25/06/10

Gli USA, lo spettro del default, gli Zombies ed il thriller


Disclaimer: il post seguente ha ricevuto un tag 5/5, nella apposita scala Cassandra. Si sconsiglia la lettura a crescentisti ad oltranza e a quelli che "la crisi è finita e ci sono chiari segni di una ripresa."In ogni caso, si dicono cose banali, ovvie, dette e ridette. Almeno qui, ovviamente. Prendetelo come un riassunto.

Lo so, lo so. L'avrò scritto venti volte che, mentre ci trastulliamo con un .5 % in più o meno di deficit (che pure vuol dire lacrime e sangue per essenzali servizi, indispensabili presidi e storiche fondazioni, non essendo vero che tutto quel che DOVRA' essere tagliato sia superfluo e/o inutile) mentre ci trastulliamo con queste cose, passando poi all'ultimo grido di tinture canine o al calamaro gigante spiaggiato in Sicilia, ci sono argomenti di un certo qual interesse su cui discutere.

Vediamo di fare un piccolo riassunto:

L'economia mondiale è finita.
L'economia USA sta risorgendo dalle sue ceneri non come una fenice ma come uno Zombi.
Il thriller chiamato La Grande Crisi è solo alla fine del primo tempo.


L'avrò scritto ma FORSE, nel momento in cui continuano a dirci che tutto sta andando sempre meglio, pare opportuno ricordarlo. Benchè si possano scrivere decine di post, interi libri, oceani di inchiostro, multiversi di byte, alla fine le cose stanno cosi:
Gli USA sono diretti verso il default. Nel processo si trascineranno dietro il sistema finanziario mondiale.
Esagerazioni?
Solo per coloro i quali ritengono che l'espressione " a lungo termine" vada intesa per qualunque periodo superiore ad un anno.
Non sarò un pochino esagerato?
Beh, sinceramente, non credo.
Se gli USA vanno in default, credo ne converrete, si può ritenere che l'economia mondiale o per meglio dire la parte monetarie e finanziaria della stessa, sia finita, a meno di una lucida pianificazione del doloroso passaggio.
Beh, questo, il default prossimo venturo degli USA, scusate la semplicità/rozzezza, lo ritengo un fatto certo.
Il deficit americano viaggia infatti ad un ritmo MEDIO superiore al 10% del PIL già da tre anni.

Il debito pubblico americano cresce del 20% all'anno, DA BEN 5 ANNI.
Dall'Aprile 2005 ad oggi, infatti è raddoppiato.
Entro l'anno, o al massimo entro i primi mesi del 2011, stando cosi le cose, il debito pubblico americano, che ha da poco superato i 13 k-miliardi, sfonderà i 14 trilioni di dollari ( 14.000 miliardi di dollari), una cifra circa pari al 100% del PIL.
Entro il 2011 ci avrà raggiunto, intorno al 120%, ed entro il 2015 avrà raggiunto il Giappone.

Non vi basta? allora guardiamo il combinato disposto degli interessi federali, statali, delle varie istituzioni E di quelli privati ( mutui, prestiti, etc). Sono quasi 2000 miliardi di dollari. Ovvero il 14% del Prodotto interno lordo. Un valore enorme. In pratica il debito complessivo pubblico e privato è già oltre il 340% del PIL.
E questo, badate bene, solo perchè la FED sta nuovamente regalando denaro alle banche ( ad un tasso se ben ricordo, intorno allo 0.5% all'anno) e quindi tiene artificialmente bassissimi gli interessi sui debiti privati. Al primo stormir di foglie andrà MOLTO peggio.

Se volete farvi venire le vertigini Ecco un link che da il quadro generale delle principali economie.

Il punto è, ancora una volta, che questo trend è IMPOSSIBILE DA FRENARE, figuriamoci invertire. per il banal motivo che non è nemmeno lontanamente concepibile, nei prossimi anni, una crescita a due cifre dell'economia USA, crescita che del resto permetterebbe a stento di mantenere il livello di indebitamento/deficit, comunque elevatissimo, anche tenendo conto che quello del settore privato è ancora peggio di quello pubblico e quindi gli utili da tassare/tosare per raddrizzare il budget federale sono e saranno ben poca cosa.

Ma vi è di peggio. Negli USA, ve lo ricorderete, la previdenza è quasi interamente privata ( Obama ha cominciato ad invertire la rotta, per garantire un minimo di assistenza anche ai meno abbienti ma la cosa, purtroppo pesa ancora di più sulle casse dello stato). Anche questa previdenza presenta costi in aumento verticale e va a drenare risorse che quindi non possono essere utilizzate per ripianare i conti dello stato.

