05/03/12

NoTAV: Grandi Opere, e quegli sciocchi ecologisti di Rapa Nui


Riesco ad immaginare qualche sciocco ecologista, che nel 1400 sull'Isola di Pasqua tentava di avvertire dell'idiozia che si stava compiendo, dapprima deriso e poi probabilmente manganellato per farlo tacere.

Ieri, a proposito della battaglia NoTAV, ricordavo i futuristi e come i grandi vecchi che dettano la politica siano ancora affezionati a concetti quali modernità, velocità, roba che andava bene ai tempi di D'Annunzio.

Tra i vari improperi all'indirizzo dei NoTAV, si legge spesso l'accusa di "farlocchi ecologisti" e "sciocchi ambientalisti", che bloccano le Grandi Opere dell'ingegno umano solo per difendere il territorio. Tutto ciò mi ricorda la storia di Rapa Nui, l'Isola di Pasqua. Dice Wikipedia:
Nacque da parte degli abitanti la necessità di costruire i moai, il cui sistema di trasporto richiedeva notevoli quantità di legname. Cominciò pertanto un importante lavoro di disboscamento dell'isola. (...) Verso il 1400 d.C. la popolazione raggiunse i 15.000-20.000 abitanti e l'attività di abbattimento degli alberi conobbe il proprio massimo di intensità. La riduzione della risorsa forestale provocò un inasprimento dei rapporti sociali interni che sfociarono talora in violente guerre civili. (...) Le condizioni di vita sull'isola divennero pertanto proibitive per la poca popolazione rimasta.

La Grande Opera, a Rapa Nui, erano gli imprescindibili e irrinunciabili testoni di pietra.
Non importava distruggere completamente il territorio, non importava far fuori tutti gli alberi e il legname, non importava neppure affrontare guerre civili e il rischio di una decimazione della popolazione. I Moai "andavano fatti", perché sì, e si deve andare fino in fondo ad ogni costo.

Riesco ad immaginare qualche sciocco ecologista, che nel 1400 sull'Isola di Pasqua tentava di avvertire dell'idiozia che si stava compiendo, dapprima deriso e poi probabilmente manganellato per farlo tacere. Riesco ad immaginare anche gli impennacchiati leader, circondati dai soldati, vantarsi della Grande Opera "moderna" che avrebbe immortalato per sempre la loro cultura.

E ci sono riusciti, a rendersi immortali, ma non prima di essere crepati tutti. Oggi siamo contenti di poter ammirare le belle e misteriose statue -"chissà a che diamine servivano", ci chiediamo-, e forse tra 500 anni i nostri posteri ammireranno tunnel e gallerie chiedendosi perché diamine noi bucassimo montagne con tanta convinzione. Le statue sono belle, ma avevano ragione quegli stupidi ambientalisti: sono costate l'esistenza di un'intera civiltà.

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