21/02/10

Stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia dammi milioni di euro!


Ogni anno pecco sempre di ingenuità: sono sicuro che la nuova edizione di Sanremo non possa superare in ridicolaggine quella precedente, ma ogni anno, devo riconoscerlo, il festival riesce sempre a stupirmi… in negativo.

Il 2010 è l’anno del pargolo della famiglia reale che cerca di rientrare nei cuori italiani a colpi di strofe smielate che fanno rigirare d’invidia un simpatico tipetto che regalò a questa terra un ancor più simpatico ventennio.

Emanuele Filiberto canta: “Io credo nella mia cultura e nella mia religione, per questo io non ho paura, di esprimere la mia opinione. Io sento battere più forte, il cuore di un’Italia sola, che oggi più serenamente, si specchia in tutta la sua storia”. E conclude, la canzoncina del trio con: “Sì, stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio”.

Che tenerezza. Fa quasi commuovere il nobile cucciolo che esprime tutto il suo amore per la nostra terra, un amore, che a dir il vero, la sua famiglia aveva già espresso con una mega richiesta di risarcimento.

Correva l’anno sanremese del “Ti regalerò una rosa” di Cristicchi, quando con sette pagine fitte fitte, indirizzate al Presidente della Repubblica e al capo del governo Romano Prodi, i legali di casa Savoia presentarono il conto alla loro amata Italia. E che conto!

I Savoia chiedono 260 milioni di euro allo Stato italiano come risarcimento per i danni morali subìti in 54 anni di esilio: 170 milioni li vuole Vittorio Emanuele; 90 suo figlio Emanuele Filiberto. Ma non è tutto: oltre agli interessi sulle somme richieste, i Savoia vogliono anche la restituzione dei beni confiscati dallo Stato al momento della nascita della Repubblica Italiana. (Repubblica)

Un po’ di comprensione signori. Del resto questi non sono altro che dei poveri extracomunitari squattrinati… chissà cosa pensò la Lega Nord del tempo. Forza cravatte verdi; a bruciare i lettoni reali dove dormono questi ladroni.


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