20/02/12

Passaparola 20/02/2012 - Meno panem piu' circenses - Gianfrancesco Turano


Panem et circences. Di Panem ce n’è sempre meno, ci rimangono i circenses: il calcio. Siamo una Repubblica fondata sul Pallone. Calcio è politica, una coppa in Champions League o uno scudetto possono valere fino al 5% di voti. Calcio è potere. Crea governi e fa nascere movimenti politici. Senza calcio quanto durerebbe l’Italia?

Il Passaparola di Gianfrancesco Turano,

La Lazio di Lotito, l' Udidese di Pozzo
Buongiorno a tutti gli amici del blog di Beppe Grillo, io sono Gianfrancesco Turano, un giornalista de “L’Espresso” e ho appena pubblicato il mio ultimo libro, che si chiama “Fuorigioco”. È un libro che parla di dieci Presidenti della serie A: ci sono i principali Moratti, Berlusconi, Di Benedetto, Lotito, Della Valle, Zamparini, Pozzo, De Laurentis, i veri padroni del sistema calcio.Un sistema che nasce in teoria come puro divertimento, poi passa attraverso il sistema economico e diventa entertainment, però entertainment all’italiana, segnato in maniera molto forte da una componente politica. Gli imprenditori entrano nel calcio, in teoria, per guadagnare, le società italiane sono ormai da diversi anni delle società per azioni, delle Spa, spesso inserite in grandi gruppi imprenditoriali: è il caso della Fininvest, che controlla il Milan, del Gruppo Della Valle, che controlla la Fiorentina, della Filmauro, che controlla il Napoli di De Laurentis. In teoria l’obiettivo delle squadre di calcio sarebbe il profitto: peccato che quest’obiettivo venga quasi normalmente mancato mancato in maniera disastrosa, mancato con contraccolpi terribili dal punto di vista finanziario.
Il caso più importante è quello dell’Inter di Massimo Moratti, che non ha società e che, da quando Moratti è lì, dal 94 ha perso 1 miliardo e 350 milioni di Euro. Allora perché gli imprenditori entrano nel calcio? Quale è la loro motivazione principale? Naturalmente molti di loro lo fanno per passione: è il caso di Moratti, dobbiamo ritenere, che non ha mai avuto (lui) principali interessi politici. La famiglia Moratti sì, come sappiamo, perché Letizia è stata ministro con Forza Italia, è stata sindaco di Milano. Altri – il caso principale è quello di Silvio Berlusconi – hanno costruito la loro carriera politica sul calcio, spesso in altri casi si vede che è la politica che chiede all’imprenditore di occuparsi della squadra di calcio: perché accade? È evidente: perché una squadra di calcio piccola, media o grande che sia è una squadra ma è anche un partito che può essere molto grande, enorme. La Juventus è un partito di oltre 10 milioni di tifosi, lo stesso vale per il Milan per l’Inter. Questo basterebbe a – come dire? – giustificare il parallelo tra politica e imprenditoria nel calcio: in realtà ci sono stati dei casi in cui i politici sono andati a bussare alla porta dell’imprenditore perché l’imprenditore si occupasse della squadra di calcio.
Faccio un caso, che è quello di Claudio Lotito: Claudio Lotito prende la Lazio nel momento in cui il club romano, controllato dalla Cirio di Sergio Cragnotti che ha dichiarato bancarotta, è a sua volta vicino al fallimento. Lotito in quel momento è un piccolo imprenditore semisconosciuto che lavora nel settore delle pulizie, un settore a sua volta molto condizionato dai rapporti con la politica, perché vive di appalti con enti locali, con enti pubblici, con società controllate da azionisti pubblici. Gli si chiede di occuparsi di una squadra di calcio e glielo si chiede perché la Lazio non deve fallire: qualunque altra Spa avrebbe dovuto portare i libri in Tribunale, ma la Lazio non può seguire la stessa fine, perché i tifosi della Lazio, gli ultrà della Lazio, che sono spesso infiltrati da gruppi politici di estrema destra, hanno già spiegato molto chiaramente che se la Lazio fallisce loro spaccano tutto. Dopo una serie di manifestazioni degli ultrà della Lazio Silvio Berlusconi dice che la Lazio non può fallire per problemi di ordine pubblico: il suo governo – siamo nel 2003 /2004 – decide di creare ad hoc per la Lazio un provvedimento che smaltisca il debito fiscale e previdenziale della Lazio, gigantesco, in 23 comode rate. Se non ricordo male si finirà di pagarle nel 2027, quindi è il sogno di chiunque abbia un problema con Equitalia o l’Agenzia delle Entrate 23 rate: sogno che non è alla portata di tutti, evidentemente. Alla Lazio riesce.
Altro esempio: l’Udinese. L’Udinese è l’altra squadra, insieme al Milan, come anzianità del suo proprietario, perché Giampaolo Pozzo è lì da 26 anni, quanto Silvio Berlusconi. Entrambi arrivano nel 1986, quando Pozzo arriva all’Udinese l’Udinese è una società che ha superato.. che tenta di superare un periodo di crisi, perché ha avuto un periodo di grandezza con Zico, il grande calciatore brasiliano, e è in difficoltà finanziarie. La Regione Friuli Venezia Giulia, la Provincia di Udine, il Comune di Udine, quindi la politica cercano a tutti i costi una soluzione e viene trovato un imprenditore metalmeccanico, uno che fa trapani e frese. Giampaolo Pozzo diventa così il Presidente dell’Udinese, essendo per altro uno dei pochi che oggi, con una squadra di calcio, è capace di guadagnare, ma questo è secondario. Perché è secondario? Per quello che abbiamo detto prima: è secondario, perché la cosa principale, la garanzia principale che deve dare un Presidente di una squadra alla politica è di fare sognare i tifosi, di garantire ai tifosi la serie A, perché la serie A è la pace sociale, è una sorta di stabilità politico /sportiva che consente ai tifosi di rispettare in qualche misura lo status quo.
L’altro esempio che possiamo fare è un esempio molto antico: è quello del Napoli di Achille Lauro. Achille Lauro, che era uno degli animatori del Partito Monarchico, diventa Presidente del Napoli per sfruttare in parallelo la forza politica e la forza del tifo.

