22/10/09

EMERGENZA RIFIUTI SPA: COME FUNZIONA IL BUSINESS DI MAFIA E POLITICA

"Emergenza rifiuti SPA" (ed. Castelvecchi) di Sabina Morandi - particolare della copertina

Emergenza rifiuti SPA(ed. Castelvecchi) di Sabina Morandi – particolare della copertina

“In Italia un sistema di potere che ha interesse a soffiare sul fuoco dell’emergenza perché è capace di trasformare le crisi in profitto. Ed è un sistema trasversale alla politica, tant’è vero che i decreti favorevoli ai signori della “munnezza” sono stati firmati dai governi di centrosinistra come da quelli di centrodestra, compiacenti entrambi nel chiudere un occhio quando non addirittura nel truccare le carte.”

Nell’estate 2008 i giornali e le televisioni si lanciarono all’unisono sulla polpetta avvelenata dei cassonetti in fiamme a Napoli, ravvivando un agosto di cronaca un po’ depressa a causa della crisi economica. Da qualche settimana a Palermo sembra ripetersi il copione: da una parte i buoni (i poliziotti, il governo e le sue promesse), dall’altra i cattivi (i cittadini esasperati che danno fuoco alla spazzatura accumulata in strada). Ma è proprio così?

In Emergenza rifiuti Spa (Castelvecchi) Sabina Morandi, giornalista scientifica, esperta di biotecnologie e ambiente, solleva il velo della scomoda questione con un’inchiesta approfondita e battagliera. Nel titolo del libro è riassunto il concetto chiave: c’è in Italia un sistema di potere che ha interesse a soffiare sul fuoco dell’emergenza perché è capace di trasformare le crisi in profitto. Ed è un sistema trasversale alla politica, tant’è vero che i decreti favorevoli ai signori della “munnezza” sono stati firmati dai governi di centrosinistra come da quelli di centrodestra, compiacenti entrambi nel chiudere un occhio quando non addirittura nel truccare le carte. Lungo le pagine scorrono nomi e cognomi, poi riuniti in un’appendice finale: i commissari speciali chiamati a gestire l’emergenza dal 1994 a oggi, i clan camorristici coinvolti, i tanti funzionari, imprenditori, politici sotto processo o condannati dalla magistratura. L’elenco fa impressione.

La Morandi smonta la propaganda costruita sul fatto che l’emergenza sia solo campana. Se c’è un dato “misurabile” e tutto sommato stabile è proprio la quantità pro capite di rifiuti prodotti. Se si conosce quel dato, allora perché l’emergenza, perché c’erano (ci sono, ci saranno?) le strade colme di spazzatura? Perché le discariche sono piene di rifiuti industriali, provenienti per lo più dal nord ma non solo (l’eco-mafia è ormai un affare internazionale). La vera emergenza è quella sanitaria e ambientale.

Già nel 2004 un’inchiesta della rivista inglese Lancet certificò che nelle aree campane prossime agli inceneritori si riscontrava una percentuale di tumori e malformazioni congenite assai superiore che nel resto d’Europa – situazione oggi confermata da un analogo studio italiano. L’inquinamento dei suoli di uno dei territori più fertili della penisola è una piaga ambientale cui si accompagna il disastro agricolo ed economico. In altre parole, la Campania rischia di essere inghiottita in un buco nero di cui i campani (gli appiccatori di fuochi) non sono ovviamente che le vittime.

Il capitolo dedicato alla truffa dei Cip 6 chiarisce bene l’origine della lucrosa opzione: quando esattamente l’incenerimento dei rifiuti – già rigettata come pratica obsoleta costosa e inquinante dai paesi più avanzati – si è trasformata in un’attività redditizia per “società per azioni” in odor di camorra? Nel 1992, quando il Comitato Interministeriale Prezzi (Cip) adottò un provvedimento a seguito di una legge europea che stabiliva incentivi per le aziende che avessero prodotto energia elettrica derivata da fonti rinnovabili. Solo che al momento dell’approvazione in Italia fu aggiunta alla categoria fonti rinnovabili la parolina chiave “ed assimilate”: et voilà, in un baleno furono “assimilati” rifiuti di ogni tipo, compresi i mucchi di spazzatura compressa noti con il tautologico nome di ecoballe, di cui la Campania rigurgita.

Naturalmente gli incentivi sono finanziati dai contribuenti, con un sovrapprezzo del 6 per cento sulla bolletta di energia elettrica.

Una montagna di balle è anche il titolo di un documentario-inchiesta presentato recentemente a Torino nel corso dell’undicesima edizione di Cinemambiente, voce narrante Ascanio Celestini. Dal boicottaggio della raccolta differenziata all’appropriazione di fondi pubblici da parte di aziende inadempienti, alla collusione tra istituzioni ed eco-mafie, il film ricalca la tesi del libro: vivere in emergenza per accumulare profitti. A carico della comunità, il saldo del “più grande disastro ecologico dell’Europa occidentale”.

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
La Casta dei giornali
Firma la petizione per dire NO al NUCLEARE.

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