24/01/10

Totò Cuffaro


Tribunale di Palermo nov. 2009, incontro con Totò Cuffaro

Il senatore dell’Udc Totò Cuffaro è stato condannato in appello a 7 anni di carcere dal tribunale di Palermo per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, nel processo “Talpe alla Dda”. In primo grado, giusto due anni fa, Cuffaro fu condannato a 5 anni per favoreggiamento semplice. Festeggiò la sentenza con cannoli e brindisi. Aveva fatto avvertire l’indagato per mafia Giuseppe Guttadauro che in casa sua erano state piazzate delle cimici alla vigilia della campagna elettorale siciliana, nel 2001.

Ora la posizione del senatore “vasa-vasa” difeso dall’avvocato Mino Mormino (che difende anche Marcello Dell’Utri) si è aggravata. Ha infatti deciso di dimettersi da ogni incarico nell’Udc, ma - e qui sta il trucco - non dal Senato! Dentro il quale Totò Cuffaro continuerà a votare le leggi in qualche gruppo misto pur essendo interdetto dai pubblici uffici. Roba da telegiornali interi e da satira feroce.
Invece niente. In Italia il senatore ex autista dei deputati Mannino e La Loggia, potrà scontare la sua pena a Palazzo Madama proprio dove si fanno le leggi ad personam e ad mafiam, sostenuto dalla solidarietà dell’ex compagno Marco Follini.

Anche il leader dell’Udc Casini col fazzoletto in mano plaude “l’addio alla carica un atto doveroso” nello stesso giorno in cui per Berlusconi su Mediatrade dice che “l’accanimento c’è“. Nel silenzio omertoso da parte del Pdl la condanna di Cuffaro passa in sordina. Anzi, distratta da Maurizio Gasparri che ad Arezzo dà dello sfigato a un inviato di Ballarò. Giornali e gossip televisivo abboccano. Non avranno nulla da dire nemmeno i 7.209 assunti alle dipendenze nella regione Sicilia grazie a Totò Cuffaro. Tutte eseguite in campagna elettorale a carico della collettività.

I giudici hanno accolto le tesi del pg Giglio secondo il quale “Cuffaro era consapevole che la candidatura di Mimmo Miceli alle Regionali del 2001 fosse sponsorizzata e voluta dal boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro. Cuffaro, politico avveduto, non può non essersi posto il problema del rapporto tra Miceli, Aragona e Guttadauro dietro i quali c’era il sostegno della mafia. Informando Miceli dell’esistenza della microspia a casa Guttadauro, Cuffaro non voleva solo tutelare l’amico politico, ma anche sé stesso e per evitare rischi nella campagna elettorale“. Da qui era riduttivo secondo Giglio parlare di ‘dolo eventuale‘. I giudici hanno accolto le tesi dell’accusa col favoreggiamento aggravato.

Dopo questa condanna per Cuffaro le noie non sono ancora finite. Lo attende un altro processo con richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. L’ex boss Gaspare Romano lo reputa uno dei favoreggiatori di Giovanni Brusca “a disposizione per favori e affari“. Senza contare le altre inchieste con cui i magistrati di varie procure siciliane cercano di far luce sulla macchina mangiasoldi della raccolta rifiuti. I consorzi Ato (ambiti territoriali ottimali) una creazione cuffariana per la gestione dei rifiuti, si sono rivelati una costosissima mega parentopoli, che in pochi anni ha collezionato oltre un miliardo di euro di debiti, oltre al caos dei rifiuti.

Fra il 2002 e oggi le 9 Ato (una per ogni provincia siciliana) sono diventate 27 (più di Emilia e Lombardia messe assieme) con gettoni d’oro a tutti i cda, che hanno portato il dissesto finanziario in un sistema di sprechi, clientele e mafia. Soltanto gli amministratori di Ato sono costati alla collettività 12 milioni di euro. Cifre folli per mantenere personale senza nulla da fare, visto che quasi tutti hanno appaltato anche servizi come la gestione contabile e l’organizzazione della sicurezza.
Di recente Massimo Ciancimino ha detto che Cuffaro “ha favorito Provenzano nei suoi interessi nella sanità e nella grande distribuzione“. Senza contare che qualche mese fa l’ex governatore senatore aveva pensato di querelare 4 mila utenti di YouTube per i commenti al video in cui lui stesso appare in tivù a Samarcanda, nel settembre del ‘91. Un po’ come ha dato d’intendere a me, durante il fortuito e imprevisto incontro avvenuto al tribunale di Palermo in novembre, subito dopo la conclusione di un’udienza alla quale se non avesse presenziato, Cuffaro avrebbe rischiato lo stato in contumacia.

Ecco perché dal Senato Totò Cuffaro non si è ancora dimesso. E’ l’unica prigione dorata in cui potrà votare illegittimamente e quanto prima immunità parlamentari, prescrizioni lampo, impedimenti di casta e varie riforme informi dell’ingiustizia. Naturalmente a spese degli italiani onesti.

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