIL, con Prodi, dieci anni fa, in ginocchio sui ceci e costretto ad agire in modo draconiano per farlo rientrare dallo stratosferico 5.6% tendenziale, vi renderete conto che questi numeri sono senza precedenti.

Se pensate che lo Stato americano aveva già un bilancio in pesante deficit e che, di questo passo, il debito pubblico raddoppierà nel giro di due anni avete un quadro futuro che si può pensare sostenibile solo a patto di una inflazione a doppia cifra.

Un debito raddoppiato, infatti, richiederebbe, in alternativa, un imponente e costante aumento delle tasse per essere pian piano ripagato, e questo anche senza considerare un rientro in attivo ma semplicemente un ritorno al livello (molto elevato) di deficit precedente.

L'alternativa sarebbe una crescita stratosferica, sempre in doppia cifra, semplicemente impossible in uno scenario anche di medio lungo termine.

budget obama e bush

Qui avete un quadro che mostra la situazione e che vale più di molti commenti.

Poniamo che tutto vada per il meglio.

In tre anni la crisi è alle spalle.

In cinque anni si recuperano i livelli economici del 2008.

E' quello infatti che prevedono questi scenari.

Ed allora dopo che succede? Succede che cominciano ad essere portati in bilancio le perdite legati ai famosi "assets" tossici.

In ogni caso, vedete bene, il deficit resta enorme per almeno un decennio.

Chi lo finanzia? Non certo gli americani, indeboliti dalla crisi e cronicamente incapaci di risparmiare ( erano già ad un livello NEGATIVO di risparmio nel 2007).

Gli stranieri?

Dopo le batoste che hanno preso, investendo i ndollari e che prenderanno prossimamente, con il dollaro in svalutazione rapida?

Poco probabile.

Quindi si continuerà con il "quantitative easing", ovvero a stampare (virtualmente quanto freneticamente) dollari.

In questo modo si disintegrano alla stessa velocità crediti e debiti... insieme ai risparmi dei cittadini, oltre alla previdenza sociale, pensioni e sanità, ovviamente, in uno Stato dove queste cose sono commisurate a quanto versato.

Alla fine si riazzera tutto e si riparte di slancio, sempre che non scoppi una rivoluzione, ovviamente.

E' li che vuole puntare Obama ed è li che in ogni caso andranno, lo voglia o no.

Il verde dei dollari sarà sempre più sbiadito, stone washed, appunto.

E noi Europei?

Dovremo fare lo stesso, ovviamente, dal momento che altrimenti diventeremo assolutamente non competitivi sui mercati internazionali.

E la Cina, l'India e le altre potenze economiche orientali?

Avranno i loro ciclopici problemi (la botta contro un muro di cemento fa più male se stai correndo piuttosto che camminando) e dovranno svalutare ancora più rapidamente, per controllare l'esposizione dei propri cittadini e delle proprie imprese e per mantenersi competitivi.

Insomma: lo scenario rimane quello di una inflazione rapida, su scala globale, almeno a medio-lungo termine.

Nel breve termine, insomma in queste settimane, prevale ancora l'effetto della frenata dei consumi, che ci sta portando sull'orlo della deflazione.

Già si vedono, però, i segni di una inversione di tendenza.

A parte il ciclopico "quantitative easing", già in atto, Il probabile ritorno delle quotazioni del barile a valori superiori a 60 dollari, dovuto sia ai tagli produttivi decisi dall OPEC ( non ancora del tutto implementati), che al rinvio di decine di progetti di investimento, con probabile conseguente calo della capacità produttiva mondiale, spingerà ancora di più verso una accellerazione dell'inflazione.

Se aumenta il costo dell'energia, molto semplicemente, aumenta il costo di TUTTO.

Fonte articolo

La Casta dei giornali
Firma la petizione per dire NO al NUCLEARE.

Nessun commento:

Posta un commento

Visto lo spam con link verso truffe o perdite di tempo i commenti saranno moderati. Se commenti l'articolo sarà pubblicato al più presto, se invece vuoi lasciare link a siti porno o cose simili lascia perdere perdi solo tempo.