28/10/10

La guerra del futuro? Sarà per le materie prime

Dopo l’oro c’è stato l’oro nero e domani ci saranno l’Europio, il Neodimio, l’Indio e così via. La tecnologia del futuro (e del presente) ha bisogno di tali materiali, minerali preziosi e rari.

Che si tratti di pannelli solari, schermi ultrapiatti, cellulari o pale eoliche, senza di questi non si va avanti. La battaglia per il loro accaparramento è già cominciata e preoccupa il quotidiano tedesco Bild. La Cina, naturalmente, non poteva non avere un ruolo determinante in questo gioco: più del 95% di queste risorse indispensabili per l’alta tecnologia proviene da quella nazione e i principali acquirenti sono Giappone, Stati Uniti ed Europa.

LA GERMANIA NE DIPENDE AL 100% - La produzione del Neodimio, che gioca un ruolo fondamentale nella realizzazione del totemico iPod, domina la classifica con una percentuale del 97%, all’interno della Repubblica Popolare. Ma è necessario anche per i magneti nei motori ibridi, per l’energia eolica e la lista può continuare ancora a lungo. La Germania, avverte il quotidiano, è completamente dipendente da queste materie prime (e, ripetiamolo ancora una volta, molto rare) e industria e politica ne sono molto allarmate. Il Ministro dell’Economia, Rainer Brüderle dell’FPD (il partito liberale), ha dichiarato: “Per il futuro della posizione nell’alta tecnologia della Germania, il rifornimento di materie prime per l’industria pagabili è di importanza decisiva”. La Germania, a quanto riporta l’Associazione delle Industrie Tedesche (BDI, Bundesverband der Deutschen Industrie), dipende al 100% da questo tipo di importazioni e uno studio eseguito per incarico del Ministero delle Finanze l’anno passato ha evidenziato che in un futuro non troppo lontano la situazione è destinata a peggiorare.

LA CINA NE APPROFITTA - Ovviamente la Cina e i paesi in possesso di tali tesori sono consapevoli della loro posizione di forza. Questa dipendenza è pericolosa anche perché l’utilizzo da parte della Cina stessa dei preziosi minerali sta crescendo, e conseguentemente riduce le loro esportazioni. E infatti a settembre ha dato una dimostrazione della sua influenza nei confronti del nemico storico, il Giappone, il cui fabbisogno di materiali per l’alta tecnologia è soddisfatto al 90% dalla Cina. Che, alla fine del mese, ha bloccato le esportazioni del metallo verso i nipponici destinatari a causa di una controversia tra i due. Recentemente anche il New York Times si è allarmato, cercando di immaginare le conseguenze nel caso dovesse verificarsi un blocco delle esportazioni verso gli Stati Uniti. Pechino ha liquidato la questione dichiarando che non si verificherà una tale eventualità, ma i segnali che arrivano dall’altra parte dell’Oceano sembrano invece far temere il contrario.

L’AUSTRALIA ANCORA INTATTA - Già da qualche settimana è stata inaugurata L’Agenzia tedesca per le Materie prime, che ha lo scopo di aiutare le aziende ad accaparrarsi gli ambiti metalli. Soprattutto si punta verso partnership bilaterali con i Paesi fornitori e ad accordi di garanzie creditizie che dovrebbero convincere i fornitori. A queste politiche si dovrebbero affiancare misure quali un ingente riciclo di materiali tratti da prodotti usati. Ma c’è un altro fattore che potrebbe aiutare la Germania in questa competizione: in Australia si trova indisturbato il 46% dei giacimenti mondiali dei metalli necessari alla tecnologia d’avanguardia, percentuale che potrebbe far vacillare il primato cinese. “Diventeremo l’Arabia Saudita di questi metalli”, ha dichiarato un investitore di lungo corso.

L’ACQUA E I FONDALI ARTICI - La Germania, d’altra parte, ha già firmato un “patto di ferro” con la russa Gazprom (o con la “gazpromiama” Russia?) e la Grande Russia reclama come suoi dei fondali artici, che sono ovviamente ricchi di risorse. C’è poi chi sostiene che la vera battaglia del futuro implichi qualcosa di molto più importante di questi metalli e dei gas: l’acqua. Stiamo assistendo ad una graduale e progressiva privatizzazione del mondo? Penseranno anche, un futuro, di provare a privatizzare pure l’ossigeno? Questa vicenda potrebbe essere monito per molti aspetti: uno è che quando la scienza risolve un problema ne apre altri dieci; un altro riguarda appunto le privatizzazioni selvagge di tutto (e tutti?); un altro ancora pone la domanda: ma è saggio questo modello di sviluppo e di una (impossibile) crescita senza fine? Domanda retorica, ma cancellate ugualmente le ultime righe.

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