18/02/10

L’Italia di Berlusconi, un paese sulla via dell’imbarbarimento


L’Italia è un paese normale? L’anomalia che rappresenta Berlusconi – il fatto che concentri su di sé il potere politico e mediatico, che utilizzi il Parlamento come “fabbrica” per produrre leggi atte a salvarlo dai tribunali, che getti fango sulla magistratura, che critichi senza sosta la Costituzione, che riduca la politica in barzellette e dichiarazioni istrioniche, che si trascini dietro i resti dei suoi scandali sessuali – indurrebbe a rispondere di no. Ma c’è di più. Ciò che colpisce, ad esempio, è che dopo essere stata giudicata come laboratorio all’avanguardia d’Europa, l’Italia, oggi, regredisce ad uno stato “provinciale”. La sua stessa classe politica è provinciale, viaggia poco, raramente parla inglese. Il ruolo centrale ancora attribuito alla televisione rimane [tipico degli, N.d.T.] “anni ‘80″. Si va “in” televisione tutti in ghingheri, tutto è intrattenimento, pubblicità, talk show dominati dalle urla, sederi e pizzi, le trasmissioni d’inchiesta sono rarissime, quelle, di approfondimento, alle quali parteciperebbero filosofi, storici, sociologhi, psicanalisti o scienziati praticamente non esistono.

Una sera su due, su Rai Uno, condotto da un inamovibile giornalista sdolcinato e servile, c’è Porta a porta, una sorta di messa alla quale partecipano sempre gli stessi politici, e che non è lontano dal rimpiazzare Camera e Senato. Molto raramente, nel pubblico delle trasmissioni politiche, sportive o di varietà, si vede un nero o un mulatto.

Nuova provincia, L’Italia perde punti un po’ in tutte le classifiche, che riguardino la scuola, la sanità, l’ecologia, i diritti, la cultura (budget massacrato) e persino la tecnologia. Ancora recentemente, dopo Bob Geldof, che rimproverava al governo di far quadrare i conti a scapito dei poveri, è Bill Gates in persona ad essere intervenuto per accusare Berlusconi (”I ricchi spendono molti più soldi per risolvere i propri problemi personali, come la calvizie, di quanti ne spendano per combattere la malaria”) di dimezzare gli aiuti pubblici allo sviluppo promessi davanti alle telvisioni, facendo dell’Italia “il paese europeo più avaro”.

Stessa regressione a livello informatico. Sapete che, a causa del decreto Pisanu, per la connessione senza fili ad internet nei luoghi pubblici, un aeroporto o un internet-caffè, è necessaria la carta d’identità? Che gli stanziamenti per lo sviluppo della banda larga sono bloccati dal 2008, che nei ranghi della maggioranza, si levano voci che chiedono il controllo dei social network come Facebook? Che si firmano petizioni ovunque, chiedendo al governo di “emancipare internet” da norme legislative che penalizzano il futuro del Paese, il quale, per l’accesso alla rete, è già “arretrato e sotto-sviluppato rispetto al resto dell’Europa”? È vero che Berlusconi è un uomo della televisione vecchio stile, per il quale Internet è pericoloso, in quanto “fluido”, incontrollabile – al di fuori del suo impero.

Ma è a livello della società che la regressione è più marcata. Berlusconi mobilita talmente l’attenzione che all’estero non si capisce molto bene che l’effetto maggiore è piuttosto una deriva della società verso le posizioni della Lega Nord, deriva che porta con sè un degrado morale e civico, ossia un “imbarbarimento” dell’Italia. La Lega Nord di Umberto Bossi – il cui organo, La Padania, scriveva: “Quando ci libererete dai negri, dalle puttane, dai ladri extracomunitari, dagli stupratori color nocciola e dagli zingari che infestano le nostre case, le nostre spiagge, le nostre vite, le nostre menti? Buttateli fuori, questi maledetti!” -, alleata fondamentale del partito di Berlusconi, ha fatto eleggere i suoi uomini, di cui molti sono ministri, in un numero considerevole di amministrazioni, ha diffuso ovunque i suoi valori ed il suo linguaggio, ha sdoganato e reso normale l’atteggiamento xenofobo.

Ci vorrebbe una biblioteca vaticana per enumerare i discorsi d’incitazione all’odio razziale, [discorsi] di omofobia, di “anti-meridionalismo”, pronunciati dai suoi esponenti. Che si guardino su YouTube dei video del signor Mario Borghezio, o che si ascoltino alcuni estratti delle trasmissioni di Radio Padania: in nessun paese verrebbe tollerato un tale scatenarsi d’odio, e di stupidità, xenofobo! Si difendono i valori cristiani, la famiglia, il lavoro, si vuole la croce sul tricolore ed il crocefisso nelle scuole, ma il ministro dell’Istruzione prevede d’imporre un limite agli stranieri nelle classi, il ministro dell’Interno ha voluto istituire ronde di sorveglianza (fiasco colossale, fortunatamente, nessuno si è presentato per costituirle), ha stabilito che il solo fatto di essere un candestino costituisce reato.

Una piccola star della politica, capo d’impresa alla destra dell’estrema destra, indicata quale futuro sotto-segretario al Welfare in quanto ben voluta da Berlusconi (a proposito del quale aveva detto: “è ossessionato da me, tanto non gliela do “, o “a lui piacciono solo le donne in posizione orizzontale”), si è distinta finemente dichiarando che “Maometto era un pedofilo”. Un fanatico (un eletto) ci teneva a disinfettare i treni presi dai Nigeriani, un altro (anch’egli eletto) voleva “eliminare tutti i bambini (rom) che derubano gli anziani” e, interrotto dagli applausi del “popolo della Padania”, invitava i musulmani a “pisciare nelle loro moschee”.

Altri ancora hanno appiccato incendi a baracche d’immigrati, proposto vetture dei treni o linee autobus separate per italiani e stranieri…

Discriminazioni di ogni genere, aggressioni, spedizioni punitive [di matrice etnica, N.d.T.], a volte crimini, strisconi e grida razziste nei raduni della Lega, vera e propria caccia all’uomo nero, con bastoni e fucili, che evoca, per la stampa internazionale, il Ku Klux Klan, e che, al ministro dell’Interno, fa dire: “Noi abbiamo dimostrato troppa tolleranza verso gli immigrati.”

Ciò suscita poche reazioni in Europa. Ed è senza dubbio in questo senso che l’Italia è la più “provincializzata”: la si guarda da lontano e dall’alto, amandola al contempo per la sua cucina, la sua arte ed i suoi paesaggi, non la si prende troppo sul serio, né nel bene, né nel male. Si provi ad immaginare cosa succederebbe nelle strade di Londra, Parigi, Berlino o altrove se la Lega Nord fosse un partito, diciamo, austriaco, o francese, e se Umberto Bossi si chiamasse Jörg Haider!

[Articolo originale "L’Italie de Berlusconi, un pays en voie de barbarisation" di Robert Maggiori]

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