05/01/10

Il trionfo annunciato di Francesco Boccia e dell'asse "inciucista" D'Alema-Casini-Di Pietro




Era il 15 settembre 2009 quando su questo blog prendeva vita l'articolo "L'oro blu della Puglia".
Il post, a metà tra inchiesta e supposizione, partendo dal resoconto storico della travagliata vicenda dell'Acquedotto Pugliese (AQP), delineava la nascita di un duplice fronte fratricida interno al centrosinistra, diviso tra vendoliani e antivendoliani, tra pubblicizzatori e privatizzatori, con una vasta partecipazione di pedine inconsapevoli, in un momento della politica in cui nulla lasciava presagire il clima attuale da "fratelli coltelli".
Il pronostico affondava le radici su dati di fatto storici: dal via alla privatizzazione dell'acquedotto dato da Antonio Di Pietro in qualità di ministro nel 1996 ai tentativi di vendita ad ENEL da parte di D'Alema tra il 1998 ed il 2000, dalle convergenze tra D'Alema e UDC nella romana ACEA (principale candidato all'acquisto di AQP) fino alle recenti diatribe interne alla giunta Vendola.

L'intera vicenda, a dispetto delle probabilità e del buon senso, ha seguito fedelmente i pronostici e così, oggi, troviamo di fronte ai nostri occhi uno scontro epico per nulla scontato tra vendoliani, sinistre, franceschiniani e mariniani da una parte e dalemiani, UDC, ex-aennini e dipietristi dall'altra, in questa inedita e trasversale "contrapposizione armata".
E, con essa, assistiamo alla nomina dall'alto del nuovo potenziale candidato governatore del PD per la regione Puglia: il lettiano Francesco Boccia, lo stesso che "L'oro blu della Puglia" indicava come candidato antivendoliano più di tre mesi fa.

Un solo errore di valutazione scalfisce l'esattezza del pronostico: l'erronea collocazione del sindaco di Bari Michele Emiliano nel fronte "vendoliano".

Candidato indipendente per la segreteria regionale del PD, Emiliano sfidò il favorito (poi risultato vincitore) Sergio Blasi ad una gara di "vendolismo" per l'intera campagna elettorale.
Il bottino di voti raccolto dai due competitor all'assise democratica ammonta all'80% delle preferenze. Questo monte-voti di sostegno indiretto al governatore uscente diventa, con il passare dei giorni e svariati capovolgimenti di fronte, una maggioranza bulgara che punta tutto al cambio di guida, all'estromissione del portavoce di Sinistra Ecologia Libertà dal ruolo di governatore e alla costruzione di un'alleanza elettorale a partire dall'inedita coppia di alleati-amici IDV-UDC.

Il 20 novembre il Presidente uscente, Nichi Vendola, ufficializza la propria ricandidatura alla guida della regione, incassando l'endorsement di Rifondazione Comunista, Verdi, Socialisti e mariniani del PD. Appena 3 giorni più tardi il PD pugliese in una nota ufficiale appoggia la candidatura del leader di SEL. Michele Emiliano ribadisce ancora una volta che "Vendola è l'unica candidatura possibile per il centrosinistra".
Il 28 novembre il "parlamentino" pugliese del PD si riunisce per esprimere una posizione definitiva sulla questione delle candidature. Al timone non c'è il segretario regionale Blasi e nemmeno il neo-Presidente Emiliano. A dettare la linea del PD è un semplice iscritto senza alcun titolo apparente per farlo: Massimo D'Alema.
La posizione centrale nel tavolo sul palco, la durata dell'intervento e le parole utilizzate per disintegrare all'istante l'appoggio fino ad allora garantito dall'intero partito al governatore uscente, lasciano ben intendere quale sia il nome del reale reggente del Partito Democratico.

In un attimo la posizione del PD cambia: l'appoggio incondizionato a Vendola si trasforma in un'ufficiale richiesta di ritiro. L'obiettivo si chiama UDC. L'esecutore prescelto Michele Emiliano.
Per qualcuno, la via privata verso l'acqua comincia a prendere vita. Per qualcun'altro, lo scambio Vendola-UDC è la scelta obbligata per la vittoria.

