07/02/10

Una grande speculazione finanziaria

Il tonfo delle borse, che fa seguito al pessimo risultato di Madrid, sarebbe una nuova speculazione che gioca sui piani di aggiustamnento varati proprio a causa della crisi prodotta dalla finanza dopata.

"Ha ragione Stiglitz". Pausa, silenzio. Andrea Di Stefano è il direttore di Valori, il mensile della Banca Etica. Al telefono è laconico, perché il concetto base è semplice. "Siamo di fronte a una grande operazione di tipo speculativo. Un pesante attacco di una parte del sistema finanziario che fa manovre per guadagnare sui soggetti più deboli".
Il tuffo delle Borse, il dito puntato contro i conti pubblici spagnoli, portoghesi e greci. Ma ha ragione l' economista statunitense e premio Nobel 2001 Stiglitz che afferma in una intervista a La Stampa: " I governi varano misure di austerità per ridurre l'indebitamento. I mercati decidono che non sono sufficienti e speculano al ribasso sui loro titoli. Così i governi sono costretti a misure di austerità aggiuntive. La gente comune perde ancora di più, la grande finanza guadagna ancora di più. La morale della favola è: colpevoli premiati, innocenti puniti".
E tutte le parole che si leggono sulle debolezze del governo di Madrid? Grecia, Portogallo?
"I conti pubblici della Eurozona sono peggiorati, certo - prosegue Di Stefano - possiamo anche dire che in un Paese come la Spagna esiste una dipendenza esagerata a certe variabili economiche, come l'indebitamento legato alla bolla immobiliare che ha giocato su un valore pari al 30 per cento del Pil (Prodotto interno lordo) spagnolo. Ma non sono quelle le cause principali, ci sono dati peggiori a livello internazionale negli stessi Usa o in Giappone".

I principali giornali spagnoli, e quelli internazionali, oggi usano un rosario di parole che vanno da 'allarme' fino a 'panico' e puntano il dito contro disoccupazione, deficit pubblico, mancanza di piani di previsione da parte del governo Zapatero.
"Eppure le politiche portate avanti fino a qui dal primo ministro spagnolo non possono essere attaccate con grande facilità, grossi errori non ce ne sono stati", aggiunge il direttore di Valori che cita anche la buona tenuta del sistema bancario spagnolo rispetto alla crisi del credito legata allo scoppio della bolla internazionale.
Un'interpretazione che getta una luce diversa sui commenti pubblicati oggi dai principali quotidiani spagnoli. La stampa di destra attacca Zapatero. El Pais, filo socialista, anche. Nell'editoriale, dopo una analisi delle cifre e l'interpretazione della voragine di borsa di Madrid direttamente collegata con la situazione greca, scrive letteralmente: "L'emergenza si potrà abbandonare quando il governo presenterà un piano affidabile di ristrutturazione della spesa pubblica (inclusa la riforma pensionistica), quando esisteranno prospettive di riduzione della disoccupazione (il che esige un patto sul lavoro) e quando i responsabili politici dimostreranno che hanno davvero capacità di gestione". La chiusa è ancora più dura: "Oggi - scrive El Pais - risulta difficile credere che il presidente del governo o il capo dell'opposizione abbiano la credibilità sufficiente per convincere i mercati che possono fare tutto ciò".

Tornando all'interpretazione di Stiglitz e di Di Stefano rimane un interrogativo che muove da lontano. La grande crisi che si sta consumando si abbatte a livello finanziario, economico e occupazionale sui cittadini. Sono loro che pagano i nuovi interventi di Stato per arginare le nuove speculazioni finanzirie. L'interrogativo riguarda il perché della mancanza di quelle regole e assetti che, a crisi iniziata, i grandi capi di stato e di governo annunciavano a suon di fanfara. Non se n'è più trovata traccia, è rimasta solo l'enunciazione, mai un vero rimedio.
"L'assenza di controllo - si congeda Andrea Di Stefano - aumenta ovviamente le possibilità di speculazioni. Così come una regolamentazione e un sistema di nuova trasparenza avrebbe contenuto gli effetti di chi ha dato il via a questa manovra".
Fra i rimedi che Stiglitz ha proposto per uscire da rischi come quelli che si stanno avverando in queste ore ve n'è uno che suscita sempre brividi alla classe politica, che non governa la finanza, ma che dalla finanza è governato. Dice il premio Nobel: "Bisogna imporre tasse molto alte sui guadagni di capitale. Oggi è più vantaggioso speculare che lavorare per vivere. Deve tornare ad essere il contrario".

di Angelo Miotto

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