07/06/10

NWO: DALLA PADELLA ALLA BRACE

L'attacco finanziario alla Grecia, si è rivelato fin dall’inizio un attacco contro l'Europa, o meglio contro gli europei, portato da tutta una serie di potentati finanziari che aspirano ad ottenere un controllo sempre maggiore sull’intera area, di fatto sostituendosi ai vari governi nazionali, ormai in avanzata fase di smantellamento.
Tra le promesse ventilate e regolarmente disattese e l’insieme dei “sacrifici” imposti, tutto lascia pensare che questa crisi non sia un effetto collaterale di politiche economiche sbagliate, ma un mezzo molto ben studiato per il raggiungimento di altri obiettivi.
Al di là di quello che vogliono farci credere i leader politici, attraverso i media e le testimonianze di esperti ed economisti compiacenti, la crisi, come evento straordinario o calamità naturale del mondo finanziario non esiste. La situazione di estrema difficoltà in cui oggi tutti ci troviamo, altro non è se non una mistificazione creata con cura, una cospirazione ordita contro i governi nazionali europei, con lo scopo di tenerli a freno, controllarli e far accettare loro un Governo Economico sovranazionale.

Anche la rivendicazione del diritto di veto sui bilanci dei paesi membri di cui la Commissione di Bruxelles vuole insistentemente appropriarsi, dimostra ancora una volta come la sovranità dei popoli e delle nazioni sia messa seriamente in discussione e come la strada perseguita sia quella di una politica autoritaria lontana da qualunque concetto di democrazia e libertà.
La crisi finanziaria ha permesso a banche ed istituzioni finanziarie di ripianare i loro buchi di bilancio attraverso il denaro pubblico dei contribuenti ed ora queste stesse istituzioni minacciano di distruggere gli Stati che hanno contribuito al loro risanamento.

Chi può credere ancora che tutte queste manipolazioni per la destabilizzazione degli stati non obbediscano ad un programma nascosto?

Nel mese di marzo, rapidamente ha preso piede l'idea per la creazione di un Fondo Monetario Europeo " finalizzato a sostenere i paesi della zona euro e ad “aiutare” in futuro, stati come la Grecia in gravi difficoltà finanziarie".
Dopo soli 2 mesi il "futuro" è già qui, in quanto alla Grecia si sono aggiunti come pedine di un pericoloso domino, anche la Spagna, il Portogallo, l'Italia ed ultima in ordine di tempo l’Ungheria, pur essendo essa al di fuori della “zona euro”.
E sappiamo bene che nel linguaggio "tecnocratico" di Bruxelles il verbo "aiutare”, allorquando trattasi di paesi in crisi, come la Grecia, viene declinato in un vero e proprio vortice di misure drastiche, tagli dello stato sociale e del potere di acquisto delle famiglie, che producono come unica risultante la progressiva perdita della sovranità fiscale ed economica da parte dello stato che è oggetto dei soccorsi.
Siamo lanciati in una corsa verso un sistema autoritario e antisociale.

Il “salvataggio” della Grecia e più in generale degli stati europei, ha come unico scopo quello di unificare i bilanci dei paesi membri dell'UE, per disporre delle loro risorse e di fatto porre fine alla loro sovranità economica. Le disposizioni del trattato di Lisbona, che è entrato in vigore il 1° dicembre, offrono un ampio margine di manovra in questo senso, dimostrando come si sia spento l'ultimo anelito di una qualche forma d’indipendenza e sovranità degli stati europei.
L'Europa si è gettata nelle braccia del FMI, un'entità "globalista" che fin'ora si era in prevalenza occupata delle vacillanti economie del Terzo Mondo, e nonostante siano sotto gli occhi di tutti le devastanti conseguenze dei suoi piani di "adeguamento strutturale", i nostri burocrati hanno ritenuto giusto dare carta bianca a siffatta organizzazione.

L'indebitamento indotto da questo salvataggio è una falsa soluzione imposta dall'esterno per legarci ancora di più al governo del "Mercato" e alla sua dittatura. Non è difficile leggere i secondi fini che si celano dietro questa operazione, completamente disancorati da qualsiasi aspirazione di benessere per i popoli europei. Sembra che il rischio di un collasso sistemico sia il cuore del gioco che stanno giocando e occorre iniziare a domandarsi il perché.

