16/07/12

Passaparola 16/07/2012 - La crisi della Cina e la depressione mondiale - Aldo Giannuli


"La crisi che ci ha colpiti dall’estate dell’anno scorso e la conseguente recessione di quasi tutti i Paesi europei ha comportato una caduta verticale delle importazioni e di questo ha fatto le spese in primo luogo la Cina. Si sta fermando l’economia mondiale. E’ estremamente pericoloso perché questa dinamica può colpirci molto seriamente." Aldo Giannuli

Il Passaparola di Aldo Giannuli, Professore di Storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università statale di Milano.

La grande locomotiva cinese comincia a fermarsi 
Saluto gli amici del blog di Beppe Grillo. Sono Aldo Giannuli, insegno Storia del mondo contemporaneo presso la facoltà di Scienze Politiche dell’università Statale di Milano. Dopo essermi occupato per molto tempo di strategia dell’attenzione e Storia degli anni ‘70 sono andato maturando altri interessi, in particolare della globalizzazione e di analisi dell’attuale crisi economico/finanziaria in atto.
Quattro anni fa iniziò la crisi finanziaria che viviamo tutt’ora: per la verità era iniziata l’anno prima, noi ci accorgemmo della crisi nel settembre del 2008 per il fallimento della banca Lehman Brothers. Dalla crisi si disse che si stava uscendo - ma in realtà si trattava di una tregua – grazie agli interventi della Banca Centrale Americana, la Fed, che concesse moltissima liquidità a bassissimo costo alle banche che erano in pericolo di fare la stessa fine della Lehman Brothers e della Banca Centrale Cinese, che stanziò ben 608 miliardi di dollari per rilanciare la produzione nel Paese e sostenere la domanda aggregata mondiale. Questo è un punto che richiede qualche spiegazione: il funzionamento dell’economia è strettamente correlato al dato della domanda aggregata mondiale? Vuol dire che non è importante, o è relativamente importante che cali la domanda di beni e di servizi in un singolo Paese: se negli altri Paesi c’è un aumento che compensa quella flessione e produce ulteriore domanda, ugualmente l’economia si rimette in moto; vuol dire che il Paese in crisi consumerà di meno, ma cercherà di esportare di più, quindi il dato fondamentale è quello della domanda aggregata di tutti i Paesi a livello mondiale. La Cina in questi anni ha funzionato come il grande motore, la locomotiva che ha continuato a tirare tutti gli altri: producendo, la Cina ha continuato ad avere un’elevata domanda di materie prime e di tecnologie, materie prime prese prevalentemente da Paesi in via di sviluppo o da Paesi tradizionalmente più poveri come l’Africa, tecnologia presa dai Paesi invece più avanzati (Stati Uniti, Germania etc.). Questo in qualche modo ha permesso di tirare un respiro per un anno, fra il 2009 e il 2010. Dopo un momento d’incertezza, la crisi è ripresa. Che cosa significa questo? Significa che siamo allo stesso punto di quattro anni fa? No, stiamo peggio perché la Cina, la grande locomotiva che cercava in qualche modo di sopperire al disastro complessivo, comincia a fermarsi. La Cina ha avuto in questi trent’anni, soprattutto negli ultimi venti, tassi di crescita assolutamente straordinari, con una crescita del Pil che ha toccato talvolta l’11 /12% e che non è mai stata inferiore all’8% ritenuto dalla Cina una soglia di sicurezza irrinunciabile. Questo può sembrare un dato assolutamente sconvolgente a noi, che quest’anno addirittura siamo in crescita negativa, ma che negli anni migliori non abbiamo mai superato il 2% di crescita. È vero che la Cina partiva da livelli più bassi, però ormai ci ha abbondantemente sorpassati.
Il punto è questo: la Cina ha bisogno di un incremento di quel tipo soprattutto per ragioni sociali interne. La Cina ha 20 milioni di contadini che ogni anno si riversano nelle città e occorre dare loro un lavoro, un reddito, una sistemazione: diversamente le città diventerebbero rapidamente ingovernabili e si arriverebbe a una situazione di implosione sociale molto grave. quindi la condizione per poter assicurare ai 20 milioni di cinesi che arrivano nelle città il reddito necessario, le condizioni di vita minime necessarie, per quanto basso possa essere il salario, è quella di una crescita intorno all’8% e di un reinvestimento della metà circa dei profitti. È qualcosa assolutamente straordinario rispetto agli altri Paesi. Un Paese di un miliardo e 300 milioni di abitanti uno dei Paesi più poveri del mondo, nel giro di circa quaranta anni è diventato la seconda economia mondiale, con una velocità di crescita incomparabile. Quest’anno le cose si stanno mettendo male: il governo cinese ha fissato al 7,5% la soglia di crescita. Una crescita inferiore a quella soglia di sicurezza I tassi di crescita del primo semestre sono allarmanti; se questa tendenza dovesse confermarsi neppure il 7,5% sarebbe raggiunto. Anzi, c’è chi parla addirittura di un incremento inferiore al 7%: questo avrebbe un impatto psicologico molto grave, perché per la Cina è un momento molto delicato.

