18/06/10

L'Aquila grida, la RAI zittisce



Articolo scritto per la rubrica "Pagina Zero", su Abruzzo 24 Ore.

20 mila manifestanti, 30 sindaci in corteo, un'autostrada bloccata in entrambi i sensi di marcia.
Sono queste le cifre che descrivono le sensazioni, la rabbia e la dignità di una città che qualcuno ha definito, senza tentativi iperbolici, "una polveriera".

La città dell'Aquila mercoledì era un fiume di bandiere nero-verdi, un mare in tempesta di cittadini per nulla stanchi di reclamare ancora una volta quelli che alcune autorità politiche definiscono ancora oggi "gesti d'attenzione" e "impegni" e che molti altri chiamano, più semplicemente, "diritti".

La scelta di manifestare il 16 giugno non è stata casuale: proprio in quella data, stando allo scadenzario fissato dal governo, scemavano i tempi utili per il pagamento della prima rata delle tasse arretrate richieste all'intera popolazione sfollata.
Poche ore prima del corteo, la promessa del governo di procrastinare i pagamenti a gennaio 2011. Un impegno solenne lanciato alla vigilia del corteo e a meno di 24 ore dalla scadenza dei pagamenti dal sottosegretario Gianni Letta e dal governatore Gianni Chiodi, da rendere operativo, secondo quanto annunciato, come emendamento alla manovra economica.

Ma L'Aquila due giorni fa non era in piazza solo per chiedere un'ulteriore sospensione della fiscalità richiesta. La città capoluogo d'Abruzzo è ancora un gigantesco raccoglitore di macerie ancora da rimuovere, è un territorio privato del suo centro storico, è la terra dalla disoccupazione dilagante, del fallimento di tutte le attività economiche, della drammatica assenza di un piano di rinascita e di ricostruzione. E dell'insostenibile realtà di 30 mila persone ancora sfollate e sistematesi autonomamente in alloggi di fortuna.

Una fiorente città ricca di cultura ad un passo dall'essere, senza un massiccio piano di crescita, un museo a cielo aperto.

Eppure una protesta che vedeva una partecipazione paragonabile ad una manifestazione nazionale con circa 20 milioni di persone, il blocco della A24 con tanto di corteo non autorizzato sulle carreggiate, la partecipazione di sindaci e cittadini al di là dei colori politici, non è stata ritenuta di alcun interesse da parte dei telegiornali pubblici nazionali (ad esclusione del TG3).

Il TG5 ha dedicato alla notizia appena 10 secondi: un breve riepilogo da studio senza servizi collocato in dodicesima posizione, dopo la deposizione di Anna Maria Franzoni a Torino al processo per calunnie, l'arresto di narcotrafficanti a Palermo, i recenti trucchi di liquefazione della droga da esportazione e il risveglio di un alpinista in coma.
L'ultimo servizio in scaletta, quello sull'evoluzione della moda in Italia, ha goduto di ben 2 minuti di cronaca.

I TG Rai hanno preferito ignorare completamente la manifestazione (e le questioni ad essa legate),
Hanno trovato spazio l'incontro dei leader del Partito Popolare Europeo a Bruxelles, le nuove dichiarazioni del ministro Maroni sulla mancata protezione del pentito Gaspare Spatuzza, la condanna a 17 anni per lo stupratore Lorenzo Bianchini e il commento del ministro Mara Carfagna, ma non la protesta dell'Aquila.

Il tenore degli altri servizi che hanno arricchito il TG1 ed il TG2 trasformano l'amarezza di una gigantesca protesta ignorata in una rabbia da esclusione dolosa.

Decine di morti anche nella Cina meridionale investita da piogge torrenziali con frane e smottamenti. Queste immagini documentano la lotta disperata di un uomo che in una diga ha rischiato di essere travolto dalle acque di un fiume in piena. Per 5 ore ha resistito aggrappato ai rami - lo vediamo - di piante acquatiche. Anche quando i soccorritori lo hanno raggiunto e gli hanno gettato una scaletta metallica, ha dovuto lottare a lungo prima di riuscire a risalire.

Piange quando ricorda il figlio Samuele. Annamaria Franzoni, tornata in aula a Torino per un nuovo processo nel quale è accusata di calunnia.

Il nostro appuntamento ora con la storia del risorgimento. Questa sera parliamo della rivolta di Palermo nel 1848.

L'Europa contro la Nutella. La nuova normativa sulle etichette rischia di farla scomparire.

Ed infine, la comune chiusura di tutti i tg nazionali: la nuova moda di Pitti Uomo.

La moda maschile è di scena in questi giorni a Firenze con l'appuntamento di Pitti Uomo con le curiosità del guardaroba di noi uomini.

2 minuti e 30 secondi di servizio sui calzini di Massimiliano Bresciani con inno di Mameli e Va Pensiero ricamati, le calze di Giuseppe Colombo portacellulari e carta di credito, i trench regolabili Pirelli Pzero e il borsalino ecologico a base di kiwi e frutti di bosco.

Difficile per 20 mila cittadini godere dell'attenzione della grande video-informazione nazionale. Almeno se continuano a voler sfilare senza un trench regolabile o un cappello di frutta.

Fonte articolo

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