05/04/11

Il popolo dei trasportabili

il popolo dei trasportabili

I medici di base non escono. Il ricordo del dottore che veniva a visitarti a casa è ormai una leggenda buona per intrattenere i più piccini nelle serate d’inverno. Del resto, una sentenza della Cassazione stabilisce implicitamente che non sono tenuti a farlo, a meno che il paziente non sia intrasportabile.

Ma quand’è che siamo intrasportabili? Non certo se soffriamo di un malanno stagionale: in caso di influenza, tosse, catarro e mal di gola sappiamo bene che chiamare il medico è perfettamente inutile, anche solo per farsi consigliare uno sciroppo. Molto meglio rifornirsi da sé sui bancali delle farmacie o aspettare che vi passi. Siete certamente trasportabili. I bimbi con 40 di febbre? Si vestono anche nel bel mezzo di una tormenta e si portano in studio. Se poi il pediatra scopre che hanno la broncopolmonite fa la richiesta per il ricovero d’urgenza in ospedale e si mette la coscienza a posto: trasportabili. Una terrificante sciatalgia vi paralizza a letto da due giorni, che il più lieve colpetto di tosse vi causa dolori lancinanti e non c’è nessuno che possa farvi un’iniezione? Siete trasportabili. Da chi o cosa, visto che magari siete soli, non si sa, e non si sa neppure dove dovreste sdraiarvi, nella sala d’attesa di uno studio medico, visto che se non state perfettamente immobili in posizione orizzontale gridate come un iracheno torturato a Guantanamo Bay: per il vostro medico di base restate sempre e comunque trasportabili!
Per non essere trasportabili dovreste farvi incatenare mani e piedi agli scaffali dei pisellini in scatola e farvi murare vivi nella dispensa. E anche così, restebbe pur sempre a vostro carico l’onere di dimostrare che avete chiamato nell’ordine: un muratore, un fabbro, i vigili del fuoco, una squadra di artificieri, una pattuglia dell’esercito, una portaerei della Nato in servizio nel Mediterraneo e La Russa in persona a tirar calci e capate al cartongesso nel tentativo di liberarvi e rendervi trasportabili. Senza successo, si intende.
Così vi arrendete e, visto che siete soli, ancorché trasportabili, mandate un pony express a ritare le ricette, a comperare le fialette e le siringhe, e poi vi disarticolate come la ragazzina dell’Esorcista, digrignando i denti come Rambo, nel tentativo di farvi l’intramuscolare da soli. Urlate tanto che vi sentono perfino nelle strade, a diversi isolati di distanza, ma lui no: il vostro medico di base non vi sente. Non vi può sentire, perché nonostante dalle 8 alle 20 sia il vostro fottuto medico del cazzo e debba essere reperibile, in realtà potete chiamarlo solo entro le 10 del mattino, e solo per sentirvi dire che siete trasportabili. Se alle 10:01 vi si gonfia un grappolo di emorroidi che al confronto gli airbags del Mars Lander sono testicoli di topo, dovete parlare con una segreteria telefonica, impostata per non registrare i vostri messaggi, oppure dovete aspettare che si facciano le 8 di sera per chiamare la guardia medica. Lì, se vi va di culo e riuscite a prendere la linea, un dottore extracomunitario che a malapena parla l’italiano riescono a mandarvelo. Del resto, chi si ostina a chiedere al proprio medico una visita e, magari, un’iniezione, si sente rispondere che “se dovesse fare così per tutti!”… Porca puttana: ma certo che dovrebbe fare così per tutti! Sarebbe come dire che andate dal fruttivendolo, chiedete 5 Kg di arance e quello vi risponde: “se dovessi dare la frutta a tutti!”. Non ce la fai a fare il tuo lavoro per tutti? Prendi meno pazienti. Con meno pazienti non ti paghi la settimana bianca? Facciamo un bello sciopero e solleviamo il problema. Come mai non sento parlare di scioperi della classe medica? Stanno tutti bene? Ecco, invece i cittadini non stanno bene per niente, e in tutti i sensi.

Il medico di base nelle grandi città sta diventando un orpello inutile, un notaio che vidima le ricette e le impegnative per gli esami che tu, paziente informato, sei costretto a richiedere, nell’assenza totale di ogni forma di assistenza intelligente, proattiva e, Dio non voglia, vagamente empatica. Il popolo dei trasportabili è formato da organismi fragili, indifesi e senza tutele: sopravvivono solo gli individui fortunati, quelli facoltosi o coloro che hanno un medico in famiglia. Gli altri arrivano in ospedale solamente quando ormai è troppo tardi.

Che siano le nuove politiche di controllo demografico?

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