05/08/09

Il terremoto abruzzese, le scommesse della regione e le priorità del governo


Nell'immagine è presentato il centro storico dell'Aquila. In arancione sono visibili le strade liberamente percorribili dai mezzi di trasporto, in rosso la "zona rossa", l'accesso alla quale è vietato a tutti i civili, residenti compresi. La microstriscia in verde è la porzione di centro storico percorribile.
L'apertura di quel micro-frammento urbano è stata presentata trionfalmente dalle autorità come "apertura del centro storico".
Da aggiungere alla lista delle "prese in giro" (sempre che vi sia ancora posto).

Di fronte ad alcune calamità il buon senso ci porta sempre ad una logica immediata conclusione: non era possibile prevedere.
A dispetto degli studi meticolosi, delle attività di ricerca internazionali, degli strumenti di precisione, delle tecniche sperimentali di qualche ricercatore locale, nessuno avrebbe mai potuto dire con certezza scientifica che alle 3:32 del 6 aprile la splendida città di L'Aquila sarebbe stata teatro e vittima di un sisma 6.3 gradi di magnitudo momento. E nessuno avrebbe comunque potuto conoscere i danni conseguenti.

Quasi nessuno. La Regione Abruzzo sapeva.

Non sapeva se un terremoto di questa forza avrebbe mai avuto luogo nella provincia dell'Aquila, né tantomeno poteva conoscere l'istante in cui esso si sarebbe verificato.
Ma conosceva alla perfezione le conseguenze che avrebbe provocato un tale sisma.

Nel 2003 la Regione Abruzzo di Giovanni Pace (PDL) commissionava alla Collabora Engineering S.p.A. (poi divenuta Abruzzo Engineering) un lavoro di censimento di tutti gli edifici regionali. Lo scopo, profetico, consisteva nel valutare la resistenza di tali edifici nel caso si fosse verificato un sisma.
Un lavoro notevole durato 3 anni. Nel 2006 tutti i dati erano disponibili: lista degli edifici, problematiche e carenze strutturali, dati tecnici, anni di costruzione, inteventi di ristrutturazione e costi necessari per la messa in sicurezza.
C'era di tutto di più. E tutto caricato alla perfezione sul sito del S.I.G.E.O.I.S. (Sistema Informativo per la Gestione degli Edifici e delle Opere Infrastrutturali Strategiche).
Dati letti, analizzati e studiati a fondo. E cestinati un istante dopo. Alla fine di un lavoro fatto di studi e sopralluoghi costato 5 milioni di euro ai cittadini d'Abruzzo.

La lista è impietosa: si va dal Terminal Arpa alla Prefettura, dal Municipio e dal palazzo della Provincia al Teatro e alla sede dei volontari della Protezione Civile, dall'Ospedale San Salvatore alla Casa dello Studente, dalle varie facoltà dell'ateneo universitario ai 5 asili nido regionali.
Tutti edifici rasi al suolo o terribilmente compromessi.

Poco dopo il sisma siamo rimasti tutti sconcertati nell'apprendere che un ospedale regionale, come il San Salvatore dell'Aquila, avesse subito delle profonde lesioni nonostante la certificazione anti-sisma. Tutti tranne l'ex governatore Pace, consapevole, grazie agli studi della Collabora, del fatto che per mettere realmente in sicurezza l'Ospedale dell'Aquila erano necessari 49 milioni di euro (per un edificio che ne era costati 100 e sarebbe dovuto essere già sicuro).

Per la Casa dello Studente ne sarebbero bastati 1,4.

Il 15 luglio scorso il governo varava il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2010-2013.
Da diversi anni è abitudine allegare al DPEF un allegato [PDF] sul Piano delle Infrastrutture Strategiche che il governo intende realizzare, cifra dopo cifra.

Quest'anno nell'allegato infrastrutture c'è un intero paragrafo introduttivo dedicato al terremoto abruzzese. In esso il governo espone un piano di ricostruzione per gli edifici strategici sedi di enti nazionali (Polizia, Vigili del Fuoco, Carabinieri, INPS, Guardia di Finanza e così via). Per questa piccola porzione di edifici da rimettere in piedi (i più importanti dal punto di vista "strategico" nazionale) il preventivo di spesa si assesta sui 152 milioni di euro.
Ma se confrontiamo i singoli paragrafi di spesa con i dati del Sigeois otteniamo la cifra chiara del danno (meramente economico) provocato dalla superficialità di qualche politico regionale.

Per il palazzo degli uffici di Via San Bernardino (Corte dei Conti e Ufficio Lavori Pubblici), leggermente lesionato, i costi di semplice riparazione ammontano a 4,5 milioni. Appena 4 sarebbero stati sufficienti per una messa in sicurezza definitiva.
Per la Prefettura, terribilmente lesionata, si raggiunge il culmine: 1,5 milioni di euro per la messa in sicurezza definitiva, 25 milioni il costo della sua ristrutturazione adesso.

Tutto questo senza parlare del costo più importante, che riguarda soprattutto la Casa dello Studente: quello delle vite umane. Che mai nessuna cifra potrà riportare in vita.

L'allegato al PDEF ci illumina anche su un'altra questione, ben più importante in questo momento: le priorità di ricostruzione del governo.
Abbiamo già avuto un anticipo sulle intenzioni di esecutivo e maggioranza in questi giorni, dai fondi per la ricostruzione spalmati in 23 anni alle tasse ancora in vigore per gennaio prossimo. Grazie al DPEF scopriamo le carte con chiarezza.

Un confronto è d'obbligo più di qualunque altro: quello tra la ricostruzione abruzzese ed il Ponte sullo Stretto.
Per quest'ultimo il CIPE (comitato interministeriale) ha già deliberato il costo di 4,7 miliardi di euro (con 6 miliardi di euro di fabbisogno ancora da reperire), per la ricostruzione delle strutture strategiche abruzzesi impiega 408 milioni.
Fin qui tutto regolare, finché non andiamo a leggere le ripartizioni anno per anno.
Per il Ponte nel 2010 saranno resi disponibili 130 milioni. 120 invece quelli disponibili per L'Aquila. Ancora meglio nel 2011 quando l'Impregilo potrà godere di ulteriori 390 milioni, mentre le strutture fondamentali della città abruzzese dovranno accontentarsi di 160.

L'Aquila otterrà 408 milioni per le infrastrutture-chiave in 4 anni. L'Impregilo ne otterrà 520 in 2.

Ora non resta che spiegare agli aquilani che la soluzione per avere tutto e subito è costruire il Ponte sul Gran Sasso.

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
La Casta dei giornali
Firma la petizione per dire NO al NUCLEARE.

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