Insomma: gli USA , non solo come Stato ma come nazione (noi tutti, in ultima analisi) hanno fatto una enorme scommessa, pagabile in un remoto futuro, su una crescita sufficiente a pagare la scommessa fatta. E l'hanno persa.

Purtroppo il remoto futuro è arrivato e, avendo perso la scommessa, non vi sono i soldi per pagarla. Il denaro virtuale, necessario ad onorare le poste, tale resta e resterà.

Questo sono, quindi, i cosidetti debiti sovrani: delle scommesse perse.

Finchè si trattava di un piccolo paese, come la Grecia, si è trovato il sistema ( o la quadra, come si usa dire in questi giorni) trasferendo la scommessa su spalle più solide.

Ma in questo caso spalle più solide non ve ne sono ed anzi, già ora, la scommessa continua ad essere onorata, in piccole tranches e con crescente difficoltà, da chi ha appena cominciato a giocare. I paesi emergenti, naturalmente, la Cina, l'India, la Corea...

Alla fin fine, se ci pensate è un immane schema Ponti, su scala planetaria.
In questo schema, come del resto nei suoi esempi più classici, oltre un certo livello NESSUNO va a vedere davvero cosa c'e' dietro le carte e i numeri, perchè farlo vorrebbe dire contabilizzare perdite enormi, portare al fallimento il proprio istituto e fo***re per benino la propria luminosa carriera da top manager.

Purtuttavia, prima o poi, qualche cosa nel complesso meccanismo cede e i sistemi di sicurezza non riescono a frenare la reazione a catena. BUM.

Quando?

Come?

Beh, presto, anche solo per la cruda potenza dei numeri.

Gli allarmi stanno già suonando, peraltro, in un forzoso disinteresse quasi totale.

Alla fine, quindi, il pianetino in arrivo nel 2012 ( forse prima) non sarà qualcosa di palpabile, di reale, ma, come in fondo è giusto, in questo multiverso virtuale, un pianetino virtuale che craterizzerà gli altrettanto immaginari sistemi cartacei e risparmi mondiali.

Distrutta cosi la credibilità delle banche centrali, i risparmi e probabilmente le monete, resterà da trovare, a polverone depositato, un bene posto a garanzia delle nuove monete che risorgeranno, inesorabilmente, dopo il patacrac.

Continuo a pensare che vi siano due alternative possibili: una moneta universale basata su una qualche unità di misura di energia (il kWh potrebbe andare bene) o una moneta il cui valore sarà garantito da beni fisici: immobili, terreni, infrastrutture o intellettuali: brevetti, ad esempio. Come ben sanno i vecchi lettori ho una vecchia fissa in merito ed è l'esempio dato dalle monete coloniali pre unioniste.

Dopo tanti sconquassi è altamente probabile che, per un bel pezzo nessuno vorrà sentire parlare di monete e valute virtuali. Il denaro verrà messo in circolo da coloro che lo chiederanno DIRETTAMENTE in prestito alle banche centrali, mettendo a garanzia beni reali. Del resto il sistema bancario, premessa necessario per la creazione di quelle economie cartacee, avrà virtualmente cessato di esistere.

Certo: vi sarà una stretta creditizia ENORME rispetto alla situazione attuale.
E' una logica conseguenza della fine dell'illusione della crescita infinita.

In un mondo dove più che la crescita sarà l'evoluzione a dominare, questo non dovrebbe costituire un problema, anzi.

Credo che i nostri figli e/o nipoti non riusciranno mai a comprendere come potessimo credere che il gioco sarebbe continuato sine die e come non ci si sia accorti in tempo del disastro in arrivo. Eppure, la Storia insegna che tutto ha una semplice, sempiterna, disarmante spiegazione che consiste nella sostanziale incapacità reale di scontare correttamente gli effetti a lungo termine.

Il punto di vista unanime e prevalente, quando qualcuno prova a farlo, è stato ben espresso da una memorabile frase, ovviamente di Keynes: "nel lungo termine saremo tutti morti".

Il che è verissimo, ovviamente.

Si potrebbe, magari, discutere sul come arrivare a quel pochissimo atteso traguardo.

Ecco che, di nuovo, Keynes ci suggerisce come:
  • The day is not far off when the economic problem will take the back seat where it belongs, and the arena of the heart and the head will be occupied or reoccupied, by our real problems — the problems of life and of human relations, of creation and behaviour and religion. (First Annual Report of the Arts Council (1945-1946))
Non è lontano il giorno in cui il problema economico prenderà il posto che gli compete, ovvero il sedile posteriore e l'arena del cuore e la testa saranno occupate o ri-occupate dai nostri reali problemi, i problemi della vita e delle relazioni umane, della creazione e del comportamento e della religione....
Ecco.

Fonte articolo

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