L’economia mondiale si sta fermando 
Quest’anno ci sarà il congresso del Partito Comunista cinese, nel quale ci sarà l’avvicendamento tra il gruppo dirigente uscente Hu Jintao-Wen Jabaoe il nuovo gruppo dirigente: Presidente della Repubblica e Segretario del partito dovrebbe diventare Xi Jinping e capo del governo Li Keqiang. Bisogna tenere presente una cosa: il Partito Comunista cinese è un partito molto particolare nel quale sono consolidate vere e proprie correnti all’interno del gruppo dirigente; c’è il cosiddetto Gruppo di Shangai, il più dichiaratamente liberista, più legato alla finanza internazionale e per il quale fa apertamente il tifo la Banca Mondiale, c’è il gruppo dei Tuanpai, degli ex Giovani Comunisti degli anni ‘80 che ha una coloritura più nazionalista, c’è poi il gruppo dei cosiddetti Principi Rossi, gli eredi dei grandi eroi della Grande Marcia, i figli e i nipoti dei dirigenti del partito durante il periodo rivoluzionario. Mentre il gruppo dirigente precedente era fatto essenzialmente da Tuanpai, dalla corrente nazionalista (sia Hu Jintao che Wen Jabao appartengono a quel gruppo), dovrebbe esserci invece un avvicendamento: Quello che doveva essere un avvicendamento scontato sta diventando uno scontro drammatico: non perché siano in discussione le due maggiori cariche, quella di Presidente del Partito e quella di Capo del Governo, ma perché la composizione del nuovo ufficio politico condizionerà i due leader e la battaglia non è combattuta solo con le armi della dialettica politica. La drammatica caduta di quello che era il cavallo scosso della politica cinese, il solista che in qualche modo sparigliava i giochi, Bo Xilai il capo della Provincia di Chonqing destituito per uno scandalo è un primo segnale, ma se ne sono aggiunti altri, come la morte in uno strano incidente di auto del figlio di uno dei maggiori esponenti del gruppo dei Principi Rossi e si parla di rinvio del congresso - qualcuno dice - a novembre, a gennaio o forse addirittura a febbraio, tutti segnali di grande tensione, di grande nervosismo. È il momento in cui bisogna fare delle scelte decisive per il futuro della Cina: continuare a puntare su un modello tutto basato sulle esportazioni, accumulare dollari nei forzieri della Banca Centrale Cinese, oppure puntare sullo sviluppo del mercato interno? Tutte e due le scelte presentano inconvenienti notevoli Puntare sulle esportazioni è diventato molto difficile da quando è partita la crisi del 2008, ma soprattutto con questa seconda ondata di crisi che ha travolto l’Europa. L’Europa è il principale mercato, la principale area commerciale del mondo, quella che assorbe la maggior quantità di beni a livello mondiale. La crisi che ci ha colpiti dall’estate dell’anno scorso e la conseguente recessione di quasi tutti i Paesi europei ha comportato una caduta verticale delle importazioni e di questo ha fatto le spese in primo luogo la Cina. Ecco il perché di quella caduta della crescita a cui accennavo all’inizio. Per la verità non ha colpito solo la Cina: un crollo drammatico l’ha avuto anche l’India che, dagli obiettivi del 9 %, è scesa a un modesto 5% di crescita, ha colpito il Brasile, uno dei massimi esportatori mondiali di materie prime e anche la Russia. Tutti i Paesi emergenti stanno segnando il passo o un deciso calo dei loro tassi di sviluppo. Si sta fermando l’economia mondiale. E’ estremamente pericoloso perché questa dinamica può colpirci molto seriamente.
Quella che mantiene in piedi l’economia mondiale è la domanda aggregata mondiale. Dopo la crisi del 1929 non è mai successo che la domanda aggregata mondiale nel suo complesso calasse; ci sono stati momenti, in particolare con la crisi del 73 /74, in cui siamo andati molto vicini alla parità, o piccolissime perdite, ma non è mai successo che ci fosse una recessione generalizzata, dopodiché si spalancano le porte al rischio che la recessione diventi vera e propria depressione economica. E’ quello che inizia a profilarsi, una crisi molto seria. Se si ferma anche la locomotiva cinese la situazione è drammatica per tutti.

