13/10/11

Digitale, i fondi spariscono di nuovo.


Soltanto due giorni fa documentavo il ritardo italiano sullo sviluppo del digitale, chiedendo al ministro Paolo Romani cosa intendesse fare al riguardo.

Bene, oggi apprendo dall’Ansa la risposta indiretta del ministro:

I circa 1,6 miliardi aggiuntivi, rispetto all’obiettivo minimo di 2,4, incassati dallo Stato nell’asta delle frequenze 4G non andranno nemmeno in parte (era previsto il 50%) alle tlc. E’ quanto prevede la bozza della Legge di stabilità. I fondi in più andranno al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato e all’istruzione.

Se la bozza venisse confermata, quindi, il settore dovrebbe fare a meno di circa 800 milioni di euro di finanziamenti da parte dello Stato. La legge attualmente prevede infatti che il 50% dei proventi aggiuntivi rispetto ai 2,4 miliardi previsti debbano tornare al settore. L’asta si è chiusa con un introito che ha sfiorato i 4 miliardi di euro, quindi i proventi in più ammontano a 1,6 miliardi, di cui la metà è, per l’appunto, 800 milioni. La bozza modifica invece il testo originario e dice che “eventuali maggiori entrate accertate rispetto alla stima di cui al presente comma sono riassegnate per il 50% al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato e per il 50% ad incremento della dotazione del fondo di cui all’articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n.5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n.33″. Si tratta di un fondo “nello stato di previsione del ministero dell’Economia e delle finanze” istituito “al fine di assicurare il finanziamento di interventi urgenti ed indifferibili, con particolare riguardo ai settori dell’istruzione e agli interventi organizzativi connessi ad eventi celebrativi“.

Non risulta alcuna dichiarazione di Romani in merito.

Qual è la strategia del governo per colmare il divario con il resto d’Europa e azzerare (come promesso) il digital divide entro fine 2012, dunque? Che ne è dei fondi ripetutamente annunciati e mai erogati? Si è deciso di affidarsi interamente al mercato (con i rischi che ne conseguono)? E se è così, come, quando e perché?

In definitiva che ne è, ministro, della «accelerazione» promessa ad agosto?

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