14/11/09

Quei noiosi saputelli dei catastrofisti


La frase “io te lo avevo detto” viene spesso pronunciata con una specie di sinistra rivalsa nel tono. Io ti avevo avvisato, tu non mi hai dato ascolto e, ora, peggio per te. Intanto, io ti guardo si offrire e mi frego le mani per quanto sono bravo e per la gioia di essere in qualche modo vendicato dai fatti.

Ecco, questo è uno degli atteggiamenti che non riesco a sopportare perché significa che quell’avvertimento non usciva per il bene di colui al quale era indirizzato ma solo la soddisfazione di chi lo aveva lanciato.

E, allora, non dirò “io te lo avevo detto” riferendomi a qualcosa che, per la cronaca, risale a tanto tempo fa, quando ufficialmente non c’era alcun rischio, quando erano i catastrofisti quelli che lanciavano oscuri oracoli di morte e quando la disgrazia era altra ed era già chiusa. Facciamo finta che io non lo avessi detto.

Allora sarebbe bastato rifarsi alla scienza conosciuta da sempre e, addirittura, al più comune buon senso. Invece, rassicurati dalle Autorità con la a maiuscola, a quello che oggi è Ground Zero sono accorsi tutti, dai soccorritori di nessuno alle dame di carità, dai giornalisti ai semplici curiosi.

Già pochissimi anni dopo i malati di quelle che oggi si chiamano nanopatologie erano un numero sconosciuto ma, comunque, enorme e, con molte probabilità, non poche malattie di quella sorta non sono mai state collegate alla loro origine reale. Vedi, tra le altre, il diabete.

Insomma, ci si sveglia e si scopre che quel miliardo e ottocento milioni di tonnellate di polveri sottilissime uccidono a distanza di anni. Chi ne ha voglia, legga http://www.guardian.co.uk/world/2009/nov/11/cancer-new-york-rescuers e si faccia un’opinione.

Già: i catastrofisti. Quando brucia una fabbrica di plastica, quando un’azienda versa veleni nel mare, in un lago o in un fiume, quando i rifiuti tossici vengono sparsi nelle campagne, quando accade uno degl’infiniti incidenti in una centrale nucleare o in un inceneritore questi menagramo strepitano rovinandoci la giornata. Invece non è successo niente, parola delle Autorità con il nome da scrivere sempre con l’a maiuscola. Delle Autorità ci dobbiamo fidare. Noi dobbiamo pensare allo sviluppo, ai posti di lavoro, all’immondizia da far sparire perché mica vogliamo finire come quegli schifosi napoletani… Questo è il progresso vero, quello cantato cent’anni fa dai futuristi. Un trionfo di camini fumanti, di acque schiumanti, di polveri che rendono sempre più spettacolari i tramonti.

Nessuno vuole restare indietro, e se a Torino il magistrato ignora saggiamente che le nanoparticelle innescano malattie come riportato addirittura nel Decreto del Presidente della Repubblica n. 37 del 3 marzo 2009 (http://www.laprevidenza.it/news/documenti/dpr_37_2009_uranio_impoverito/3494), archiviando con ciò la capricciosa protesta di un cittadino per la costruzione dell’ennesimo inceneritore, in periferia non si dorme di certo. A Nonantola, paese alle porte di Modena dove io, al culmine della mia luminosa parabola politica, sono consigliere comunale, la giunta ha approvato a suon di burocrazia la conversione di un quartiere che ora ospita depositi agro-alimentari in zona industriale. Ad alzare in approvazione la mano per questo che ai catastrofisti parrebbe un insulto verso una cittadinanza già tormentata dalle ricadute del vicinissimo inceneritore di Modena giusto giusto raddoppiato e da un altro quartiere industriale da cui escono inquinanti che le Autorità (ripeto la maiuscola) ignorano in maniera quasi eroica ci sono giovani, un paio di personaggi che in campagna elettorale sono stati impacchettati, certo con grande sense of humour, come ambientalisti e perfino una signora in gravidanza. Lungi da me, pur essendo un catastrofista confesso, giudicare una decisione presa in democratica maggioranza da persone che, certamente, hanno studiato la questione con cura e in forza delle loro indubbie conoscenze scientifiche. In scienza e coscienza, insomma. E lungi da me giudicare la futura mamma che, con molte probabilità, sta preparando una vita di prosperità per il bambino che verrà e che godrà dei vantaggi di disporre di nuovi posti di lavoro. Sono io chi sbaglia.

Il problema sarà solo quando qualcuno dirà che io l’avevo detto.

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
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