03/08/09

Il Delitto Mediatico

C'è un governo. Un governo guidato da un Presidente che ha fondato un movimento politico negli anni '90, e che da allora detiene più o meno continuativamente il potere. Un governo che controlla cinque canali televisivi, privando nel contempo della concessione delle frequenze una televisione che ne aveva pieno diritto.

Questo governo ha appena presentato una proposta di legge che non ha nessun riscontro nella storia dei paesi democratici. Istituisce un nuovo reato: il delitto mediatico. Quattro anni di prigione per chiunque divulghi informazioni false, manipolate o deformate. Quattro anni di galera per quanti manipolano le notizie allo scopo di trasmettere una falsa percezione dei fatti. A stabilire se l’informazione sarà corretta o tendenziosa, legittima o manipolata; a decidere come dovranno essere letti i fatti per non essere considerati deformati sarà il governo stesso. Un fatto sarà originato da chi, in seguito, avrà anche il potere di stabilirne la corretta interpretazione. E’ l’istituzionalizzazione della censura.

Un’ultima cosa… Il governo di cui stiamo parlando non è l’Italia ma il Venezuela, e il Presidente in questione non è Silvio Berlusconi ma Hugo Chavez. Ma se il dubbio vi è venuto, allora significa che ci stiamo pericolosamente assuefacendo al peggio.

La proposta di legge sul Delitto Mediatico viene dal Procuratore Generale del Governo Luisa Ortega, dopo soli sei giorni dal suo insediamento all'Assemblea nazionale per la Massima Autorità del Ministero Pubblico, l’istituzione che in Venezuela si fa garante della legalità. Un termine, quest’ultimo, che non racchiude in sé alcuna implicita eticità, perché se il corpus giuridico di cui si fa garante è stato promulgato in difesa di uno stato di regime, allora legalità significa tutto ciò che è negli interessi di pochi a scapito di quelli dei più. Il lodo Alfano – che lodo non è –, per esempio è una cosa legale, ma incostituzionale. Così come talvolta perfino l’assenza di una norma, come quella del conflitto di interessi, rende legale ciò che è profondamente contrario agli interessi della comunità.

Ora, in Venezuela, un PM e un giudice decideranno se una notizia sarà stata data con un taglio corretto oppure tendenzioso. Nel secondo caso, si apriranno le porte del carcere. La marcia di Chavez sugli organi di informazione era in atto da tempo ed era culminata con l’oscuramento di RCTV, il canale televisivo con oltre cinquant’anni di trasmissioni alle spalle. Nel 2007 non è stata rinnovata la concessione delle frequenze, che sono state assegnate alla nuova rete pubblica governativa: TEVES, Televisora Venezolana Social.
Noi, almeno in questo, siamo all’avanguardia: abbiamo lasciato che Francesco Di Stefano vincesse le frequenze per Europa7. Certo, perché siamo un paese democratico, cosa che ci impone delle regole. Ovvero non tanto che la censura vada evitata, ma per esempio che vada abilmente dissimulata. Tuttavia le frequenze non gliele abbiamo mai date. Esattamente come Chavez, e molto prima di lui, abbiamo voluto garantire alla nostra Televisora Venezolana Social – Rete4 – di continuare indisturbata a fare propaganda di regime, insieme agli altri canali governativi che in Venezuela si chiamano Venezolana de Televisión, ANTV, Vive, Telesur e appunto Televisora Venezolana Social, mentre da noi rispondono al nome di RaiUno, RaiDue, Rete4, Canale5 e Italia1. Da loro, come da noi, un po’ di opposizione si riesce appena a fare via satellite.

Ora, con l’istituzione del Delitto Mediatico, Chavez potrebbe mettere definitivamente il guinzaglio a chiunque la pensi diversamente da lui. D’Alia, Gabriella Carlucci ed altri teorici della fine della rete sono in trepidante attesa. Ci hanno provato, qui da noi, eccome se ci hanno provato! Non è escluso che lo stesso Chavez si sia ispirato all'emendamento D’Alia, che intendeva chiudere siti web a colpi di machete su indicazione dello stesso governo per la sola ipotesi di apologia di reato.

Io, se fossi in loro, una telefonata a Luisa Ortega gliela farei. Potrebbe avere consigli preziosi.

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
La Casta dei giornali
Firma la petizione per dire NO al NUCLEARE.

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