21/09/11

Scemenze.

Uno dei temi che sarà più affascinante studiare quando ci saremo finalmente liberati di questa orrenda spirale di ignoranza, populismo, pressappochismo e strafottenza cui siamo condannati è l’incapacità argomentativa degli esponenti di questa maggioranza. La loro miseria concettuale. Il sistematico ricorso a una retorica vuota e insignificante. L’opportunismo e la vendetta elevati a difesa del bene comune.

Gli esempi sono interminabili. Uno, chiarissimo, è rappresentato dal modo in cui esponenti di primo piano del Pdl hanno condannato la raccolta e la pubblicazione delle intercettazioni tra Silvio Berlusconi e Gianpaolo Tarantini. L’ennesimo esempio del problema centrale in tutta la vicenda politica berlusconiana: il suo rapporto con la magistratura. Uno di quegli elefanti nella stanza per cui una persona ragionevole si immaginerebbe al lavoro team delle migliori menti della nostra generazione assoldate dal Cavaliere per formulare una risposta seria, puntuale, circoscritta e documentata.

Dati, raffronti, relazioni, cause. Questo si attenderebbe una persona ragionevole. Spiegazioni del contesto normativo e del sistema della giustizia. Contestualizzazioni su questi elementi negli altri Paesi sviluppati. Numeri, usi e risultati ottenuti tramite le intercettazioni. Modelli di virtù e fallimenti da evitare. Testimonianze, metodi, competenza, rigore. Questo sarebbe lecito attendersi. E invece la risposta del Pdl è ricaduta nel vizio originario: la scemenza.

Basta leggerne alcuni esempi tratti dalla cronaca politica recente:

Se intercettassero tutti i capi di Stato cambierebbe il mondo (Mario Mantovani)

Per le riforme servono fatti, non un nuovo premier (Osvaldo Napoli)

Contro il premier il solito teorema politico (Mario Valducci)

Nuocere al premier nuoce al Paese (Guido Crosetto)

Inaudito spiare il premier a casa sua (Fabrizio Cicchitto)

Centomila intercettazioni non sono state fatte neanche per i processi di mafia (Maurizio Paniz)

Raccomandazioni così, per telefono, sono una cosa normale, che fanno tutti (Denis Verdini)

Ho fatto cose che farebbero tutti (Silvio Berlusconi)

Erano solo serate conviviali (Niccolò Ghedini e Piero Longo).

Leggeteli di nuovo. E poi ancora. Vi sembrano argomenti degni dei più alti rappresentanti delle Istituzioni? C’è il complotto, privo di alcuna prova («il solito teorema politico»). C’è la minaccia («nuocere al premier nuoce al Paese»). Il così fan tutti. Il che volete che sia. I buoni propositi («servono fatti»), peraltro totalmente non pertinenti. Ci sono l’indignazione («inaudito») e il giuridichese («solo serate conviviali»). E c’è il pressappochismo («neanche per i processi di mafia»), che non contestualizza, non articola, non spiega.

Un altro esempio: Standard & Poor’s abbassa il rating dell’Italia. Una persona ragionevole attende che il suo governo faccia una di due cose mutualmente esclusive ma insieme esaustive: la prima è ammettere che la situazione dei conti del Paese giustifica la decisione dell’agenzia di rating; la seconda contestare quella decisione dati dei conti pubblici alla mano. E invece il governo non fa nessuna di queste due cose (esaurendo il campo della ragionevolezza, dunque) e preferisce definire l’agenzia un organo politico e incolpare i media. Di nuovo la tecnica del complotto, mista all’indignazione, ai buoni propositi, al che volete che sia e al pressappochismo. Ergo: di nuovo scemenze.

In molti si sono soffermati sulla povertà e la bassezza del linguaggio di questa classe dirigente e, in particolare, di alcuni esponenti del governo (vedi Bossi, Calderoli, Brunetta, Tremonti, lo stesso Berlusconi); molti meno hanno considerato che si tratta niente altro che dell’espressione tangibile di ciò che accade nel cervello di chi emette quei suoni. E che forse è quest’ultima povertà e bassezza che dovremmo combattere.

di Fabio Chiusi

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