03/09/11

Nessuno fa le manovre come le facciamo noi.

«Credo di poter affermare che difficilmente un altro governo in Europa avrebbe potuto fare un lavoro come quello che abbiamo fatto noi»

- Silvio Berlusconi, 13 agosto 2011

Riassumendo alcuni degli infiniti mutamenti della manovra-bis:

il 12 agosto conteneva anche

- contributo di solidarietà (raddoppiato per i parlamentari)
- abolizione delle province sotto i 300 mila abitanti
- festività infrasettimanali «non concordatarie» spostate a domenica
- via gli enti di ricerca e cultura sotto i 70 dipendenti
- tredicesima degli statali a rischio per amministrazioni che non abbiano centrato i risparmi attesi

Al 3 settembre, invece, tutto cambiato:

- via il contributo di solidarietà (tranne che per parlamentari – ma non è più doppio – e dipendenti pubblici)
- abolizione delle province rimandata all’approvazione di una legge costituzionale
- ripristino delle feste del 1 maggio, 25 aprile e 2 giugno
- restano gli enti di ricerca e cultura sotto i 70 dipendenti
- la tredicesima degli statali non è a rischio.

Nel mezzo alcune idee sono nate e morte nel giro di poche ore

- ulteriore prelievo sui capitali scudati (16 agosto)
- tfr in busta paga (17 agosto)
- scudo fiscale-bis (17-18 agosto)
- dismissioni del patrimonio dello Stato (19 agosto)
- modifica del contributo di solidarietà (con quoziente familiare; sopra i 200 mila euro)
- modulazione delle pensioni di «chi non ha mai lavorato» (25 agosto)
- intervento sul riscatto degli anni di leva e università nel computo delle pensioni di anzianità (29-30 agosto)

Mentre altre sono spuntate dal nulla dopo il 29 agosto

- eliminazione dei privilegi fiscali delle cooperative
- carcere per chi evade oltre 3 milioni di euro
- maggiorazione dell’Ires del 10,5% per le società di comodo
- pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi online

Ed è solo un riassunto. Senza contare che mancano ancora le puntate che ci separano dall’approvazione in Parlamento.

Per fortuna che la manovra andava modificata ma non stravolta (l’Europa non capirebbe, si è detto per settimane – e infatti non ha capito) e che l’imperativo doveva essere mostrare coesione per ridare fiducia ai mercati.

In effetti ha ragione Berlusconi: difficilmente un altro governo europeo avrebbe potuto fare un lavoro «come quello che abbiamo fatto noi».

di Fabio Chiusi

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