09/01/12

Quanta confusione sulla decrescita

Mai come in questi anni, vissuti all’insegna della crisi economico/finanziaria, creata scientemente da chi sta costruendo la “società del futuro”, globalizzata, massificata ed appiattita sul dorso del moribondo modello americano, accade sistematicamente di leggere i giudizi e le esternazioni più svariate concernenti la filosofia della decrescita.
Giudizi ed esternazioni esperite quasi sempre da chi, dopo avere letto sommariamente qualche testo che tratta l’argomento, manifesta il convincimento di poterne discettare dottamente, pur avendolo (nel migliore dei casi) compreso solamente in maniera parcellare, quando non equivocato completamente.
Sono tanti i genialoidi che affermano con adamantino convincimento che proporre la decrescita non avrebbe alcun senso, dal momento che la decrescita c’è già, incarnata dalla contrazione del pil che si sta attualmente verificando, con tutte le conseguenze, disoccupazione, impoverimento ed angustie assortite che stiamo sperimentando in questi giorni.

Se costoro avessero capito almeno quel poco che hanno letto, dei vari Pallante, Latouche, De Benoist, Roegen et similia, saprebbero benissimo che la riduzione del pil attualmente in atto non ha nulla a che fare con il modello della decrescita tratteggiato dai suoi sostenitori.
Oggi ci troviamo di fronte ad una società fondata sulla crescita e costruita per crescere indefinitamente in maniera illimitata, che per svariate ragioni, nonostante lo voglia fortemente,  non riesce più a crescere, trovandosi pertanto a boccheggiare come un pesce senza acqua che moribondo agonizzasse nell’ultima pozzanghera rimasta.
La società che i vari teorici della decrescita auspicano possa nascere è un modello basato su fondamenti di tutt’altro genere…….

Il benessere individuale, la qualità della vita, un rapporto simbiotico con la natura, il recupero dei rapporti sociali comunitari, il tempo liberato, il ridimensionamento della sfera finanziaria, le tradizioni, lo scambio e il dono e molto altro ancora. Il tutto vissuto all’insegna di una riduzione del pil che nasce da una scelta consapevole e non riveste assolutamente un carattere depressivo o catastrofico, caratterizzandosi come parte integrante di un differente modello sociale.

Altri genialoidi, innamorati dello sviluppo e della modernità, credono di aver letto, nei testi che non hanno capito, l’intenzione di un ritorno ad un passato fatto di piedi scalzi, case senza riscaldamento, viaggi a dorso di mulo, arretratezza tecnologica, penuria economica, malattie e ignoranza.
Probabilmente lo credono proprio per ignoranza o troppo fervida immaginazione, dal momento che nessuno fra i teorici della decrescita  ha mai vaticinato qualcosa del genere.
Il pensiero della decrescita osteggia questo sviluppo e questa modernità,  ma intende costruire una società che raccolga le tradizioni e gli insegnamenti del passato non per perpetuarli in maniera statica, ma per guardare al futuro in una maniera nuova. Una maniera che prescinda dalla devastazione ambientale, sociale ed economica attualmente in atto, ma utilizzi (meglio) la tecnologia e usi  l’energia in maniera intelligente.

Altri ancora ritengono di aver capito che la decrescita sia un modello economico e sociale che un manipolo d’imbonitori  intenderebbe  imporre sotto forma di dittatura, per ridurre il popolo in miseria, mentre loro gozzovigliano nascostamente con le risorse altrui.
Non me ne vogliano, ma questa (mai carezzata in nessun testo dei teorici della decrescita) è esattamente la realtà dei nostri giorni, dove la mafia tecno/finanaziaria che sta mettendo il popolo in mutande, mentre è impegnata a suggere champagne dai calici di cristallo, non ha certo bisogno di teorizzare la decrescita per portare avanti i propri intendimenti. Le bastano lo spread, il default ed una massa dicervelli all’ammasso innamorati del consumo per il consumo.

Altri ancora criticano il fatto che sotto l’albero della decrescita alberghino molte “anime belle” che usano il fascino di una filosofia trendy, unicamente per sbarcare il lunario, vendere libri, fare marketing verde e vendere i propri prodotti, mentre al contempo se ne infischiano di ciò che predicano e vivono nel lusso.
Fatta la debita premessa che la decrescita è ben lontana dal manifestarsi  come antagonista del lusso, incarnando semmai l’idea di un “lusso intelligente” (esiste un lusso migliore della serenità vissuta nel tempo liberato?) senza dubbio costoro dicono delle cose vere.
Nell’ambito di chi s’interessa di decrescita, come di ambiente e di ecologia, esistono molti opportunisti  che percorrono la strada unicamente alla ricerca di una qualche convenienza personale. Non potrebbe essere diversamente, dal momento che viviamo nella società della crescita e dello sviluppo, dove l’obiettivo economico è in cima alla lista delle priorità ed ogni mezzo finalizzato a conseguirlo è buono, purché serva a raggiungere lo scopo.
Questa realtà contingente (figlia della crescita) non sminuisce comunque affatto il pensiero della decrescita, semmai lo rafforza in qualità di cartina di tornasole del livello di degenerazione al quale siamo giunti.

In conclusione quello della decrescita non è certo un modello certificato, studiato in ogni dettaglio e pronto per venire applicato, garantendoci prati verdi e prosperità per il resto dei nostri giorni.
Si tratta al contrario del contenitore di tutta una serie di pensieri teorici che hanno come minimo comune denominatore la volontà di trovare una via d’uscita all’insostenibile situazione contingente, attraverso il recupero dell’individuo in qualità di essere umano e non di mero tubo digerente della macchina del consumo. Una serie di pensieri senza dubbio perfettibili e migliorabili attraverso  altri pensieri che lastrichino la strada dell’applicazione pratica. Un tentativo estremo di scendere in cordata sulla parete della voragine, mentre il treno impazzito sta sprofondando nel burrone.
Con una forte componente di utopia, senza ombra di dubbio, ma sempre estremamente realistico se rapportato al pensiero di coloro che rimangono aggrappati al mito del consumo, della crescita e dello sviluppo, senza essersi accorti che nella carestia sociale sono già immersi fino al collo.

di Marco Cedolin

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