10/06/11

C'è qualcosa che non mi torna

Classifica Fibra Ottica Italia Paolo Romani Franco Bernabè


Avete presente la Turchia? Quella che sta dividendo i siti web in quattro grosse categorie e ognuno da agosto dovrà scegliersi quella che preferisce (il cui contenuto sarà stabilito ad insindacabile giudizio dell'Authority governativa)? Ecco: noi abbiamo uno sviluppo di connettività in fibra ottica di poco superiore. Per il resto, nella classifica dei 20 paesi stilata al Fibre to the Home Council Europe 2011 arriviamo diciannovesimi. Subito prima della Turchia. Molto (moltissimo) dopo l'Estonia, la Lettonia, la Russia, la Danimarca e la solita Romania che ci straccia sempre più di frequente (andate a vedere come riciclano).


Classifica Fibra Ottica Italia

Quindi mi perdonerete se sorrido quando sento il povero commissario UE Neelie Kroes per l'Agenda Digitale parlare di internet a banda larga come diritto fondamentale per ogni cittadino europeo entro il 2020. Soprattutto quando oggi Franco Bernabé, presidente di Telecom Italia, avrebbe dovuto sedersi al tavolo con Romani (quello del Decreto e di "Colpo Grosso", per intenderci) per la presentazione delle conclusioni per l’avvio della società pubblico-privata sulle reti di nuova generazione, la Ngn.
"Avrebbe" perché non c'è andato, visto che secondo lui lo Stato « ha addirittura bloccato gli investimenti in banda larga e banda ultra larga del principale operatore » imponendo una serie di norme, regole condivise, garanzie senza precedenti che frenerebbero lo sviluppo e gli investimenti privati, già pronti (9 miliardi di euro in tre anni già sul piatto da Telecom).
Ma come: sull'acqua bisogna privatizzare tutto, e sulla banda larga non si può muovere un passo senza gli investimenti statali?

C'è qualcosa che non mi torna.


p.s.
Continuo a sorridere (amaramente) quando penso che siamo 53° come tasso di penetrazione della rete internet tra la popolazione.

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