20/10/09

bLum-bLum - Le Pillole rosse del 20/10/2009


  1. “Cnooc Is in Talks for Leases in U.S. Gulf”, Wall Street Journal. Repetita non semper iuvant. Ma tant’è. I mesi passano. E le cose non cambiano. Ovvero: l’economia cinese continua a tirare come una locomotiva. Quella del ricco(?) Occidente, proprio no. Risultato: Pechino - potendoselo permettere - sta facendo uno “shopping” spietato (di aziende e materie prime, all’estero). Ultimo colpaccio: il tentativo di mettere le mani su alcuni giacimenti di petrolio nel golfo del Messico. Secondo un articolo pubblicato ieri dal “Wall Street Journal”, infatti: la Cnooc - la China national offshore oil corporation; insomma: la terza (in dimensioni) compagnia petrolifera cinese - starebbe trattando con la norvegese StatoilHydro. Obiettivo: mettere le mani su alcuni pozzi petroliferi messicani. Difficile dire come andrà a finire. Anche perchè (e come ricorda sempre il Wall Street Journal): già in passato, Cnooc aveva cercato di sbarcare nelle Americhe, offrendo 18,5 miliardi di dollari per comprare la compagnia petrolifera californiana Unocal. Ma l’affare era saltato (per ragioni più che altro politiche; tradotto: gli Usa non vedevano di buon occhio l’ingresso della Cina nel cortile di casa e in un settore per di più strategico). Si vedrà, dunque. Ma nell’attesa, Cnooc ha di che consolarsi. Grazie agli arabi. Oggi - in virtù di un accordo firmato a giugno - la compagnia ha ricevuto (via nave) la prima maxi-fornitura di gas liquido dal Qatar. La prima di una lunga serie. Destinata a durare per 25 anni.
  2. “China and Kenya in infrastructure talks”, Financial Times. Non solo Messico. E non solo petrolio. Pechino - settimana scorsa - ha iniziato una trattativa con il governo del Kenya per costruire un nuovo porto nell’area turistica di Lamu. E per realizzare strade che colleghino lo Stato africano con i vicini Etiopia e Sudan. Casualmente: sempre Cnooc - entro la fine del mese - dovrebbe iniziare alcuni sondaggi per cercare petrolio proprio nel nord del Kenya. E ancora. Il China international fund - secondo il “Financial Times” - starebbe per concludere un altro accordo con un altro Stato africano, la Guinea. Che è il più grande esportatore di bauxite al mondo (e ha anche ingenti riserve di oro, diamanti, ferro e uranio). La Guinea riceverebbe 7 miliardi di dollari di investimenti cinesi. Contraccambio: tanto per (non) cambiare, Sinopec - altra compagnia petrolifera di Pechino - potrà esplorare i giacimenti offshore di oro nero della Guinea.
  3. “Ora Pechino trascina il mercato dell’auto”, La Stampa. Ma da dove nasce tutta questa sete di petrolio? Domanda semplice. Che ha più risposte. E tutte piuttosto complesse. Ma tra le altre cose, val la pena prestare attenzione a un piccolo dettaglio. Come ha scritto ieri il quotidiano torinese “La Stampa” (chiaramente nelle solita sezione economia, lontano da titoloni e prime pagine): il 2009 passerà senz’altro alla Storia del mercato automobilistico. Quest’anno, infatti, la Cina dovrebbe diventare il primo mercato di autoveicoli al mondo, superando gli Stati Uniti. Nei primi nove mesi dell’anno, negli States, si sono venduti poco meno di 8 milioni di veicoli (per la precisione: 7,85 milioni). A Pechino e dintorni, invece, 9,66 milioni. Con un aumento di vendite - rispetto all’anno scorso - da capogiro (+90,2% ad agosto, rispetto allo stesso mese del 2008; e +83,6% a settembre, sempre rispetto allo stesso mese del 2008). Un’ultima considerazione, dunque: ma non è che dietro il cambio di rotta di Washington sul fronte tecnologie verdi (che quando c’era Bush erano inutili o quasi; e ora nell’era Obama, sono diventate indispensabili); dicevamo: non è che dietro questo cambio di rotta, c’è (anche) il timore che se la Cina decidesse di fare davvero “bLum-bLum”, il prezzo del petrolio farebbe un bel supeL-boom?
Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
La Casta dei giornali
Firma la petizione per dire NO al NUCLEARE.

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