Il caos monetario e l’integrazione fra entrambe le economie dei paesi che sorgono sulle sponde opposte dell’atlantico, rappresentano un vantaggio per tutti coloro che prosperano nel mondo oscuro del mercato azionario, anticipando il panico e la conseguente euforia per sfruttare in pieno ogni aspetto dell’intera operazione.
Giova ricordare che nell'economia di mercato come in natura: l'ordine nasce dal caos. Tutte le disastrose manovre destabilizzanti e non casuali a cui abbiamo assistito negli ultimi 2 anni non portano al disordine, bensì ad un ordine superiore, ed è questa l'interpretazione della crisi più corretta. Possiamo quindi aspettarci dopo il caos europeo di questi mesi, un Nuovo Ordine regionale con una nuova Europa guidata dagli Stati Uniti (o più avanti unificata ad essi), dalla BCE che forse sarà solo una filiale europea della Federal Reserve, sotto il controllo del FMI o con l'istituzione di un nuovo potere mondiale.

La situazione attuale, se osservata in prospettiva, si caratterizza per due tratti fondamentali che emergono, sia pure ancora in fase embrionale, in maniera abbastanza adamantina. La volontà di creare un’entità transnazionale, basata su un ristretto numero di soggetti, che sostituisca di fatto i governi nazionali e sia in grado di fare incetta delle risorse economiche e finanziarie esistenti. E l’intenzione di deprivare progressivamente il cittadino dei diritti, dei servizi sociali e delle disponibilità economiche di cui ha goduto negli ultimi decenni.
Questa operazione comporterà per forza di cose un mutamento radicale della società così come siamo abituati ad intenderla e determinerà di fatto la fine della visione del cittadino in qualità di consumatore dal quale suggere ricchezza. La popolazione, deprivata delle proprie risorse finanziarie, senza più tutele e ammortizzatori si troverà giocoforza estromessa dal bazar del consumo, avulsa dal contesto in cui era abituata a vivere.
I grandi poteri economici e finanziari, consci dell’impossibilità di perpetuare il “mito” della crescita infinita, continuando a produrre sempre maggiori profitti sull’asse produzione/consumo, salteranno a piè pari una parte dell’operazione, raccogliendo la ricchezza direttamente alla fonte, limitandosi ad “usare” il cittadino in qualità di servitore, costretto a “prostituirsi” di fronte a qualsiasi richiesta, a causa delle sue scarse disponibilità finanziarie, dettate dalla quasi assoluta mancanza di opportunità occupazionali.

E’ questo il futuro che attende l’Italia e L’Europa intera? E’ possibile eliminare i diritti e la capacità di reddito d’intere popolazioni, senza che chi muove i fili venga travolto dalla rabbia popolare? Sono prevedibili le reazioni di cittadini educati al consumo attraverso oltre mezzo secolo di orientamento del pensiero, posti di fronte all’impossibilità di consumare e vivere la vita così come sono stati abituati a concepirla? Può la repressione militare costituire un baluardo sufficiente a prevenire l’eventuale esplosione del caos e della violenza?
Si tratta naturalmente di domande retoriche alle quali oggi nessuno di noi può dare una risposta. Le uniche risposte possibili, sono quelle volte a tentare di evitare di sprofondare nel baratro che si sta aprendo dinanzi ai nostri piedi. Risposte che pongono l’accento su quanto sia necessario e urgente riorientare la costruzione europea. Rimettendo in discussione i trattati finora sottoscritti e soprattutto ripensando in profondità il ruolo della moneta unica e delle istituzioni private come la BCE.

Solo con una rinascita sociale e una democratizzazione dell'UE possiamo evitare l'implosione dell'Europa, recuperando ai popoli quel ruolo centrale che li affranca dall’essere tubo digerente della macchina del consumo, senza renderli supini servitori di un’elite di potere finanziario ed economico. Solo la conoscenza e la consapevolezza della realtà possono produrre una reazione apprezzabile che ci permetta di cambiare strada in tempo utile, sempre che di tempo utile ce ne sia ancora.

di Alba Canelli e Marco Cedolin

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