07/12/09

Frecce Rosse e proteste Viola


Il 5 dicembre è stato senza dubbio un sabato a tinte forti, a fare da contrasto con i cieli bigiognoli dell’autunno inoltrato.

A Torino alla presenza dei giornalisti e di qualche centinaio di contestatori, equamente distribuiti fra NO TAV e pendolari, è stato inaugurato per l’ennesima volta il “mitico” treno Frecciarossa che correrà sulla linea ad alta velocità Torino – Milano – Roma – Napoli. Di gran lunga l'opera più importante che la mafia abbia mai costruito in Italia, prelevando direttamente dalle tasche dei cittadini, dei loro figli e dei loro nipoti decine e decine di miliardi di euro che peseranno come un macigno sul futuro di noi tutti.

A Roma alla presenza dei giornalisti, ma senza la diretta TV pretesa da Antonio Di Pietro, è sfilato il corteo del NO B Day colorato di viola. Alcune centinaia di migliaia di persone (un milione secondo gli organizzatori, 90.000 secondo la questura) che hanno manifestato per chiedere le dimissioni di Berlusconi e dire no alla mafia.

A Torino insieme al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi erano presenti, oltre a Mauro Moretti ad delle Ferrovie, Innocenzo Cipolletta presidente delle stesse, John Elkan e Salvatore Ligresti, i rappresentanti politici di metà dei partiti che hanno consentito alla mafia di mettere in cantiere la grande truffa dell’alta velocità italiana.

A Roma sfilavano, insieme ad una moltitudine di giovani e meno giovani senza appartenenza partitica, molti dei rappresentanti e dei sostenitori dell’altra metà di quei partiti che hanno finanziato e portato avanti il sistema TAV, garantendo alla mafia 18 anni di profitti illeciti.
Un movimento, quello viola, troppo cucito addosso alla persona di Antonio Di Pietro, per potersi presentare in maniera credibile come risultato dello spontaneismo nato all’interno della rete.
Una piazza, quella viola, troppo infarcita di bandiere dei partiti di opposizione (IDV, Rifondazione Comunista, Sinistra e Libertà, PD, L’Unità) per dare la sensazione di trovarci veramente di fronte a qualcosa di nuovo e non ad una semplice manifestazione contro Berlusconi, portata avanti nell’interesse di chi vorrebbe prendere il suo posto.

Sarebbe stato bello se a Torino, anziché qualche centinaio di persone, ci fossero stati centinaia di migliaia di quei manifestanti che sono scesi in piazza a Roma. Colorati come volete voi, o meglio ancora multicolore, che le rivoluzioni colorate evocano brutti ricordi. Senza bandiere di partito, vessilli o parrocchie, ma armati d’idee e voglia di cambiare veramente qualcosa in questo disgraziato paese. Pronti a chiedere le dimissioni di Berlusconi, ma anche di Bersani, di Di Pietro, di Casini, di Bossi, di Fini, di Ferrero, di Nichi Vendola e di tutta la consorteria dei partiti politici che hanno contribuito a creare la truffa del TAV, foraggiando la mafia e spingendo l’Italia sempre più in basso.
Ecco, allora forse si sarebbe potuto parlare veramente di qualcosa di nuovo, di spontaneo, di fresco, a prescindere da quanto la rete avesse contribuito alla riuscita della manifestazione.
Già, sarebbe stato bello, ma è forte l’impressione che in Italia appena si tenta di uscire dai luoghi comuni delle manifestazioni pro o contro Berlusconi, si finisca per ritrovarsi nel nulla assoluto. Anziché affrontare i problemi reali del paese per quello che sono è sempre più facile focalizzarsi esclusivamente su di lui.
Indicandolo come l’incarnazione o la soluzione del problema, a seconda dell’appartenenza politica che ci è propria e del vessillo che ci ostiniamo a sventolare, anche quando dovremmo sventolare solo il buon senso e la voglia di cambiare veramente pagina.

di Marco Cedolin

Fonte articolo

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