22/12/09

Basta ipocrisia e demagogia (opportunistica) sui beni confiscati e le mafie

Speciale sui beni confiscati... facciamo chiarezza
Ma è proprio vero che in Italia i beni confiscati li si vuole regalare alle mafie, attraverso le aste? No! Quella in corso è l'ennesima mistificazione dei fatti che guarda ad interessi particolari ed usa l'alibi della mafia per non affrontare la realtà.

I sequestri sono aumentati in questi ultimi mesi per il lavoro dei magistrati ed il lavoro meticoloso di DIA, GICO e SCO, che hanno potuto utilizzare le modifiche legislative approvate dal Parlamento e fortemente attese (separazione tra le misure patrimoniali e personali, inversione dell'onere della prova e garanzia che se i ben ritornano ai titolari si può annullare tutto, i beni di chi muore non vanno più agli eredi ma vengono confiscati), che permettono interventi "preventivi" di indiscutibile efficacia.

Ma in Italia i fatti non contano, contano le mistificazioni dell'una e dell'altra parte ed è così che si è in una rincorsa sfrenata ed irresponsabile a chi "la spara più grossa". Il fatto che tutto questo non aiuti un'azione efficace di lotta al potere mafioso non interessa a nessuno, nemmeno a quelli che fanno i cortei ed i proclami antimafia...
In Italia non ci sono praticamente condanne per riciclaggio. Dal 1996 ad oggi la Cassazione ha emesso solo 30 sentenze di condanna per riciclaggio. Questo perché la legge non funziona (ad esempio un trafficante di droga non viene imputato per il riciclaggio, bensì per reati con pene minori come quelli per i traffici di droga). Inoltre gli obblighi alla segnalazione dei movimenti e delle operazioni sospette non li rispetta praticamente nessuno. Avvocati, Commercialisti, Notai se ne fottono, le Banche e gli istituti finanziari pure. Le indagini sono lente e ostacolate da reti di complicità profonde. Solo recentemente le segnalazioni delle banche sono lievemente aumentata nel Nord, ad esempio a Milano, e ciò, attenzione, è testimonianza della presenza sempre più forte delle organizzazioni mafiose.

L'aggressione all'economia legale sono dirompenti e le infiltrazioni negli appalti pubblici, nei sub-appalti, nelle forniture dilagano nel centro-nord. Ed invece la politica continua a mostrarci le mafie come problema di "ordine pubblico".

I sequestri e le confische sono di "briciole" rispetto ai liquidi ed al patrimonio consolidato delle mafie (che gli permettono di corrompere e comprare senza usare pallottole). Ed anziché potenziare i controlli si è approvato lo "Scudo Fiscale" che vanifica gli effetti della legislazione sulle confische varate in questa Legislatura.

Il fatto è questo: in Italia la mafia serve. Serve perché è la più grande spa del Paese, anzi per essere più precisi è la più potente holding criminale planetaria. In Italia la mafia non la vogliono sconfiggere. Serve perché finanziare con la corruzione la politica e serve perché è un alibi.

Se guardiamo con attenzione alla questione dei sequestri e delle confische, sino al riutilizzo dei beni così come disposto dalla Legge Rognoni - La Torre, scopriamo che questa è la verità, per l'una e per l'altra parte.

Ad oggi in buona parte delle Procure e dei Tribunali non vi sono nuclei specializzati per le procedure di "prevenzione". I mezzi a disposizione dei reparti investigativi e operativi dello Stato sono sempre meno. Dopo quasi un decennio si sono approvate norme come l'inversione dell'onere dalla prova e si è scollegata la misura preventiva patrimoniale da quella personale. Ma siamo indietro, appunto, di almeno un decennio.

La Legge Rognoni - La Torre è ormai obsoleta. Lo dicono i dati che testimoniano che grandissima parte dei beni confiscati vengono abbandonati. Magari sono anche destinati sulla "carta" ma in realtà non vengono assegnati e utilizzati. Altro che "a fini sociali"!

Questi e buona parte di quei pochi che vengono assegnati sono un costo sociale, stanno in piedi con soldi pubblici, gli stessi soldi pubblici che mancano ai reparti investigativi.

Anche per quanto riguarda i beni confiscati destinati alle funzioni dello Stato, come quelli, ad esempio, volti ad ospitare Caserme o Comandi delle Forze dell'Ordine. Anche qui si arriva in molteplici occasioni, come nel caso di Gioia Tauro, alla conclusione che questi non possono essere utilizzati perché mancano i soldi per ristrutturarli. In parallelo vengono però spesi consistenti fondi pubblici per custodire in magazzini e capannoni i beni confiscati non immobili, come ad esempio imbarcazioni ed auto. (Mentre ai reparti investigativi mancano le risorse per svolgere il proprio lavoro ed ai nuclei della Catturandi i soldi per benzina e straordinario!).

Ma c'è di più. I beni confiscati sono spesso divenuti uno strumento per consolidare monopoli e gestioni clientelari ben lontani dallo spirito della Legge Rognoni - La Torre. Infatti se le gestioni dei beni confiscati non sono di effettiva utilità sociale, così come se quei beni sono abbandonati, l'effetto sulla comunità non c'è! Inoltre sono molteplici i beni confiscati che già oggi, nel silenzio di urla allo scandalo per la proposta di vendere i beni, vengono venduti all'asta, dalle banche, che lo possono fare senza alcun controllo.

Ecco perché, sulla base dei fatti, dei dati, e non di opinioni o interessi di parte, si deve dire con chiarezza che i beni confiscati possono essere venduti e che bisogna regolamentare e garantire una corretta gestione. Non ci si deve inventare niente. In America lo fanno già e le mafie non osano nemmeno pensare di ricomprarseli.

Ma in Italia queste cose non si dicono, si parla per sentito dire, ci si esprime con la pancia, si propongono carrozzoni, come l'Agenzia all'italiana e non invece ad una struttura snella ed efficace come la Marshals Service degli Usa, che vendendo i beni alimenta gli incentivi a chi lavora nell'agenzia e segue i sequestri e le confische. O forse è per questo che non si più fare... visto che in Italia a chi fa i sequestri e le confische, come a chi da la caccia ai latitanti, non si pagano incentivi e nemmeno lo straordinario, la benzina ed i mezzi necessari per aggredire il patrimonio delle mafie (che non sono più quelle contadine, ma radicate nella finanza).

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
Porta la sporta

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