19/10/10

Ammazzane un'altra, Alessio!

AlessioBurtoneRide

Non siamo più uomini e donne. Siamo italiani oppure siamo rumeni. Come dire: non siamo più appassionati di calcio, ma interisti o milanisti, romanisti o laziali. Lasciamo che il colore dei nostri vestiti, una scritta su un passaporto, la lingua che abbiamo imparato al solo esclusivo scopo di comunicare diventino le sbarre che separano le fate dalle streghe, gli uomini dai mostri, il giusto dallo sbagliato.


Non importa se condividiamo lo stesso identico dna. Non importano le nostre azioni, i nostri pensieri. E' stramaledettamente più importante quel marchio di infamia impresso in maniera indelebile non sulle carni nè tra le sinuose circonvoluzioni che irruvidiscono i polpastrelli, ma su un pezzetto di carta, emesso in via convenzionale da un'autorità surrettiziamente istituita ad immatricolarci come vacche, dotate di certificato di provenienza, originarie di questa o quella fattoria dai confini arbitrariamente eretti a separare le pianure dalle colline, le colline dalle montagne, da altre colline, da altre pianure, tutte indissolubilmente legate l'una all'altra, senza nessuna discontinuità come non vi è barriera che separi il naturale fluire del sangue tra gli organi del corpo umano.

I confini non esistono, eppure grazie ad essi la gente odia. Quando Alessio Burtone, una settimana fa, sferra un pugno degno di Cassius Clay al volto di Maricica Hahaianu, non sembra essere questione di razzismo. Una discussione per la precedenza durante la fila alla biglietteria prosegue degenerando in un atteggiamento di reciproca ostilità, fino a quando il ventenne dimostra di non avere chiari i rapporti di forza tra una donna e un uomo. Questo sì: una questione di fragilità femminile, di mancanza di rispetto nei confronti delle donne. Non precipuamente di razzismo.

Ieri, però... Quei cori, quegli slogan mentre i carabinieri portano via Burtone dalla sua residenza. "Via i rumeni"... "Ammazzane un'altra". Lui che sorride, sotto al cappuccio. Ieri la questione ha cambiato faccia. E' come quando gratti con una monetina la patina dorata che nasconde gli esiti di un gratta e vinci: quel che c'è sotto viene disvelato, lentamente.

Se questi sono gli amici di Alessio; se lui, dipinto dal suo avvocato difensore come un ragazzino affranto, se la ride sotto i baffi; se questo è il degradante quadro culturale, il substrato sociale, lo spaccato suburbano dove Alessio è cresciuto ed ha coltivato il quadro di riferimento dei suoi principi, condividendoli, come certifica il suo sorriso; se queste sono le persone che gli vogliono bene e che lo hanno sempre difeso, definendolo un bravo ragazzo, allora Maricica non è più una donna vittima dell'esuberante frustrazione da impotenza di un giovane maschio eterofobico. Maricica è solo una rumena, ammazzata da un italiano xenofobo, cresciuto in un contesto di legittimazione della giustizia fai-da-te, al grido di cacciamo l'invasore e non passa lo straniero, che credeva di rivendicare la supremazia territoriale della sua razza lasciando esplodere incontrollata la barbarie di un'inusitata violenza. Con le bestie non è necessario alcun riguardo: se diventano aggressive è lecito abbatterle in qualsiasi modo.

Gli amici di Alessio credevano forse di aiutarlo, manifestando davanti alle telecamere il loro sostegno, ma non gli hanno fatto un gran favore. Hanno viceversa aiutato gli inquirenti ad inquadrare l'aggressione nel suo contesto più probabile: quello di un'Italia razzista, che scarica sull'altro, sul diverso tutta la furia cieca, ottusa ed anti-storica di chi vive in una società che non sa offrirgli che valori in scatola, prodotti da scaffale circense, principi artificiali, adulterati dalla sofisticazione mediatica che prima pompa il vuoto spinto di una sceneggiatura politica e culturale buona solo per ammaestrare sparuti gruppi di cercopitechi scelti tra i meno brillanti, poi pretende di ergersi a predicatore morale, distribuendo omelie laiche e lacrime di coccodrillo.

Se la cultura di cui Bondi è posto a baluardo è quella del dito medio alla Costituzione, del tricolore incendiato, dei figli di papà e delle igieniste dentali insediati in Regione a percepire stipendi da nababbi, dei banchetti da osteria davanti alla Camera, consumati con la raffinatezza, l'etichetta, la consapevolezza e l'opportunità politica di un branco di porci, delle tragedie umane assimilate ai reality show a concretizzazione delle previsioni a tinte fosche tratteggiate dal decalogo della manipolazione mediatica di Noam Chomsky, allora cosa volete mai che possa frapporsi tra la vita di una giovane donna - rumena? - e la sua morte, se non un esile diaframma più fragile di una cartina di tornasole?

Gli uomini della pietra erano costretti ad uccidere, ma rispettavano ed onoravano perfino i corpi degli animali che, con il loro sacrificio, consentivano loro di continuare a vivere.
Tu ammazzane pure un'altra, Alessio. Ma per cortesia, smettila di ridere.

Pubblico i risultati del sondaggio sul comportamento tenuto dai passanti nell'immediatezza dell'aggressione a Maricica, commentati nel post "L'UOMO SULLA PANCHINA - Un pugno a Roma, una donna in coma, gli zombie intorno"

Risultati Sondaggio

L'uomo sulla panchina

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