27/10/10

I due pesi e le due misure de “Il Giornale” e Co.

A chi lo accusava in questi mesi di attaccare solo una certa parte politica, l’ex direttore de “Il Giornale” Vittorio Feltri controbatteva con un suo classico: «Noi pubblichiamo solo le notizie». Quando il presidente de “La Destra” Storace denunciò Gianfranco Fini per l’affair Montecarlo, il quotidiano di Via Negri esultò titolando così la sua prima pagina del 5 agosto 2010: «La procura indaga , Fini trema (immagine A)». Un titolo completamente diverso invece per commentare un’altra indagine, quella su Silvio Berlusconi e il figlio Pier Silvio per «evasione fiscale e reati tributari» del 16 ottobre scorso: «Assedio A Berlusconi» e poi «torna in capo il partito dei giudici (immagine B)». Quello che il lettore comprende è che in un caso c’è un onesto magistrato che indaga giustamente sulla strana compravendita della casa di Montecarlo e nell’altro invece è la solita “toga rossa” che attacca Berlusconi per fini politici. Un concetto molto semplice e ripetuto spesso in questi anni che però in questa occasione trova subito un intoppo. In entrambe le indagini infatti il giudice è lo stesso il procuratore aggiunto di Roma Pierfilippo Laviani. Nessuna omonimia, nessuno sbaglio. La stessa persona che indaga per fatti lontanissimi e per vicende diametralmente opposte può essere realmente in un caso “toga azzurra” e nell’altro “toga rossa”?

Il doppiopesismo de “Il Giornale” in questo caso viene smascherato con facilità. Un metodo “due pesi e due misure” che l’editorialista del Corriere della Sera, il “superpartes” Pigi Battista ha criticato pesantemente nella puntata di martedì scorso di Ballarò parlando del caso Antigua-Ville offshore di Berlusconi:

«Mentre noi sappiamo come classificare Di Pietro[...] che è giustizialista sempre (mentre io sono garantista sempre), mentre invece dall’altra parte si è garantisti i giorni dispari e giustizialisti i giorni pari. Più o meno il criterio è il seguente: se si tratta di attaccare il nemico politico del momento, a quel punto il garantismo viene totalmente dimenticato, non c’è più, non esiste. Si va avanti per due mesi martellando pesantemente, naturalmente con legittime inchieste giornalistiche [...]Per alcune cose i comportamenti sono disdicevoli, non si può andare avanti così, occorre che il presidente Fini chiarisca tutto ( ed è vero), come anche il Corsera ha chiesto più volte. In altri casi invece è scandalismo, non si deve parlare di offshore, le trasmissioni non devono andare in onda, quello non è più giornalismo d’inchiesta ma giornalismo politicizzato. Allora mettiamoci d’accordo che il principio è: si è garantisti con se stessi, si è forcaioli con gli altri: E questo non va molto bene».

E se lo dice pure Pigi Battista.



di Simone Pomi

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