Il Milan di Berlusconi, il Palermo di Zamparini
Silvio Berlusconi si vede così che non ha inventato niente: la sua storia tra l’altro.. il suo rapporto con il Milan è molto particolare: come si sa, ovviamente lui compra il Milan, lui è un tiepido simpatizzante interista, anche lui non è molto interessato al calcio, tenta di comprare prima l’Inter di Fraizzoli, non ci riesce e compra il Milan di Farina, una squadra che è al fallimento, fondamentalmente: la compra in Tribunale per pochissimo. Vince con il Milan, poi scende in politica: vince anche lì le elezioni del 94 e, dopo aver utilizzato il Milan come struttura, quindi Capello, l’allenatore, i managers.. le conferenze stampa di Milanello diventano delle tribune politiche in cui calciatori, allenatori e personale tecnico fanno la propaganda alla neonata Forza Italia. Quando nasce il tema del conflitto di interessi, cioè nasce immediatamente ma poi rimane lì, si incomincia a porre il problema di quest’uomo che è allo stesso tempo il Presidente del Consiglio, il capo del primo partito italiano, uno dei principali imprenditori del mondo nel settore televisivo e è, tra l’altro, il proprietario del Milan. Nel 2004 l’allora ministro Franco Frattini decide che si risolve il problema del conflitto di interessi. Berlusconi con la Legge Frattini viene costretto a dimettersi dalla presidenza del Milan, al suo posto nomina un Vicepresidente esecutivo che si chiama Adriano Galliani e rimane, come disse al tempo Michele Serra, il mero proprietario. Fa lo stesso con la Fininvest, ovviamente, e fa lo stesso con Mediaset. Che cosa succede adesso? Quando cade l’ultimo governo Berlusconi e si insedia Mario Monti a Palazzo Chigi Berlusconi non ha più il problema del conflitto di interessi, quindi la prima cosa che si incomincia a vociferare nel suo ambiente familiare è che lui torni a essere il Presidente del Milan. Lo comincia a dire Barbara, sua figlia, con l’intervista a La Gazzetta. Barbara è l’unica dei cinque figli di Berlusconi che mostra un interesse reale per il Milan e Berlusconi dice davanti alle telecamere, dopo il trionfo in Milan - Arsenal di Champions League per quattro a zero.. comincia a dire che a una figlia non si può dire di no e che lui probabilmente tornerà Presidente del Milan, non si ricandiderà - dice lui- alla presidenza del Consiglio nel 2013, ma potrebbe tornare a fare il Presidente del Milan. Quindi Berlusconi fa un percorso di questo tipo: è imprenditore, compra il Milan, dal Milan passa alla politica e adesso dalla politica torna al Milan. È un triangolo che molti interpretano a loro modo. Un’interpretazione del ritorno di Berlusconi alla presidenza del Milan potrebbe essere questa: Berlusconi in questo momento è tagliato fuori dalla politica, non è più sui giornali e per lui è un dramma, abituato quotidianamente a avere su ogni testata cinque /sei pagine, a dettare l’agenda persino all’opposizione, in questo momento è quasi sparito. Uno che vive di esposizione mediatica come Berlusconi in questo vede un pericolo e allora un’interpretazione del suo ritorno al Milan potrebbe essere che da Presidente lui recupera quella ribalta mediatica che in questo momento la politica gli ha negato, anche perché lui dice “ nel 2013 non mi candiderò”, ma non sarebbe la prima volta che dice una cosa un po’ diversa dalla realtà.
Zamparini è il Presidente del Palermo, è un imprenditore friulano che ha comprato già il Venezia prima di comprare il Palermo, va in Sicilia perché vuole costruire un grande centro commerciale e compra il Palermo, che è una società in quel momento in grande decadenza, in serie C, ha successo, riporta il Palermo in serie A, intorno a lui si crea un grande prestigio e questo prestigio lo convince a creare nel 2011, pochi mesi fa, il Movimento per la Gente. Movimento per la Gente è un movimento di tipo populista che ha come principale obiettivo una sorta di riscossa, di liberazione dalla tirannia di Equitalia. Zamparini ha detto di non voler entrare in politica direttamente, ma di voler fare un movimento che comunque politico di fatto è, quindi qui abbiamo un altro esempio del triangolo che facevamo prima con Berlusconi. L’imprenditore compra la squadra di calcio e va in politica dopo essere passato per una serie di pressioni politiche, di sostegni politici, perché il Palermo è una squadra che ha da sempre una caratterizzazione di tipo politico: uno degli ultimi Presidenti del Palermo all’inizio degli anni 2000 è stato l’ex sindacalista, l’ex Segretario Generale della C.I.S.L. Sergio D’Antoni, poi a sua volta passato dal sindacalismo alla politica con la creazione di un partito centrista post/democristiano. Il Palermo ad oggi ha come Vicepresidente uno dei fratelli Micciché, fratello del politico Micciché: è il terzo fratello, Guglielmo, fratello di Gianfranco che è il politico e di Gaetano, che è uno dei principali banchieri italiani per il gruppo Intesa San Paolo.
L’altra caratteristica storica del Palermo è di essere stato una società che ha avuto problemi costanti con le infiltrazioni di Cosa Nostra. Il Palermo è stato addirittura controllato, in certi momenti, da Cosa Nostra, gestito da managers che erano vicini a Costa Nostra. Con la prospettiva zampariniana della costruzione di un nuovo centro commerciale nella zona di Partanna Mondello, nella zona vicina al vecchio Zen e di un nuovo stadio Costa Nostra è tornata alla carica e cosa è successo, quindi? Che Zamparini si è trovato, in poche parole, i mafiosi in casa: un direttore sportivo del Palermo ha rivissuto una delle scene del Padrino numero uno, perché ha ricevuto a casa una testa di capretto mozzata. Lì lui ha avuto una reazione di chiusura totale, è riuscito a creare un blocco - e questo gli fa onore, evidentemente- e a respingere queste pressioni mafiose grazie anche all’amicizia personale che lo lega a Piero Grasso, che è il Superprocuratore della Direzione Nazionale Antimafia, grande tifoso del Palermo. Grasso è in qualche modo sceso in campo per aiutare il suo amico Zamparini e proteggere la sua squadra amata dalle pressioni mafiose e questo è un episodio che chiarisce come interagisce la politica con il calcio, perché Cosa Nostra tenta di mettere le mani su tante società in Sicilia, però sul Palermo no, non si può. Sul Palermo non si può, perché c’è l’interessamento positivo della Direzione Nazionale Antimafia: forse sarebbe auspicabile che quest’interessamento ci fosse anche per altre società.