La trappola della liquidità 
La prospettiva del gruppo dirigente cinese quale può essere? Esportare in questa situazione diventa difficile, puntare sul mercato interno è certamente una soluzione più razionale e preferibile, ma non è una soluzione semplice e indolore. La Cina ha vissuto un momento di grande febbre dell’inflazione in questo periodo. Inflazione molto contenuta rispetto ai tassi che abbiamo vissuto noi in Europa negli anni ‘80, quando l’inflazione in Italia superava il 20%. In Cina dal 2010 fino alla metà del 2011 c’è stata un’inflazione sul 6 /7%, però bisogna sempre rapportarsi alla realtà storica e sociale di ogni singolo Paese. In Italia un’inflazione del 20%, pur essendo una patologia economica piuttosto preoccupante, era qualcosa che poteva essere sostenuto dati i nostri livelli di consumo. In Cina, dove una larga parte della popolazione è ancora sul limite delle economie di sussistenza, un’inflazione del genere, che significa un aumento dei generi di prima necessità come il riso e il maiale tra il 14 e il 16%, significa minacciare le condizioni minime di alimentazione della gente, perciò la Banca Cinese è stata costretta in un primo momento a tirare le redini, a restringere il credito, sia per fermare l’inflazione, sia perché nel frattempo stava partendo una bolla immobiliare del tutto simile a quella americana.Questo ha provocato effetti assolutamente indesiderabili di altro tipo: è esplosa la finanza grigia, quella che in Italia chiamiamo più semplicemente usura o finanza dei cravattari, come dicono a Roma. Molte aziende hanno iniziato a chiudere o a rallentare fortemente e allora la Banca Cinese ha cercato nuovamente di allargare i cordoni della borsa, ma questo fa rinascere i rischi d’inflazione e di gonfiare nuovamente la bolla edilizia oltre i limiti della sopportabilità. A maggio la Banca Centrale Cinese si è accorta che gli obiettivi della crescita al 7,5% difficilmente sarebbero stati raggiunti e ha fatto un’immissione di liquidità alle banche, concedendo denaro a bassissimo tasso d’interesse nella speranza di riattivare il ciclo produttivo. Invece nel mese successivo, a giugno, è successa una cosa paradossale: nonostante questi stimoli le banche hanno concesso 180 miliardi di Renminbi di prestiti in meno del mese precedente, al punto che la Banca Centrale Cinese i primi di luglio ha fatto una nuova immissione di liquidità e questo è un bruttissimo segnale-Significa che gli stimoli di liquidità non stanno avendo effetto. Nel linguaggio degli economisti si chiama “trappola della liquidità” esaminato da un economista famoso, Minsky negli anni ‘60 e ’70-. E’ il momento in cui ogni stimolo di liquidità non produce effetti nell’economia reale. Perché? Si dice nel linguaggio della finanza che, quando viene emessa liquidità, si porta a bere il cavallo: “E’ il momento di dare da bere al cavallo”… però ci sono momenti in cui il cavallo dell’economia reale non beve perché la situazione è così incerta che l’investitore non trova prudente investire nell’economia reale e accade che il prestito si prende per reinvestirlo in titoli finanziari. Prendo denaro alla BCE allo 0, 50% (io banca, naturalmente), dopodiché lo reinvesto in titoli di Stato giapponesi, per fare un esempio qualsiasi, che rendono un’1, 6 /1, 7% (annuo. Quando scadono i titoli rimetto a posto il denaro, restituisco il denaro alla Fed o alla BCE allo 0, 50% dell’interesse pattuito e mi metto in tasca pulito pulito quell’1 /1, 2 /1, 5% di differenza assicurata. questo significa che ho riscosso credito a quegli interessi, ma non l’ho concesso alle famiglie e alle imprese, alle quali continuo a fare mutui dal 7, al 9, all’11%. Quello è il momento in cui si determina gradualmente un blocco, una trappola della liquidità: il denaro per l’economia reale costa troppo, non c’è fiducia riguardo la possibilità che gli affari vadano bene e l’economia reale si ferma. Questo drammaticamente sta succedendo in Europa, ma che drammaticamente sta iniziando anche in Cina. Se dovesse proseguire la situazione economica potrebbe diventare estremamente grave nel 2013,
La prima cosa da fare sarebbe prendere coscienza della crisi, capire la drammaticità della situazione in cui ci troviamo e imporre politiche adeguate, che non sono quelle che si stanno adottando in questo momento. La prima cosa da fare è diffondere la consapevolezza di quello che sta succedendo: questi sono i dati, passate parola!

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