12/02/11

Dal mito della caverna di Platone al coraggio della democrazia


Quando studiai filosofia rimasi molto colpito dal mito della Caverna di Platone (allievo di Socrate e maestro di Aristotele).

L’interpretazione del mito (alla cui descrizione rimando più in basso), tralasciando i riferimenti a Socrate è:

Come prima cosa, l’uomo deve svegliarsi da quel sonno che viene chiamato “vita” (equivalente alla liberazione del prigioniero); in seguito egli si rende conto delle finzioni che l’uomo credeva entità reali (le ombre sulla parte della caverna); infine, egli giunge a vedere la verità per quella che è realmente (il sole ed il mondo all’esterno della caverna). L’istinto dell’uomo è quello di liberare gli altri prigionieri per condividere le sue scoperte, ma questo tentativo è inutile, in quanto i prigionieri non possono e non vogliono vedere oltre le rassicuranti ombre ed attaccano il portatore della verità.

La notizia di oggi è che Hosni Mubarak si è dimesso, lasciando il potere all’esercito.
Per la verità e per rispetto alla mia e vostra intelligenza sarebbe più corretto dire che è stato deposto.
Oggi si apre una stagione nuova, nella quale il coraggio della democrazia di cui noi occidentali ci autoproclamiamo portabandiera verrà messo a dura prova: per trent’anni abbiamo sostenuto, accettato e supportato una autocrazia in un Paese che per ragioni geopolitiche è di straordinaria rilevanza. Cito due elementi soprattutto: il canale di Suez e la striscia di Gaza.
Israele ci ha chiesto di dare sostegno a Mubarak perché la sua politica filo-occidentale metteva ancor più nell’angolo l’OLP. E tutto sommato ai governi occidentali interessava avere degli amici nella critica zona del Medio Oriente.
Oggi il movimento più forte in Egitto si chiama Muslim Brotherhood, Fratellanza Islamica. Non è, non ancora, un partito, ma se si andasse al voto sarebbe una forza di maggioranza.
Il cambiamento sarebbe notevole, non tanto per la questione petrolio (gestione del canale di Suez), quanto perché avremmo ai confini di Israele un Paese rilevante (il quarto PIL dell’area Medio Oriente) più disposto ad appoggiare Hamas che non Tel-Aviv.
Il governo del vicino Iran si sfrega le mani, mentre più o meno nascostamente cerca di fare passi avanti nello sviluppo nucleare, un importante Paese potrebbe passare da ‘ostile’ ad ‘amico’.
La tentazione di non permettere la transizione ad una vera democrazia sarà dunque molto forte per l’Occidente: abbandonare le rassicuranti ombre che fino a ieri ci siamo illuse fossero la realtà per confrontarci con essa è molto faticoso.
La democrazia ci piace portarla con i carri armati solo in alcuni Paesi, sacrificando le vite dei nostri ragazzi, oppure è un valore primario per noi?

Presto lo scopriremo, ma tutto questo potrebbe anche essere una grandissima occasione per accorgerci che con altre culture si può, anzi si deve, cercare di dialogare. La strategia del muro contro muro alla lunga non paga, il rischio è di reprimere per decenni delle forze che quando poi riescono a sprigionarsi lo fanno con virulenza. Il buon senso ce lo fa capire, prima ancora che l’erudizione storica.
Prepariamoci ad assistere alla scrittura di una pagina di Storia, perché la vicenda egiziana ci riguarda. come tutto ciò che succede nel mondo globalizzato. Chiuderci nelle nostre piccole beghe di cortile è un limite che non possiamo più permetterci di avere.

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