01/05/10

Crisi, la paurosa geografia dei crac

Dalla crisi finanziaria a quella economica e dei debiti pubblici. L´onda si allunga. Dubai e la Grecia ci hanno risvegliato da un assopimento di comodo, come dire “il peggio è alle spalle “. Invece no. Dietro Atene e la Palm Jumeirah la lista dei potenziali focolai di infezione è ancora lunga. Il mercato dei credit default swaps – acquistando i quali ci si assicura contro il fallimento di chi emette titoli – registra il nervosismo del mercato, le agenzie di rating puntano i loro fari sui nuovi rischi.

Il più delicato di tutti è il debito pubblico. I governi si indebitano per tenere a galla le economie dei vari paesi, ma ciò che preoccupa è il ‘rischio crescita´. La ragione per cui le prospettive di crescita sono diventate essenziali è che nessuno si aspetta che i debiti pubblici giganti possano essere curati solo con rigorose politiche di bilancio, tanto necessarie quanto insufficienti a riportare i conti in ordine.

Il problema è che il modello di crescita del passato non funziona più, e non se ne vede uno nuovo di ricambio. Sono i paesi dell´est Europa e alcuni paesi emergenti il cui sviluppo si basava soprattutto sul flusso di capitali dall´estero e sulla disponibilità di credito a basso prezzo, ambedue scomparsi dall´orizzonte. Ma anche paesi come il Regno Unito, l´Irlanda, la Spagna e gli stessi Stati Uniti, il cui dinamismo si basava su un debito privato elevatissimo e sul boom del mercato immobiliare.

Il debito privato è come un motore in panne, famiglie e imprese risparmiano per rimborsarlo, e sul settore edile per un bel po’ di tempo non si potrà contare.
Grecia, Portogallo e Spagna declassati, seguiranno Irlanda e Italia mentre i governi fingono di trovare rimedi. La Romania e la Bulgaria hanno economie deboli, mentre l’Ucraina è in una situazione delicatissima. Il Fmi ha sospeso il suo sostegno nonostante le elezioni che hanno cambiato il governo, non ancora rispettoso degli impegni assunti in materia di spesa pubblica. Le altre repubbliche ex sovietiche non stanno affatto meglio, con il Kazakistan, ad esempio, alle prese con i seri problemi del suo sistema bancario. E infine i paesi baltici sono sotto osservazione, tutti e tre con outlook negativo da parte di Moody´s, e quello che preoccupa di più è la Lettonia.

Ma a preoccupare non sono solo i debiti sovrani, bensì i conti delle banche, ripuliti solo per metà.
Nei 19 mesi trascorsi dal crack della Lehman, i problemi non sono cambiati. Compreso il tempo, comprato a debito (pubblico) che prima o poi dovremo ripagare.
Forse ha ragione quell’anarchico che con lo spray nero ha scritto sulle colonne neoclassiche dell’università di Atene “Non è un reato rubare in banca, è un reato fondarla“.

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