04/01/12

L'altra faccia della Globalizzazione: il caso Natuzzi

Non perdetevi il video di Youtube sotto allegato: contiene l'estratto di una recente puntata di Report con l'intervista-denuncia di Pasquale Natuzzi, fondatore del Gruppo Natuzzi, azienda quotata alla borsa di New York e leader nel settore del mobile imbottito.

La denuncia di Natuzzi si sposa perfettamente con le battaglie dei nostri amici di Impresecheresistono, che da lungo tempo trovano sostegno nei nostri Blog: per le nostre imprese nazionali che devono rispettare tutte una serie precisa (ed onerosa...) di regole, d'imposizioni fiscali e di standard lavorativi è impossibile competere con le imprese "emergenti" che utilizzano molto spesso metodi lavorativi disumani e schiavistici, che godono della più totale deregulation e che spesso lavorano in nero o quasi.
Il lato oscuro della Globalizzazione ci porta spesso a mettere sotto ai riflettori casi "lontani"...
Vi ricordate la storia della Foxconn ovvero della fabbrica cinese dei suicidi? (che produceva componenti per Apple, Nokia, Dell, Intel, HP, Sony etc etc)
Le condizioni di lavoro erano talmente "amene" che gli operai cinesi preferivano buttarsi dalla finestra (ufficialmente hanno "spiccato il volo" in 13).
Ebbene: Scandalo! Riflettori puntati, media occidentali che si stracciano le vesti ed urlano vergogna!
Dunque, per "compensare" i suicidi alla Foxconn, hanno pensato bene di aumentare gli stipendi del 20-30% e di raddoppiare il salario minimo.
Ma, non appena i riflettori si sono spenti, poco alla volta sono stati "delocalizzati" tutti gli operai in altre fabbriche remote&lontane, in un esemplare caso di de-localizzazione selvaggia tutta interna al "Continente Cina".

La denuncia di Pasquale Natuzzi mette in luce un caso di "Globalizzazione" (se così possiamo chiamarla) e di concorrezza sleale in un contesto molto più vicino a noi: la Provincia di Forlì, proprio a due passi dalla sede di svolgimento del recente Blogeconomy Day 2 ovvero l'evento che riunisce i principali Blogger economici italiani.Sito RAI Report da cui è possibile scaricare il PDF dell'intervista: "Una poltrona per due"


La concorrenza sleale nel settore del mobile imbottito inizia a Forlì a partire dal 2007, quando sul territorio emerge il fenomeno dei lavoratori irregolari cinesi che producono ingenti quantità di divani e poltrone a prezzi fuori mercato in capannoni fatiscenti.
Le aziende artigiane locali non riescono più a competere con questa nuova concorrenza sleale perdendo le commesse con clienti della grande distribuzione italiani ed esteri.
Dai rari controlli delle forze dell'ordine viene dimostrato che i cinesi riescono fornire prodotti a prezzi dimezzati perché sfruttano i propri connazionali, talvolta clandestini, costringendoli a lavorare in nero e a cottimo e segregandoli nei dormitori attigui ai capannoni. Il sistema va a vantaggio di molte grandi marche che aumentano così i margini, penalizzando sia gli artigiani che non scendono a compromessi sia i consumatori che acquistano un prodotto con etichetta made-in-italy senza ricevere alcuna garanzia di qualità e rispetto dell’etica.
Natuzzi affronta la crisi di mercato sottolineando l’importanza del rispetto delle regole e denunciando la concorrenza sleale....
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La battaglia di Natuzzi contro il "meid in Itali" e a favore del "made in Italy" autentico, contro la finta pelle impropriamente definita “ecopelle”, i terzisti oscuri e a favore degli italiani che rispettano il lavoro le leggi e le persone, è volta a sottolineare e risolvere un problema che impatta negativamente sia sulla società che sull'economia del nostro paese.....

Quando parliamo di Globalizzazione e di Delocalizzazione "selvaggia", dobbiamo tenere conto anche di queste realtà che si sviluppano proprio sotto al nostro naso.

Fonte articolo

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