21/02/11

Petrolio: il punto di rottura?

Libia: militari verso colpo di Stato (Al Jazeera)
da Finanzaonline
21 Febbraio ore 17.30

L'Arabia Saudita ammette: rischiamo di saltare
da Yahoo! Finanza: Ultime notizie - 18/feb/2011 (3 giorni fa)

Difficile interpretare la vera situazione della Libia e del Medio Oriente in rivolta.
Informazioni frammentarie, manovrate, filtrate, confuse e contraddittorie.
Difficile in particolare per un Blogger con i suoi pochi mezzi ma difficile anche per Primarie Fonti Informative che annaspano anch'esse.

Posso solo buttare lì una "banale" considerazione "macro-economica" perchè di questo si occupa il mio Blog.
Se il quadrante Mediorientale dovesse de-stabilizzarsi in modo drammatico e duraturo (in particolare sono da seguire le vicende dell'Arabia Saudita)
il PETROLIO andrebbe alle STELLE
e la RIPRESA faticosamente pompata negli ultimi 2 anni da Governi e Banche Centrali
a suon di tassi a zero, quantitative easing, sbracamento dei debiti pubblici, tamponamento d'emergenza del sistema bancario&finanziario etc etc
andrebbe a farsi fottere in quattro e quattr'otto.
Con l'aggravante che a quel punto "tutte le cartucce" sarebbe già state sparate....

Ho sempre individuato molti punti critici nella soluzione adottata per tamponare la Grande Crisi ovvero nel tamponare una Crisi da Debito con ancora più Debito, alzando la posta fino all'inverosimile e sulle nostre spalle.
Quest'ultima "criticità mediorientale" e "petrolifera" però era rimasta semi-nascosta, in agguato: se si svilupperà...potrebbe diventare il classico "mutuo subprime" al quale nessuno aveva fatto particolarmente caso....
Da un punto di vista esclusivamente macro-economico, la situazione andrà monitorata con estrema attenzione adottando il punto di vista interpretativo sopra descritto.
....Il recente andamento delle materie prime ricorda quello del 2008.
Il prezzo del petrolio è oggi ai massimi dall’ottobre di quell’anno, intorno ai 100 dollari al barile.
I prezzi agricoli mondiali sono tornati al picco di luglio 2008. I prezzi del rame, che da inizio novembre sono balzati del 17 per cento, sono ai massimi di tutti i tempi.
I recenti aumenti riflettono i ridotti timori riguardo le prospettive economiche globali, aiutate dalla Federal Reserve, che sta attuando proprio da novembre dello scorso anno il secondo round di easing quantitativo.
Il timore è che violenti rincari dei prezzi delle materie prime possano causare una ricaduta in recessione dell’economia globale.
I maggiori prezzi delle materie prime agiscono come una tassa sui consumi, trasferendo reddito da famiglie ed aziende dei paesi che tali materie prime utilizzano ai paesi che le producono.
Il prezzo del petrolio ha già spinto il mondo in recessione, negli anni Settanta. La colpa per la recente Grande Recessione globale viene attribuita alla finanza, ma vi sono studi che dimostrano che il rallentamento economico verificatosi tra la fine del 2007 ed il terzo trimestre del 2008 è imputabile al rialzo dei prezzi del greggio.
(N.d.R. i famosi 150$ a barile pilotati "sul nulla" da Goldman Sachs & soci ad estate 2008....)
Nei paesi emergenti, gli alimentari hanno una quota maggiore dell’energia nel paniere dei consumatori, ed il rialzo dei loro prezzi può avere conseguenze disastrose sul piano umano, oltre che economico.
In Asia, a inizio 2008, il rialzo dei prezzi del riso ha portato a diffusi moti di piazza e a disperati tentativi da parte di governi di assicurarsi aumenti delle scorte.
In dicembre, in India, i prezzi degli alimentari sono cresciuti del 14 per cento, guidati da una fiammata inflazionistica sulle cipolle, ingrediente tipico di tutti i piatti nazionali.
In Nord Africa e Medio Oriente, le recenti rivolte di piazza che hanno provocato la caduta del presidente tunisino Ben Ali e l’assalto al potere trentennale dell’egiziano Mubarak sono state innescate da tentativi dei governi di ridurre o azzerare i sussidi su alimentari ed energia.
Oltre a “tassare” i consumatori, i rincari delle materie prime spingono al rialzo l’inflazione. Malgrado i libri di testo suggeriscano che le banche centrali dovrebbero astenersi da interventi in caso di shock dal lato dell’offerta, il timore è che tali rialzi possano innescare effetti differiti più ampi, coinvolgendo le aspettative degli agenti economici.
......Ma lo sbilancio tra domanda ed offerta di petrolio preoccupa. L’ascesa nei prezzi del petrolio è dovuta a forte domanda e offerta stagnante. Inoltre, i prezzi delle materie prime stanno crescendo in uno degli stadi iniziali del ciclo economico. Si teme che la ripresa della domanda petrolifera statunitense si scontri, sommandosi, a quella della Cina, che sta consumando il 23% di petrolio in più rispetto al 2007, così come il 63% di rame ed il 18% di cotone in più.....
Fonte articolo

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