30/06/11

Val di Susa, domenica la riscossa

La grande manifestazione nazionale, indetta per domenica 3 luglio in Val di Susa, potrebbe costituire il viatico per porre fine all’occupazione militare dei terreni oggetto del futuro cantiere propedeutico alla realizzazione del TAV, a distanza di appena 5 giorni dal momento in cui sono stati “conquistati”, per mezzo di una pioggia di gas lacrimogeno tossico, vietato nei teatri di guerra, ma in tutta evidenza dispensabile in quantità nei polmoni della popolazione civile.
Ed è quello che ci auguriamo vivamente, ma sarebbe profondamente sbagliato guardare alla giornata di domenica e alla “riscossa” in termini di confronto “militare” con le forze dell’ordine e vaticinare una battaglia a colpi di pietre, manganelli e lacrimogeni, come molti media mainstream sicuramente faranno.
La “riscossa” infatti non passerà attraverso uno scontro all’ultimo sangue fra cittadini e poliziotti, e questo per tutta una serie di ragioni, la prima delle quali è costituita dal fatto che le forze dell’ordine non costituiscono il vero antagonista di chi si batte contro il TAV, ma solamente il terminale deputato a veicolare sul campo le decisioni della politica. Ed è proprio nel confronto con la politica del malaffare che il popolo che si radunerà il 3 luglio avrà l’occasione per vincere la propria battaglia e riprendere possesso dei terreni stuprati, con la forza dei numeri e dell’evidenza che nessuno (neanche la peggiore consorteria politico/industriale) può nutrire l’ambizione di costruire un cantiere, contro la volontà della stragrande maggioranza dei cittadini.....

Proprio nei numeri e nella partecipazione popolare, la manifestazione di domenica, troverà la linfa per restituire al mittente (questa volta speriamo definitivamente) un progetto scellerato nato già morto, al solo scopo di foraggiare decenni di profitti illeciti . Le forze dell’ordine non lasceranno i terreni, perché sopraffatte dalla violenza (probabilmente neppure centomila persone potrebbero conseguire un simile risultato ed in ogni caso non si tratterebbe di una vittoria) ma semplicemente porranno termine all’occupazione, in quanto non esisteranno più i presupposti politici per sostenerne la necessità.

Domenica, in Val di Susa, si troveranno a confronto due mondi. Il primo costituito dai dinosauri che albergano in un modello di sviluppo prossimo a defungere, dove le persone e le idee vengono immolate sull’altare della crescita economica, della mafia e dello scempio ambientale.

Il secondo rappresentato dal nuovo che avanza, seppur a fatica, ritagliandosi con le unghie e con i denti ogni metro del proprio spazio.
Dagli uomini, dalle donne e dalle idee che hanno deciso come sia giunto il tempo di chiudere definitivamente la porta in faccia alla follia della crescita infinita, delle guerre “umanitarie”, delle multinazionali del cemento, della politica con il manganello. Per aprire le finestre su un futuro radicalmente differente, fatto di aria fresca, di opere a misura d’uomo, di vite da vivere e non da lasciarsi scorrere addosso, di rapporti armonici con la natura di cui siamo parte, di persone con la testa alta che hanno il coraggio di guardarsi allo specchio, quando si alzano dal letto la mattina.

Proprio per questo domenica sarà importante esserci, da ogni angolo d’Italia, anche se il viaggio è lungo, anche se comprensibilmente costa fatica e denari. Si tratta di un’occasione irripetibile, per dimostrare che il futuro è arrivato e iniziare a smantellare non solo il cantiere del TAV, ma anche un modello di sviluppo che ci sta soffocando tutti, peggio di quanto non sia riuscito a fare il gas tossico di lunedì mattina.

di Marco Cedolin

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