28/03/09

Roba da Oscar

Può una banca da Oscar chiedere un aiutino di stato? Può, può. Anzi, per certi versi, deve. Perchè la crisi finanziaria - scatenata dai mutui subprime a stelle e strisce - morde. E i soldi (pubblici) fanno comodo a tutti. O meglio: a tutte le banche. Compreso il Monte dei Paschi di Siena. Che nonostante la sapiente guida del suo presidente - al secolo: Giuseppe Mussari; per la cronaca: premiato come miglior banchiere dell’anno nel 2008, dal quotidiano “Milano Finanza” - alla fine ha deciso di chiedere (in prestito) giusto 1,9 miliardi di euro alle sgangherate casse dello stato italiano. Cioè ai soliti contribuenti poverazzi. Sotto forma dei soliti Tremonti bond.

L’annuncio ufficiale è arrivato questa mattina. Ma la notizia non ha trovato grande spazio su Cnn e New York Times de’ noantri. Per dire: trovarla sulle home page di Repubblica, Corriere della Sera e La Stampa, oggi, era impossibile. Per la semplice ragione che non ce n’era traccia. Ma si trattava di un’assenza più che comprensibile. Anche perchè il “Corriere” - nella sua versione cartacea, insomma quella venduta in edicola - stamani aveva già anticipato e approfondito tutto l’anticipabile e l’approfondibile. Così:

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E anche il quotidiano torinese “La Stampa” aveva abbondato cosà:

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Pezzi, quelli di Stampa e Corriere, opportunamente piazzati nelle pagine dell’Economia (e quindi dalla numero 30 in avanti, per chi ci arriva). Che dimenticavano di ricordare solo un dettaglio. E cioè: perchè il terzo gruppo bancario italiano ha deciso di chiedere questi benedetti 1,9 miliardi di Tremonti bond?

Il Sole 24 ore, che oggi ha anche tenuto la notizia per qualche ora nell’home page, ci aiuta a capire. Spiegando che:

Il gruppo Monte dei Paschi di Siena chiude il 2008 con un utile netto pari a 953 milioni di euro, in calo del 30,6% rispetto al 2007

Numeri non proprio esaltanti. Ma pur sempre con il segno più. E allora? E allora, forse, la risposta la si scova spulciando gli archivi di “Repubblica”. Lo scorso 26 gennaio, infatti, il quotidiano diretto da Ezio Mauro, in un articolo firmato da Adriano Bonafede, scriveva:

Ma perché una banca come Mps, solidissima in passato, si trova in queste acque agitate? La ragione la conoscono tutti: l’ acquisizione di Antonveneta, solo un attimo prima che la situazione finanziaria internazionale cominciasse a precipitare

In effetti: il Monte dei Paschi - ormai un anno e mezzo fa, a novembre 2007 - aveva fatto un autentico colpaccio. Comprando per la modica cifra di 9 miliardi di euro gli sportelli di Banca Antonveneta. E diventando così il terzo gruppo bancario del Belpaese. Certo: pochi mesi prima (tra luglio e agosto 2007), le Borse di mezzo mondo erano franate sotto il peso della prima ondata dei mutui subprime. E certo: il prezzo era alto. Ma l’operazione aveva riscosso gli applausi di tanti. E tra quei tanti c’era anche Giuseppe Turani, celebre giornalista economico e editorialista proprio di Repubblica. Che allora sentenziava:

Naturalmente, come accade ogni volta che c’è di mezzo un’ operazione di queste dimensioni e di questa natura non sono mancate le polemiche e le critiche. In questo caso i bersagli sono stati soprattutto due: valore politico dell’ affare (si rafforza la “finanza rossa”) e i soldi messi in campo (l’ Antonveneta sarebbe stata pagata troppo). Ma si tratta di osservazioni e di critiche probabilmente ingiuste e ingiustificate. (…) Il mondo della Borsa ha invece apparentemente bocciato l’ operazione facendo scendere le azioni del Monte di oltre il 10 per cento. Tutti sembrano dire che la banca veneta sia stata strapagata, però a ben guardare…

E così, come riportava un articoletto datato marzo 2008, il presidente del Monte Paschi si era pure vinto il suo Oscar ai “Milano Finanza Award”. In breve: un trionfo.

Poi, però, a ben guardare: secondo un analista interpellato proprio da Repubblica: a gennaio 2009, Antonveneta non valeva più di 3 miliardi di euro. Cioè: 6 miliardi di euro in meno di quello che l’aveva pagata Monte dei Paschi.

Non solo.

Ma le azioni della stessa Monte dei Paschi, negli ultimi dodici mesi - complice la tempesta finanziaria che ha investito i cinque continenti - hanno fatto così:

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(Via Borsaitaliana.it)

Risultato finale: secondo un articolo pubblicato dal Corriere della Sera lo scorso 23 marzo: Monte dei Paschi di Siena vale in Borsa circa 5,3 miliardi di euro. Ossia: addirittura meno di quel che si era sborsato per l’operazione Antonveneta.

Ma non ci sono solo cattive notizie. Ce ne sono anche di buone. Per esempio: scrive sempre oggi e sempre il Sole 24 ore che

Il cda ha proposto all’assemblea, convocata per il 29 aprile, la distribuzione di un dividendo di 0,013 euro per azione ordinaria.

Dividendi, ovvero danari che finiranno agli azionisti. E soprattutto ai grandi azionisti. Che, secondo quanto riportato da una pagina del sito web della Banca (aggiornata al 26 febbraio 2009), sono, per quel che riguarda il capitale ordinario:

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(Cliccate sull’immagine, per ingrandirla)

Ovvero:

  • La Fondazione Monte dei Paschi di Siena, che, da statuto, fa capo a Provincia e Comune di Siena; Regione Toscana; Università di Siena e Arcidiocesi di Siena (46,317 % del capitale ordinario)
  • La banca americana J.P. Morgan Chase (5,614 %)
  • Il gruppo assicurativo francese AXA (2,525 %)
  • Caltagirone Francesco Gaetano, noto costruttore romano e suocero del leader Udc, Pierferdinando Casini (4,724 %)
  • E Unicoop Firenze Società Cooperativa (2,988 %), cioè le coop dei supermercati e ipermercati

Ergo e in conclusione, ecco la lieta novella: i soci e gli azionisti non metteranno mano al portafoglio per rafforzare la banca. Quello lo faranno (con un prestito) i contribuenti. Ma in compenso: soci e azionisti incasseranno comunque un (pur basso) dividendo. Per noi bamboccioni capaci di fare solo i conti della lavandaia e digiuni di Alta finanza: roba, questa sì, da oscar. Anzi: da Tremonti award.

P.s. Per la cronaca. E per la precisione. Il numero delle banche italiane che hanno fatto ricorso ai Tremonti bond sono finora cinque: Banco popolare (1,45 miliardi di euro); Unicredit (circa 1,5 miliardi di euro); Intesa-Sanpaolo (4 miliardi di euro); Monte dei Paschi di Siena (1,9 miliardi); Banca Popolare Milano (0,5 miliardi di euro). Per un totale che supererebbe già i 9 miliardi di euro. La somma messa a disposizione dal governo per i Tremonti bond è di 10-12 miliardi di euro.

Fonte articolo

La Casta dei giornali
Firma la petizione per dire NO al NUCLEARE.

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