13/05/10

Il rapporto IEFE Bocconi: un requiem per i TermoCancroValorizzatori e le discariche?


IEFE Bocconi (Centro per le ricerche economiche e le politiche sull’energia e l’ambiente) ha prodotto un interessante documento sull’analisi economica della gestione dei rifiuti urbani, attuata con vari metodi.
Finalmente si parla delle priorità stabilite dalla politica europea (pag. 3) e si mette in ordine gerarchico: riduzione, riuso , riciclo, recupero indiretto ed alla fine lo smaltimento in discarica controllata.
Peraltro sarebbe bene chiarire che il comma 2 dell’art. 179 del Codice Ambientale, introdotto con Decreto legislativo 16/01/2008 nr 4, recita: “Le misure dirette al recupero dei rifiuti mediante riutilizzo, riciclo ed ogni altra azione diretta ad ottenere da essi materia prima secondaria, sono adottate con priorità rispetto all’uso dei rifiuti come fonte di energia”.

In questo rapporto - La gestione integrata dei rifiuti urbani: analisi economica di scenari alternativi - per la prima volta si compie un’analisi comparata su diversi tipi di gestione dei rifiuti solidi urbani.
Analizza in parallelo sia le raccolte a cassonetto stradale (S35,S50) al 35 e 50% di raccolta differenziata, sia le raccolte differenziate domiciliari (Porta a Porta) al 50/65/75% di frazioni raccolte differenziate ed effettivamente riciclate, che sfociano poi con le frazioni residuali da smaltire, nel processo di trattamento a secco TMB (trattamento meccanico biologico) e produzione di CDR (combustibile da rifiuti).
Infine l’analisi della Raccolta Differenziata PaP all’85% (PC85) denominata “Rifiuti Zero” (pag. 74,79) per il riciclo pressoché totale delle frazioni residue. Un risultato eccellente che si ottiene con il supporto del compostaggio domestico diffuso, un altissimo livello di intercettazione e qualità delle frazioni raccolte, la produzione finale di “sabbia sintetica” a matrice plastica eterogenea e la sua valorizzazione come materia prima seconda standardizzata (pag. 27,28,29,61). Un processo flessibile e redditizio, che chiude il cerchio impostato e realizzato in più parti d’Italia dal Centro di Ricerca e Riciclo di Vedelago (pag. 43) e la rappresentazione del suo flusso per produrre il granulato estruso a 180°C (pag. 21), granulato utilizzato nell’industria del settore edile come aggregante e nel settore dell’industria stampaggio plastiche per la produzione di manufatti (sedie, cordonate, bricole, panchine, etc). Realtà contraria a quanto si dice nel rapporto (pag.28) “Una volta prodotta, si ipotizza che la sabbia sintetica abbia un valore nullo o venga collocata presso…” dove assurdamente invece si valorizzano le ceneri di combustione 20 euro/t perché finiscono nel clinker del cemento (ceneri pesanti e leggere dei filtri?).

La descrizione del metodo del riciclo totale PC85 (pag.15) e tutta una serie di indicatori dei suoi vantaggi (pag. 16) come risulta anche dalle conclusioni (pag. 79), risulta il migliore per i recuperi eccezionali di materia (pag. 53,59,60) per i costi bassi di raccolta (pag. 54), i costi industriali di trattamento e i costi esterni (pag. 55,62). Per il calcolo di questi costi c’è anche un richiamo al programma informatico europeo “ExternE” per calcolarne alcuni dovuti ai trasporti (pag. 44). Il richiamo ai costi sanitari esterni calcolati attraverso uno strumento europeo riconosciuto è importante perché essi sono sempre omessi nelle valutazioni economiche dell’impatto ambientale. Infatti oramai si comincia a riconoscere come vincolanti i costi esterni (lo ha fatto il Politecnico di Milano col progetto del TermoCancroValorizzatore del Gerbido) soprattutto a causa del particolato ultrafine, qui non considerato, ma a riconoscere anche la riduzione dei costi grazie ai metodi di gestione virtuosi dei rifiuti urbani che permettono di chiudere il cerchio attraverso il Riciclo Totale con attenzione alla Riduzione, Riuso, Riparazione e Ricerca per il miglioramento dei prodotti di scarto.

