28/05/10

Cibo, etichette e monnezza.

L'inglese Royal Society of Chemistry ha pubblicato qualche giorno fa uno studio sulle etichette applicate sulle confezioni di cibarie nei supermercati, particolarmente su carni, verdure e salse in tubo. Un dettaglio a cui francamente non avevamo mai pensato, nel nostro quotidiano districarci tra gli ingredienti alimentari.

Pare infatti che le etichette, utilissime quando si tratta di capire cosa c'è dentro al cibo che andiamo ad acquistare, siano applicate sulle confezioni senza alcuna preoccupazione per la colla usata, che può trasferirsi direttamente nel contenuto. Gli scienziati hanno trovato quattro adesivi classificati nella classe degli "altamente tossici", e comunemente adottati sui packaging.

Ora, non voglio farmi prendere da ulteriori paranoie. Già ne abbiamo abbastanza, per quanto riguarda il cibo: dagli ingredienti sintetici, ai pesticidi, alle scadenze, al riciclaggio di roba scaduta, per finire con la filiera corta dobbiamo preoccuparci di mille informazioni prima di ingurgitare qualcosa. Le etichette sono l'ultimo dei pensieri.

Però questa notizia fa riflettere per un altro verso. Oltre al cibo, infatti, finisce che ci mangiamo anche il packaging (ricordate lo scandalo degli inchiostri nel latte?), l'imballo poi deve essere gettato via, finisce nelle discariche, e non si riesce spesso a riciclare perché composto di tali e tanti inestricabili mix tra plastica, cartone e metalli da far diventare matto qualsiasi volenteroso.

Da anni si cerca di sensibilizzare governi e industrie sulla riduzione degli imballi. Oltre a far danno all'ambiente scopriamo che fanno male anche a noi. E' davvero indispensabile allora quest'altra microdose di veleno?

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