22/01/10

Il processo (per il) breve spiegato a prova di berluscones

Ieri il Senato ha approvato il disegno di legge 1880: “Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi…” ovvero quello che tutti conoscono come processo breve, chiamato così per ricordare il cittadino che per primo proverà i benefici della legge qualora anche la Camera votasse a favore. Quello che prevede il ddl è molto semplice: porre un limite di tempo a ogni grado di giudizio di un processo (primo grado, appello e cassazione) affinché il cittadino accusato possa sapere fin dall’inizio il tempo massimo entro il quale sarà condannato o assolto. I limiti di tempo variano secondo il reato e il grado di giudizio. Fino a questo punto tutto è semplice e chiaro. La legge, come predicano i berluscones più convinti, servirebbe soprattutto a evidenziare quei magistrati assenteisti e fannulloni che Brunetta attacca e ad accorciare i tempi della giustizia.

Credo sia una legge buona quanto inutile perché se la magistratura avesse le risorse che continua a chiedere ma che non le vengono concesse riuscirebbe a garantire il risultato che il governo vuole imporle senza il bisogno di una legge specifica.

Forse un piccolo e semplice esempio, a prova di berluscones, servirà per chiarire le idee al lettore che frastornato dalla tv e dai giornali di regime non riesce a capire che c’è di male nel processo breve visto che tutti vorrebbero fosse tale, tanto l’accusato quanto la vittima.

C’è un postino che lavora per un’azienda di spedizioni che ritira e consegna solamente a Roma e provincia. Questo ha a disposizione una bicicletta per le consegne dei pacchi ma non ha una scadenza entro cui la merce deve essere consegnata, può metterci un giorno oppure due, dipende ovviamente quanto distante è il destinatario. Il datore di lavoro, stanco delle continue lamentele dei clienti che non sanno mai quando riceveranno la merce, spesso dopo alcuni giorni dalla spedizione, decide di fare una regola che possa soddisfare i clienti. L’azienda decide che i pacchi devono essere consegnati entro 24 ore dalla spedizione altrimenti il postino non riceverà alcun compenso per il lavoro svolto. Il postino allora, che sa benissimo essere impossibile consegnare in così poco tempo su un territorio talmente vasto, chiede all’azienda di poter avere almeno uno scooter anziché una bicicletta. L’azienda dice di no alla richiesta, sostenendo che se non consegna i pacchi nel tempo stabilito è colpa della sua inefficienza non del fatto che in una giornata non riesce a fare in bicicletta tutti i chilometri necessari per effettuare le consegne. Il postino è quindi di fronte all’evidenza che sarà impossibile fare bene il suo lavoro, che molti pacchi saranno consegnati in ritardo e quindi non riceverà alcun compenso, non perché sia un lazzarone ma semplicemente perché non ha le risorse per farlo. Infine l’azienda aggiunge che questo vale per tutte le consegne già in corso.

Ecco il postino è la magistratura, l’azienda è il governo e la regola della consegna entro le 24 ore è il ddl sul processo breve; ma perché l’azienda decide che la regola vale anche per tutte le consegne già in corso? Beh questo, che può sembrare solamente un particolare senza senso, è invece il motivo principale anzi forse l’unico per cui stanno facendo tutto questo casino. Non basterebbe forse che l’azienda desse uno scooter o ancora meglio un automezzo al postino perché le consegne venissero automaticamente fatte entro le 24 ore, senza bisogno di alcuna nuova regola? Sì, basterebbe questo in un paese in cui non esistesse l’incognita B.

Nel nostro paese invece l’incognita B. c’è e ha due processi in corso che verrebbero cancellati non tanto dalla legge in sé ma da quel particolare, che a prima vista sembra senza senso, che è la retroattività della legge. Il problema della lentezza dei processi si risolve rendendo la magistratura efficiente, affidandole i mezzi necessari e riformandola adeguatamente come molti magistrati da tempo suggeriscono. Con una magistratura efficiente però l’incognita B. ora sarebbe in una cella di un qualsiasi carcere d’Italia, non a Palazzo Grazioli. Ma il nostro paese, pieno di servi da far vomitare, ama a tal punto il proprio padrone che è pronto a risolvere i suoi due problemi aggravando maggiormente il problema di tutti gli altri cittadini. Siamo un popolo perverso, un popolo sado-democratico.

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1 commento:

  1. Bell'articolo, chiaro e limpido come l'acqua... Non dimentichiamoci tutti i processi che verranno affossati da questa legge: crack Cirio e Parmalat, processo Eternit, eccetera eccetera eccetera...

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