Di Benedetto, un segnale di novità
Facciamo una finestra su Di Benedetto. Il maggiore segnale di novità di cui parlo nel libro è la presenza di Thomas Di Benedetto tra i Presidenti delle squadre italiane: perché è un segnale di novità? Perché la serie A è sempre stata un mondo iper/protezionistico dal punto di vista della proprietà, quindi gli stranieri vanno bene se fanno l’ala destra piuttosto che il terzino,ma i Presidenti sono sempre stati italiani, a alto livello ovviamente. Di Benedetto è cittadino statunitense, benché di origine campana viene da Boston e nella Roma ha portato o intende portare insieme ai suoi soci – lui non è solo – un modello di business all’americana, quindi io prendo la Roma perché la Roma mi fa guadagnare. La cosa curiosa di Di Benedetto è che lui in realtà ha un’origine politico /imprenditore che ricorda quella di molti suoi colleghi della serie A. Di Benedetto, che ha lavorato nell’immobiliare e nella finanza, è allo stesso tempo Presidente di un importante gruppo /associazione lobbistica che sta a Washington in K Street , che è la strada vicino alla Casa Bianca, dove ci sono i maggiori istituti di lobbying degli Stati Uniti e Di Benedetto nei primi anni 80 è un uomo politico vicino all’amministrazione di Ronald Reagan. Un’altra cosa molto importante è che a metà degli anni 80, quando l’Unione Sovietica sembrava molto lontana dal crollo, è uno dei pochissimi uomini d’affari occidentali a fare affari in Unione Sovietica. Poi, quando l’Unione Sovietica crollerà, lui sarà lì a comprare vecchie caserme dismesse, vecchi terreni militari dismessi..
Quando è arrivato per costruire il nuovo stadio, è in qualche modo dovuto scendere a patti con il mondo della politica, quindi ha dovuto vedere Alemanno, Zingaretti il Presidente della Provincia, la Polverini. In qualche misura, insomma, anche l’amico americano quando arriva in Italia si deve adattare.
Questo libro è un atto d’amore verso il calcio: non sono meno appassionato di calcio della media degli italiani, forse lo sono un po’ di più. Proprio per questo ho cercato di far vedere a chi è appassionato come me quello che succede dietro la partita, quindi quando andate a vedere il prossimo incontro divertitevi, tifate, ma per favore Passate parola: non votateli!

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