24/05/11

Multe al Silvio-show, Agcom chiede 250mila euro a Tg1 e Tg4

L'Agcom “punisce” il comizio a reti unificate del premier Berlusconi di venerdì 20 maggio: multe da 258 mila euro ai recidivi Tg1 e Tg4, 100mila euro a Tg2, Tg5 e Studio Aperto. Da destra si grida contro l'Authority, ma il vero scandalo è il conto finale: chi pagherà le multe, se non gli abbonati al servizio pubblico? 

“Sono esterrefatto”, geme Minzolini. Proprio non riesce a capacitarsi che l'Autorità garante delle comunicazioni abbia deciso (con 4 voti su 5 in commissione Servizi e Prodotti) di sanzionare il suo Tg. In fondo, cos'ha fatto? Solo mandato in rete, in concomitanza con altri quattro telegiornali a copertura nazionale, il comizio elettorale del premier, con domande-scendiletto mirate a renderne più efficace la prosa. E ha rimediato la massima sanzione prevista: 258mila euro in quanto recidivo.
Secondo l'Agcom, “le interviste, tutte contenenti opinioni e valutazioni politiche sui temi della campagna elettorale, hanno determinato una violazione dei regolamenti elettorali emanati dalla Commissione parlamentare di Vigilanza''. Le polemiche sulla forma non sono mancate: “i tempi settimanali di par condicio sono stati rispettati, non c'è nessuna violazione”, grida il commissario Antonio Martusciello in quota Pdl. E si parla di “ferita alla certezza del diritto e al principio di legalita'". Ma oltre i cavilli l'effetto voluto da Berlusconi era ovvio, la strategia elettorale palese: le sanzioni erano inevitabili.
Ma il problema vero è un altro: il conto della serva. Qualcuno dovrà pagare quelle multe. Le reti Mediaset punteranno ad aumentare i prezzi degli spazi pubblicitari, probabilmente, o proseguiranno con la campagna di tagli al personale per ridurre le perdite.
La Rai, invece, metterà - ancora - le mani in tasca agli abbonati. Saranno loro, infatti, a dover pagare la multa: con la cancellazione di programmi di qualità (e costi discreti), più pubblicità ad interrompere le trasmissioni, e certamente un aumento del canone. Forse sarebbe bastato scaricare parte del costo delle multe sui manager delle reti che hanno commesso l'errore, se così vogliamo chiamarlo, da Minzolini a Mimun, che si sono prestati al gioco illecito del premier. Ma non è questo il caso italiano.
Risultato? Un bel colpo di credibilità al sistema di sanzioni: come possono essere efficaci simili provvedimenti, se l'effetto finale viene scaricato sugli utenti e sui cittadini? Chi rompe non paga mai. Soprattutto in televisione.

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