19/07/10

Marea nera, menare il can per l'aia.

La vostra cronista, che qualcuno qui vorrebbe al posto di Minzolini (per carità), continua invece a fare la blogger perché anziché stare sul pezzo se ne va al mare, e viene a sapere le cose da Repubblica. "C'è un'altra falla! Che tragica fatalità!"

Tragica fatalità o evento citofonatissimo? Da settimane, se non dall'inizio della vicenda, si sospetta che le cose non stiano come ce le raccontano. Ora diventa sempre più difficile nascondere la realtà dietro un cap. Ancora non si sa se la nuova falla provenga proprio dal nuovo cap, dalla base del pozzo, o sia la temutissima fuoriuscita dal fondale, fatto sta che abbiamo la prova che Matthew Simmons non è dovuto soccombere all'Alzheimer come sostenevano i suoi detrattori e anche stavolta ci ha visto giusto. A questo punto, credo che non mancherà molto e la BP ammetterà la perdita a distanza, proprio quella di cui si mormora.

Anche perché il bluff della BP è stato "chiamato" dall'ammiraglio Allen in persona (il capo delle operazioni nel Golfo) attraverso questa lettera in cui per primo chiede conto dell'esistenza di una falla lontano dal pozzo. La lettera ha rappresentato una vera e propria bomba, che ha costretto la compagnia, dopo alcune ore, a confessare l'esistenza della nuova perdita seppur con informazioni ancora confuse. In realtà, si presume che il governo sia da tempo perfettamente al corrente della seconda fuoriuscita, ma per motivi facilmente intuibili abbia preferito condividere il silenzio con la BP. Ma ora la compagnia ha esagerato: comunicando urbi et orbi di "aver chiuso la falla" è riuscita nel proprio intento di veder risalire le quotazioni in Borsa e se ne stava dormendo sugli allori, mentre il relief well e l'operazione di killeraggio non sono state più neppure menzionate.

E' evidente che il governo degli Stati Uniti, che finora ha fornito una certa complicità alla compagnia (per Obama questo disastro ha rappresentato un'enorme perdita di consensi) non può continuare a starsene a guardare mentre la BP distrugge il Golfo del Messico nel tentativo di salvare il suo pozzo. Perchè parliamoci chiaro: è quello che stanno facendo. Il Macondo è ormai ridotto a un colabrodo, e l'unico sistema per fermare la catastrofe è finire il benedetto relief well e tappare il pozzo per sempre da sotto, con una bella iniezione di cemento. Ma questo significa dire addio a un giacimento che è costato l'iradiddio, e che prometteva piuttosto bene. Significa inoltre gettare la spugna, e mandare all'opinione pubblica il messaggio che il petrolio deepwater è pericoloso e non siamo tecnologicamente in grado di gestirlo.

La BP sta menando il can per l'aia da mesi. Lo sta menando persino da parecchio prima di quel famoso 20 aprile in cui la notizia si è diffusa in tutto il mondo, e lo dimostrano i traffici sia tecnici che finanziari che tanti sospetti hanno destato e che sono avvenuti settimane prima. Continua a menarlo mettendo e levando cap, trivellando relief well che non arrivano mai a compimento, lanciando annunci trionfali di chiusure mai avvenute per influenzare Wall Street, insomma prendendo tempo e preoccupandosi di tutt'altro che fermare quella maledetta perdita.

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