12/10/11

Utopisti con le palle

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Qualsiasi candidato espresso da un sistema di potere è funzionale a quello stesso sistema che lo ha prodotto. Non è realistico, infatti, supporre che un individuo distrugga il suo proprio riparo notturno e rovesci le proprie scorte alimentari lasciando che marciscano al suolo, preda delle altre creature del bosco, mentre l’inverno ormai alle porte lo coglie senza un tetto e senza un giaciglio. Se lo fa, è un pazzo e non è affidabile.

Il Tempio è invaso dai mercanti. Ieri hanno avviato una trattativa: nuovi vantaggi personali in cambio del voto sul DDL Intercettazioni, che infatti è stato rinviato. Servono non uno, ma dieci, cento, mille Gesù Cristo armati di bastone che radano al suolo la chiesa istituzionale, ormai sconsacrata, e la ricostruiscano in tre giorni.

Non sono i Diego Della Valle, non sono i Montezemolo che potranno farlo. Essi portano in sé il germe del contagio e ricostruiranno un organismo infetto fin dalla sua nascita. Servono uomini cresciuti lontano dall’infezione. Servono incalliti, ingenui, stupidi, romantici utopisti con le palle. Gente in gamba, che ha studiato ma che non conosce la lebbra delle trattative politiche, che può mediare su tutto ma non sui principi fondamentali che tengono dritta la sua colonna vertebrale, che non ha paura di riformare perché il suo mestiere non è la politica e non deve essere rieletto a tutti i costi.

Bisogna porre fine, traumaticamente se necessario, all’Era degli Scilipoti e fare come l’Islanda: far ripagare il debito a chi l’ha prodotto, riprendendoci ciò che ci appartiene.

Alle prossime elezioni, forse già nel 2012, non abbiate paura di votare per qualcuno che non ha esperienza politica. Non serve esperienza per incrociare le idee migliori e lasciare che fioriscano. Al contrario, serve molta esperienza per soffocarle senza che nessuno se ne accorga, in modo da poterle sostituire con vuoti simulacri dietro ai quali nascondere ignobili trame per conservare i privilegi di quel 10% che detiene il 90% delle ricchezze del Paese.

La politica che conosciamo oggi non è altro che la scienza della spartizione del potere: i laureati in questa disciplina non restano mai senza lavoro. Ora è il momento anche per loro di emigrare all’estero per cercare fortuna. Qui non devono più avere un posto neppure da precari. L’Impero dei Cittadini, fino ad oggi dileggiati e presi per i fondelli, deve abbattere il Tempio. L’unica grande opera di cui il Paese necessita è la ricostruzione della Camera e del Senato. E se non sarà pronta in tre giorni fa niente: condurremo le nostre discussioni in piazza, come si conviene ad una vera assemblea del Popolo.

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