A pag. 46 e 47 sono enfatizzati tutti i vantaggi del riciclo, che ha una soglia critica del 50% per la raccolta stradale e che si supera solo attraverso il metodo di raccolta domiciliare. Il sistema domiciliare è considerato migliore, rispetto alla raccolta stradale, solo se va oltre il 70% di frazioni differenziate ed effettivamente riciclate, se ha pochi residui da smaltire, residui che comunque è preferibile smaltire in discarica.

Per i metodi di gestione più scadenti in termini di qualità dell’intercettato, a cassonetto stradale (S35,S50) e domiciliare (P50,P65 e PC75), che hanno bisogno per i residui di trattamento meccanico biologico e di eventuale produzione di combustibile da rifiuti - CDR (pag. 9,63), si suggerisce che sarebbe opportuno bruciarlo in impianti industriali come i cementifici, meglio se vicini (sotto gli 80 km). A pag 48,49 si confrontano i vantaggi economici di sostituzione combustibile da rifiuti-carbone coke.
La maggiore costosità complessiva della raccolta domiciliare, enunciata sia nel management summary di testa: “The study also demonstrates that there are diminishing returns in the recovery of materials: a rate of material recycling beyond 50% implies higher costs, and these are not justified by positive externalities. It also emerges that after accounting for positive externalities (displaced energy sources), incineration can very well compare with recycling also in terms of social cost/benefit” sia nelle conclusioni (pag. 79), è comunque smentita da altri studi di ampia portata (su milioni di abitanti italiani) fatti da Federambiente, dalla Scuola Agraria del Parco di Monza, dall’Ecoistituto di Faenza e da esempi sul campo (Consorzio Priula – quasi 500.000 abitanti serviti, Ponte nelle Alpi, etc).

Forse perché la maggioranza degli autori del rapporto è filoinceneritorista, lo studio ha il difetto di una sottovalutazione/omissione di alcuni pesanti parametri economici dovuti: 1- al dumping economico per gli incentivi CIP6 per la produzione di energia elettrica; 2 - alla enorme sottovalutazione dei costi sanitari e dei danni ambientali; 3 - alla omessa incentivazione del recupero della materia (e quindi dell’energia da materia) grazie al riuso, riparazione e riciclo attraverso l’incentivazione coi certificati bianchi, certificati mai implementati per i rifiuti; 4 - alla sottovalutazione dei vantaggi economici della produzione di materia prima seconda, riciclabile all’infinito, e venduta al libero mercato, vantaggi ottenuti dal riciclo totale delle frazioni, attraverso il metodo PC85-Vedelago; 5 - ai vantaggi in termini occupazionali (qualche decina di volte) tra i sistemi a smaltimento via inceneritore/ discarica ed il sistema PC85-Vedelago.

Come dice anche Guido Viale (pag.73), “gli scenari PC75 e PC85 sono modellati tenendo a mente la realtà che, secondo molti osservatori, rappresentano la punta avanzata della gestione dei rifiuti in Italia, dimostrando non solo la fattibilità ma anche la desiderabilità economica di puntare verso un “azzeramento” dei rifiuti”. Su questa linea Viale ha appena prodotto un libro dal titolo significativo: La civiltà del riuso, Laterza.

E’ tempo che si comincino a sviluppare progetti per il riciclo totale come ha fatto l’ing. Massimo Cerani per la provincia di Trento, e come stanno facendo molte realtà italiane ed estere, di diverse dimensioni, perché il metodo PC85 per il riciclo totale dei rifiuti urbani è economico e flessibile (questo mese si è convinta anche l’azienda municipale di Prato), per tutelare la salute e la biodiversità.

La crisi ambientale, sociale ed economica, profonda, strutturale e irreversibile, che sta cominciando solo ora, lo richiede come una delle prime priorità.

Cordiali Saluti
Gianluigi Salvador
Referente energia e rifiuti WWF Veneto
Membro MDF

Fonte articolo

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