08/06/10

Luci ed ombre della manovra economica targata Tremonti

La trionfale fase 1 del governo Berlusconi IV è terminata durante un anonimo martedì pomeriggio di fine maggio. Ha raggiunto la sua fine di fronte ad un mare di flash, giornalisti e telecamere.

In netto anticipo rispetto alla consuetudine che vuole il governo affaccendato nel varo dei provvedimenti economici in piena estate, Silvio Berlusconi, in compagnia del Ministro dell'Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, prendeva parte, il 25 maggio scorso, alla conferenza stampa di presentazione della manovra finanziaria per il 2011.
E in quella occasione metteva la parola "fine" all'ottimismo artificioso che aveva contraddistinto il primo biennio del suo governo, aprendo, per la prima volta in due anni, alla realtà dei fatti: l'Italia è un paese immerso in una drammatica crisi economica.
L'epoca della grandeur italiana lascia il passo al nuovo evo delle "manovre lacrime e sangue". O delle "macellerie sociali", secondo qualcun'altro.

Dopo oltre 2 settimane di smentite, passi indietro, correzioni postume e scontri interni al governo al limite dell'inverosimile (in grado di portare persino il fedelissimo Ministro Sandro Bondi a criticare ufficialmente il percorso intrapreso dal premier Berlusconi), la manovra ha finalmente visto la luce in occasione della sua presentazione formale a Palazzo Madama.

La struttura formale del provvedimento illustra il tenore delle misure prima ancora della sua lettura nel dettaglio: 56 articoli (composti da 360 commi), di cui appena 16 riferibili a misure per lo sviluppo economico (e delle quali solo 8 rappresentano reali incentivi). Ben 40 articoli incentrati sul taglio alle spese sociali e ai costi di funzionamento, oltre al recupero delle entrate.

La prima parte del pacchetto, riservata ai tagli alla spesa, mostra un sostanziale passo indietro del governo sull'impegno a ridurre i costi della politica: mentre si conferma il taglio del 10% del budget a disposizione dei ministeri per l'esecuzione dei provvedimenti legislativi in vigore, dall'altra parte la riduzione del 10% dello stipendio ai membri del governo si restringe ai soli non parlamentari, mentre il rimborso elettorale ai partiti, da dimezzare nelle intenzioni, subirà una sforbiciata di appena dieci centesimi per ogni euro incassato.
Sulla stessa barca membri elettivi degli enti locali, magistrati e CNEL; i consiglieri circoscrizionali e i membri delle comunità montane e di altra natura non avranno più alcun emolumento.

Si introduce, inoltre, il divieto di cumulo di stipendi per i rappresentanti eletti dai cittadini, ma solo limitatamente agli organi locali. I parlamentari che contemporaneamente ricoprono l'ulteriore incarico di sindaco, consigliere regionale e/o ministro non vedranno decurtarsi un solo euro dalla propria busta paga.

I Commissari straordinari del governo, i dirigenti delle Pubbliche Amministrazioni e i Consiglieri d'Amministrazione delle aziende pubbliche vedranno anche loro sgonfiarsi la propria busta paga del 10%. Salvi tutti i consiglieri di aziende pubbliche quotate in borsa o di aziende a capitale misto pubblico-privato, che potranno, invece, incrementare i propri benefit.

Sul piano del risparmio, nuovi limiti vengono introdotti in relazione all'utilizzo degli immobili di stato, a partire dal limite di spesa per manutenzione pari al 2% del valore dell'immobile per arrivare alla riduzione delle spese per consumo del 10%.

All'articolo 9 arriva il punto più controverso del provvedimento: il blocco degli stipendi per tutto il pubblico impiego fino al 2013, accompagnato dalla riduzione degli stipendi dei manager fino al 10%. Meno citati dalla "grande informazione", la revisione al ribasso dei rinnovi contrattuali stipulati nel 2008 e 2009 (aumenti limitati al 3.2% in due anni), il ripristino delle assunzioni pubbliche solo a partire dal 2015 e solo in misura equivalente al personale cessato e la riduzione sostanziosa dei fondi per i nuovi contratti di lavoro e per la rivalutazione di quelli esistenti, rispettivamente del 47% e del 28%, e non in relazione all'attuale periodo di austerity, ma a partire dal 2012.

A fare da supporto, lo spostamento dell'ingresso in regime pensionistico di 12 mesi per i lavoratori dipendenti e di 18 per quelli autonomi.

Superati i provvedimenti che riducono lo spazio per le pensioni di invalidità (85% di invalidità minima), che incrementano in tal senso i controlli da parte dell'INPS e che riducono i guadagni di farmacie e grossisti sui farmaci, si arriva ad un altro punto estremamente contestato: i tagli agli enti locali.
15,5 miliardi i tagli alle regioni, 1,3 miliardi quelli che colpiscono le province e 6,5 quelli relativi ai comuni, tutti da spalmare in appena 3 anni. Un periodo sufficiente per gli enti locali per incrementare addizionali IRPEF e tasse locali e per ridurre drasticamente i servizi pubblici locali come acquedotti, rifiuti e trasporti (o aumentarne a dismisure i costi per gli utenti), prima di subire in bilancio questa sostanziosa sforbiciata al bilancio.

Ad altre misure come l'istituzione di una tassa di soggiorno a Roma, l'incremento delle tariffe autostradali fino al 25% e l'introduzioni di nuovi tratti stradali a pagamento, fa seguito il virtuoso principio di utilizzo dei dividendi delle società pubbliche allo scopo primario di ripianare i debiti contratti.

La lotta all'evasione fiscale viene portata avanti su più fronti: a cominciare da un maggior coordinamento tra Agenzia dell'Entrate e INPS per arrivare all'istituzione del limite a 5 mila euro per i pagamenti in contanti (di Prodiana memoria) e alla partecipazione dei Comuni nella lotta all'evasione fiscale, anche attraverso l'utilizzo di un'anagrafe integrata dei contribuenti.

Ad intramezzare queste misure, il celebre condono per le cosiddette "case fantasma", ovvero gli edifici realizzati ma sconosciuti al catasto o trasformati senza relativa informazione alle autorità pubbliche.

Le misure anti-evasione e anti-truffa proseguono negli articoli successivi, che introducono pene più pesanti per l'evasione fiscale, facilitazioni per la riscossione dei tributi da parte dell'INPS, controllo a priori delle società residenti nei paesi della "black list" governativa assegnatarie di appalti pubblici in territorio italiano.

In termini di incentivi all'economia, emergono gli aiuti per la realizzazione dell'EXPO 2015, la sospensione dei tributi per i lavoratori autonomi terremotati fino al dicembre 2010, il mantenimento del regime tributario del paese di provenienza per le imprese UE che aprono attività in Italia e l'esclusione del 90% del reddito a fini tributistici per ricercatori e professori che si trasferiscono in Italia a lavorare.
Così come emerge la curiosa scelta di inserire la realizzazione del 15° censimento nazionale tra le misure per lo sviluppo.

Fonte articolo

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