27/09/10

Onda nera del Lambro, 7 mesi dopo tutto è fermo

A sette mesi dalla “marea nera”, il Lambro non è ancora stato bonificato. Gli interventi delle autorità si sono fermati due settimane dopo la notte del 22 febbraio, quando oltre 25oo tonnellate di gasolio e oli combustibili finirono nel fiume in località Villasanta (MO). Procede, a ritmi estremamente lenti, l’indagine della Procura di Milano: per il resto, l’unico movimento sulle sponde del Lambro è quello dei rilevatori dell’Arpa, che ogni mese monitorano le acque del fiume. Dal boom mediatico di febbraio doveva nascere un grande impulso a ripulire i 130 km del fiume, fondamentale bacino idrografico della regione più industrializzata d’Italia. Invece si è insabbiato tutto. Abbiamo intervistato Lorenzo Baio, esperto di Legambiente che segue da vicino gli sviluppi del caso Lambro.

Lorenzo, com’è la situazione del fiume? La bonifica procede?

La situazione è ferma. Non c’è stata nessuna bonifica, non è stato fatto sostanzialmente niente. Finora l’unico intervento è quello dell’Arpa, che sta monitorando le acque del fiume con cadenza mensile. Gli ultimi dati sono stati pubblicati il 3 settembre: nonostante ci siano state forti piogge a luglio e agosto, ci sono ancora degli accumuli di idrocarburi in provincia di Milano, a valle delle prese irrigue. Sono dati significativi, indicano che il problema persiste. Ma bonifiche vere, non ce ne sono state. Solo grandi parole, buone intenzioni, pochi fatti.

L’attenzione delle istituzioni è evaporata così in fretta?

Sì. Ogni tanto riesce fuori il tema Lambro, quando si verificano emergenze diverse che riguardano tutto il bacino, come le esondazioni del Seveso e dell’Olona di questi giorni. Però già ad un mese, un mese e mezzo di distanza dallo sversamento del Lambro, non se ne parlava più.

La parte “green” del Piano Regionale di Sviluppo, approvato il 17 settembre in Commissione Ambiente, prevede uno stanziamento da 180 milioni di euro per il bacino del Lambro. Questi soldi ci sono?

Per esserci ci sono, ma si tratta di fondi e di programmi già previsti da anni: erano già stati inseriti nel contratto di fiume, adottato nel 2007 tra i comuni del bacino del Lambro, la Regione e le associazioni locali: è divenuto operativo soltanto dal 16 giugno 2010, a disastro avvenuto. Non c’è niente di nuovo in questi soldi, sono ancora lì da anni: è come avere una caramella, che si continua a proporre in diverse salse, ma sempre la stessa. Gli annunci si ripetono, ma la sostanza è poca.

E da Roma? Che interventi ci sono stati?

Lo Stato aveva previsto, nei mesi successivi al disastro, un milione di euro specificatamente per la Lombardia, per fronteggiare la situazione: ma già nei primi giorni dell’emergenza la regione aveva speso 6 o 7 milioni. Son soldi che non sono mai rientrati. E poi ci sono i costi di bonifica ambientale, tuttora sconosciuti in mancanza di un piano concreto.

In questi giorni molti fiumi della regione sono esondati per le forti piogge. C’è il rischio di contaminazione di campi e terreni da parte del Lambro?

No, rischi di sostanze particolari non ci sono: il problema delle esondazioni c’è già stato, e i terreni hanno già assorbito quel che c’era. Sicuramente resta la qualità pessima delle acque del fiume, che aspetta da anni un intervento serio: e poi bisognerà lavorare parecchio sugli accumuli di idrocarburi nella zona di Milano, quelli sì che sono un problema serio.

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