Assieme a quella del PD, cambia la posizione di Emiliano stesso. Le parole "fratello", "candidato naturale" e "sostegno" cambiano repentinamente. Vendola diventa "il selezionatore di assessori sbagliati", "un traditore", un "politicante senza mestiere".
L'uomo che negava ogni personale intenzione di candidarsi ("non sono disponibile a candidarmi a Presidente della Regione", "se mi candidassi sareste autorizzati a sputarmi in un occhio" e "non capisco perché debba andarmi a ficcare in una guerra civile con Vendola"), si rende improvvisamente disponibile, anche a costo di abbandonare l'incarico di sindaco al quale i cittadini baresi lo avevano eletto appena 5 mesi prima. Prima in cambio di un propedeutico assenso di Vendola, poi anche "contro" Vendola, salvo poi ritirarla nel momento in cui verifica il largo dissenso sulla sua candidatura all'interno dello stesso PD.
Infine, finisce per accettare l'ipotesi di elezioni primarie in cambio di una legge ad personam che gli consenta di mantenere la carica di sindaco a Bari in caso di sconfitta, per poi ritirarsi nuovamente e chiedere al PD un terzo nome da concordare con l'UDC e l'IDV.

Un nome, Francesco Boccia, che questo blog annunciava con qualche mese di anticipo rispetto all'ufficializzazione avvenuta a porte chiuse nella serata di ieri.

Un ruolo chiave nella vicenda, in una posizione di totale anomalia rispetto alle posizioni nazionali, lo ricopre l'Italia dei Valori, coordinata in Puglia dall'onorevole Pierfelice Zazzera. Le richieste del luogotenente di Di Pietro per un'alleanza con il PD sono essenzialmente due: rimozione di Nichi Vendola ed ingresso nella coalizione di UDC e Io Sud (il movimento dell'ex AN Adriana Poli Bortone).
Nessuna pregiudiziale sul problema degli esponenti PD indagati (per i quali Zazzera attribuisce la quasi esclusiva responsabilità politica all'esponente di SEL), sull'acqua pubblica o sul rifiuto del nucleare.

E' proprio sul tema acqua che esplode l'anomalia dell'IDV pugliese, intenta nel mese di agosto a punzecchiare Vendola per i tentativi di apertura all'UDC (visti come anticamera alla privatizzazione di AQP) e a criticarlo appena 30 giorni dopo per la mancata realizzazione delle aperture ai "centristi privatizzatori".

D'altronde la forte vicinanza alla componente dalemiana del PD, all'UDC di Casini e ai transfughi del PDL da parte dell'IDV pugliese ha origini relativamente antiche, cementatesi durante gli ultimi anni di legislatura regionale, in questo ruolo invariato a metà tra l'appoggio esterno e la dura contestazione, come dimostrano le dichiarazioni autunnali di Pierfelice Zazzera, quelle invernali e i recentissimi incontri pre-elettorali datati dicembre 2009.

Massimo D'Alema e il suo "uomo a L'Avana" Francesco Boccia non hanno mai fatto mistero della propria predilezione per la privatizzazione dell'acquedotto pugliese (ultima nell'ordine la critica presa di posizione contro la scelta del governo Vendola di trasformare l'AQP SpA in ente pubblico, dichiarare l'acqua "bene comune" e impugnare davanti alla Corte Costituzionale la recente legge Ronchi sulla privatizzazione dei servizi idrici locali), gli interessi di Casini e del suocero Caltagirone sull'AQP sono ben noti, così come la storica critica allo statalismo idrico del governatore Vendola da parte di Adriana Poli Bortone (Io Sud).

Ciò che resta nell'ignoto è il ruolo dell'ultimo elemento del quartetto: l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e Pierfelice Zazzera. La famosa "pedina inconsapevole"?

Fonte articolo

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