30/07/12

I bei tempi andati


Immagino abbiate lungamente dibattutto del fatto che l’€ sia stato un buono od un cattivo affare per l’Italia, che l’Italia sia solvibile o fallita, che il sistema é destinato a cadere, che le cause sono da ricercarsi nell’esigenza di pagare gli interessi per un debito che non verrà mai rimborsato…

A quanto ho letto il disagio sociale, soprattutto in Spagna, é cresciuto molto durante la mia assenza. E con lui le forme di protesta. Contro il governo (i governi) sprecone(i), contro l’austerità, contro le tasse, ma anche contro i tagli di spesa, contro le banche, ma anche contro il credit crunch, contro la disoccupazione… insomma proteste in ordine sparso. Il movimento Indignado non riesce ad andare oltre la sua stessa condivisibile e doverosa indignazione, non esistono proposte di come gestire la situazione (e anche le proposte di ritorno alle monete nazionali paiono più che altro boutades cui non seguono piani seri e articolati), non esiste un obiettivo da raggiungere: normalmente le persone si aggregano in movimenti proprio per il raggiungimento di uno scopo comune: é questo che li distingue dai partiti, che -al contrario- hanno posizioni su molteplici argomenti e sono disponibili al compromesso per ottenere risultati parziali. Talvolta i movimenti sono di raccolta firme per un obiettivo referendario, altre volte sono movimenti con obiettivi non legislativi ma di formazione di una opinione pubblica su uno specifico argomento. Raggiunto l’obiettivo si sciolgono spontaneamente.

Tutto questo oggi manca, probabilmente perché, forse inconsciamente, sappiamo che coloro a cui dovremmo rivolgere le nostre proteste e richieste di cambiamento sono le generazioni passate. E sapendo di non poterlo fare, di essere gli sconfitti di una partita che non abbiamo nemmeno giocato, pretendiamo di lamentarci con i tedeschi troppo intransigenti, con il Governo che per tappare i buchi vende asset, (ri)mette tasse, taglia spese, e finiamo per prendercela con la moneta unica che non ci permette la scappatoia della svalutazione e ci costringe a cercare la competitività per vie meno subdole: perché non proviamo a chiedere una parificazione del diritto del lavoro e degli ammortizzatori sociali all’interno dell’eurozona così da non stimolare di fatto il dumping interno all’area euro sui diritti dei lavoratori? Potrebbe funzionare meglio che non piangere sul destino cinico e baro che ci ha costretti al sovraindebitamento.

Ah, le generazioni passate, loro sì che se la spassavano: Stato perennemente in deficit, redistribuzione improduttiva generosa, massimo sforzo richiesto il “contenimento dell’espansione della spesa”… che pacchia! Tutta sulle nostre spalle! E’ doveroso essere indignati, ma proprio per questo é indecoroso sperare di cavarcela sperando di poter tornare a riprodurre lo stesso copione.

Necessitiamo di un Governo di persone serie che conduca le adeguate trattative (la proposta di cui sopra ne é un banale esempio) con gli altri Paesi dell’area Euro, che magari ora vi siete illusi sia improvvisamente esente da un riaccendersi degli spread grazie ad un paio di dichiarazioni ben allineate. Scordatevelo: i problemi strutturali si risolvono con le (dolorose) riforme strutturali. Con le dichiarazioni ben allineate forse (forse) si guadagna il tempo necessaria ad attuarle, le riforme strutturali. Presto il mercato verrà a testare la consistenza delle dichiarazioni ben allineate. Se per l’ennesima volta cadiamo nel tranello di pensare che un tampone monetario non renda necessarie le riforme strutturali potrebbe essere la volta che non ci rialziamo.

E a proposito di governi che conducono adeguate trattative, visto che siamo a fine Luglio, faccio un doveroso ricordo con una canzone che parla di un “piccolo borsello” e di una “agenda rossa che non si trova più” (lascio alla vostra intelligenza la facoltà di cogliere i riferimenti) chissà mai che scopriremo un giorno che le adeguate trattative non sono state fatte perché qualche Governo era impegnato in un altro genere di trattative


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