30/07/11

La crisi dell’euro


E ora tocca a Cipro. Secondo il Financial Times, infatti, ci sarebbero ben pochi dubbi: la piccola isola dell’Egeo - che per la cronaca fa parte della cosiddetta eurozona, ovvero di quella fetta d’Europa dove l’euro ha soppiantato le vecchie monete nazionali - sarebbe in guai economici serissimi. Tanto che potrebbe essere presto costretta a chiedere di essere “salvata” dagli altri partner dell’Unione europea.

Insomma. Davvero non c’è pace per i Paesi dell’euro. Dopo, nell’ordine:

1) la crisi della Grecia (affondata da un debito pubblico “monstre” e salvata a maggio 2010 con un prestito di Unione europea e Fondo monetario internazionale da 110 miliardi di euro);

2) il tracollo dell’Irlanda (salvata, a novembre 2010 da un prestito sempre di Ue e Fmi da 85 miliardi di euro);

3) il naufragio del Portogallo (altri 78 miliardi di euro, ancora una volta da Ue e Fmi, a maggio 2011);

4) la seconda tranche di aiuti sempre della Grecia (ri-salvata, pochi giorni fa, da un secondo prestito da 109 miliardi di euro, sempre erogato da Fondo monetario internazionale e Unione europea);

lo tsunami dei debiti pubblici europei sembra continuare imperterrito nella sua marcia inarrestabile.

Che è successo? Il Financial Times, che ai guai di Cipro ha dedicato tre articoli negli ultimi sette giorni, la situazione l’ha riassunta così: errori politici si sono sommati a imprudenze dei banchieri ciprioti. E poi, non è mancato neanche un pizzico di sfortuna. Due settimane fa, una esplosione in una base navale ha ucciso 13 persone e danneggiato la centrale elettrica che fornisce il 50% dell’energia consumata sull’isola. Di qui un’ondata di blackout e di proteste da parte dei cittadini che ha paralizzato l’attività l’attività di governo e impedito che venissero approvate misure di austerity. Anche Cipro, infatti, ha qualche problema a tenere sotto controllo il suo debito pubblico. E poi, appunto, ci sono e banche. Che sono troppo esposte sul fronte greco (ben il 6% di tutti i titoli di stato emessi da Atene sono in mano loro; contro l’8% della Francia e il 9% della Germania, che sono i principali creditori della Grecia). Banche che sono pure troppo grandi.

Gli istituti di credito cipriote, stando ai calcoli del Financial Times, avrebbero bilanci grandi 7 volte - 7 volte - l’intera produzione di beni e servizi del Paese. In altre parole, Cipro - che ha solo 800mila abitanti e un Pil piccolo piccolo da 17 miliardi di euro - assomiglia a un’enorme banca con qualche scoglio attorno. E con i creditori, ossia i greci, decisamente sbagliati: i tre principali istituti di credito ciprioti hanno concesso il 40% dei loro mutui a clienti di Atene e dintorni, proprio mentre l’economia greca sta affondando.

Risultato: Moody’s - che è un’agenzia di rating, ovvero una di quelle società che dà le pagelle a Stati e aziende - ha abbassato il suo giudizio sui titoli di Stato. Portandolo poco sopra al livello spazzatura. E ora Cipro paga interessi altissimi sul suo debito. Per la precisione: i titoli di Stato a dieci anni pagano interessi oltre il 10%. Un livello altissimo. Soprattutto se si considera il fatto che Irlanda e Portogallo, si erano decisi a chiedere aiuto a Ue E Fmi, proprio dopo che i loro titoli di Stato decennali erano arrivati a pagare un interesse pari a “solo” il 7%.

Fin qui, i fatti. E ora un dubbio grosso come un caseggiato.

Se un Paese solo - per esempio la Grecia, che ha pure taroccato i suoi conti pubblici - si diceva: se un solo Paese dell’eurozona si fosse trovato in difficoltà, si poteva anche pensare che fosse, per così dire, un caso e che le responsabilità fossero tutte e solo di quel Paese lì. Ma così non è. Gli Stati che - negli ultimi dodici mesi - hanno già dovuto ricorrere a salvataggi da miliardi sono, appunto, tre. Ora anche Cipro è più che in bilico. E Spagna e Italia sono in fortissima difficoltà. E allora? E allora: non è che niente niente c’era e c’è qualcosa di sbagliato nell’architettura di quella moneta unica che era stata venduta a tutti gli europei come la classica pillola miracolosa?

La stampa anglosassone, da sempre euroscettica, parla apertamente - da ormai un anno e mezzo - di crisi dell’eurozona. Difficile darle torto. La crisi c’è e rivela che no, l’euro non è stata una panacea. Non per tutti, almeno. Si sta creando una linea di frattura sempre più netta tra il cosiddetto centro (Germania e Francia) e la “periferia” (le economie meno performanti) e tra Nord e Paesi del Mediterraneo. E qui non si tratta di Stati che crescono di più e di meno, ma di Paesi che volano (Berlino, in testa) e altri che, letteralmente, affogano in un mare di debiti e di sfiducia. Dunque: rompiamo un tabù. E diciamolo chiaro: spazziamo via il refrain dell’Europa cosa buona a priori. E chiediamoci: cosa non ha funzionato?

I pochi economisti, opinionisti e politici che, vincendo l’italico vizio di stare sempre a guardare l’ombelico del Belpaese, si occupano di Europa, spesso ripetono che una unica moneta non può funzionare se ad usarla sono 17 Paesi, con 17 politiche economiche e fiscali differenti. Altri lamentano che i governi dell’eurozona sono troppo lenti a trovare accordi e soluzioni efficaci per risolvere i problemi che affliggono l’area, come appunto i salvataggi dei Paesi in difficoltà, Si afferma, insomma, che ci voglia più unione. E’ solo questo - e “solo” si fa per dire - il problema? O c’è altro? E questi ostacoli sono sormontabili e a che prezzo?

Sia ben chiaro: questo non lo dico per alimentare il partito degli euroscettici o quella vulgata che dice che “si stava meglio quando si stava peggio” (ovver quando c’era la lira). Al contrario: sono convinto che una poderosa ondata di euroscetticismo monterà presto, se queste questioni non verranno dibattute e spiegate chiaramente ai cittadini. Perché, nei Paesi “salvati”, con gli aiuti sono arrivati anche tagli pesanti. E perché il malcontento potrebbe facilmente montare. Anzi sta già montando, come dimostrano le proteste durissime dei greci, quando il Parlamento di Atene ha approvato l’ultimo giro di tagli; e, dall’altro, il malcontento dell’opinione pubblica tedesca per gli aiuti alle “cicale” del Mediterraneo.

Se l’Europa vuole davvero diventare più unita, deve trovare la strada più giusta ed equa per farlo. Occorre quindi capire se ci sono stati errori. E, per una volta, anche chi li ha commessi, tecnici o politici che siano. Perchè questa crisi finora ha fatto davvero tante vittime. Ma di colpevoli, politicamente e non, ne sono stati individuati pochini. Per loro non ci vorrebbero tribunali. Ma che almeno sia la Storia a ricordarli e condannarli per i loro sbagli.

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1 commento:

  1. Non sono mai stato "euroscettico", bensì sono sempre stato "eurocontrario".
    Ti consiglio di leggere "Il più grande crimine" di Paolo Barnard (lo trovi da scaricare su Google). Lì è spiegato molto bene come la moneta unica sarà una delle cause della nostra rovina.

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