02/09/12

Non vi saranno accordi internazionali segreti di alcuna specie

Paolo Becchi Alberto Bagnai Claudio Borghi

 La Società delle Nazioni fu un organismo sovranazionale, con sede a Ginevra, che fu voluto principalmente dal presidente Thomas Woodrow Wilson per mantenere la pace e la sicurezza, risolvere le controversie internazionali e promuovere la cooperazione tra gli stati membri dopo la disastrosa I Guerra Mondiale.  Il 1918 consegnò al mondo un'Europa che aveva abdicato al suo ruolo dominante per consegnarlo definitivamente agli Stati Uniti, che erano diventati i maggiori produttori mondiali e, soprattutto, i maggiori creditori, giacché i paesi europei ne erano usciti con debiti pubblici mostruosi e avevano preso a prestito da Washington enormi liquidità. Da lì in poi la storia è cambiata.

 Il programma che il presidente Wilson aveva stilato, e che doveva essere un po' il manifesto della nascente Società delle Nazioni, venne letto l’8 gennaio 1918 davanti al Senato degli Stati Uniti e comprendeva quattordici punti. Il primo diceva esattamente così: "Convenzioni di pace palesi, apertamente concluse e in base alle quali non vi saranno accordi internazionali segreti di alcuna specie, ma la diplomazia agirà sempre palesemente e in vista di tutti".

 Visto che nel 2012 un tale di nome Assange vive barricato nell'ambasciata ecuadoregna in Inghilterra, reo di avere svelato al mondo la doppia faccia delle diplomazie internazionali - e per questo è ricercato dagli Usa, vivo o morto -, se ne deduce che il presidente Obama non dev’essere molto d'accordo con il suo predecessore democratico Wilson. Sarà forse per una certa propensione di quest’ultimo al razzismo.

 L'altra sera, Grillo era alla festa del Movimento Cinque Stelle di Brescia. Ha parlato di Assange ed ha parlato a lungo dell’Ecuador, che avrebbe utilizzato il concetto di “debito immorale”, non lo avrebbe pagato e ora starebbe rinascendo, nonostante la fatwa del Fondo Monetario Internazionale ma con l’aiuto inaspettato dei paesi sudamericani circostanti. Ha parlato della Kirchner, la presidentessa argentina che avrebbe portato un assegno da 12 miliardi di dollari al FMI, in anticipo sui tempi, liberandosi dal debito ma con onore e sulle proprie gambe. Vero o no che sia, il concetto di “debito immorale” non è un’idea da pericolosi bolscevichi: è stato utilizzato dagli Stati Uniti d’America quando, responsabili dell’amministrazione dell’Iraq, hanno evitato di saldare i conti esteri, tra cui i nostri crediti. E anche la Società delle Nazioni stessa, con una storica sentenza del 1938, riconosceva che "laddove le condizioni, a livello giurisprudenziale del diritto internazionale, sono così gravi da poter costituire minaccia per la tenuta del paese e per le condizioni dei cittadini, in quel caso è opportuno rivalutare il debito: o allontanandolo nel tempo, senza l'accumulo di interessi, o dimezzandolo o estinguendolo addirittura." [Leggi "La Guerra dell'Europa"]

 Qui da noi, invece, abbiamo laureati in economia che vanno in televisione a parlare di inflazione al 30%, come se l’ipotesi di una eventuale svalutazione dovuta al passaggio ad una nuova moneta nazionale fosse da mettere in rapporto 1:1 con il dato inflazionistico, ignorando tutti i precedenti e ignorando tutti i validi economisti che strabuzzano gli occhi di fronte a tanta sicumera, ove non sia malafede. E chi osa dire il contrario viene sbeffeggiato, mortificato, umiliato, come succede spesso al prode professor Becchi, che si ostina a volersi immolare davanti alle telecamere, circondato da un parterre di cani da guardia del potere.

 Guardate il video e ricordatevi certi ghigni, certi sberleffi, certa protervia saccente, presuntuosa e arrogante. Giorno verrà in cui i ruoli saranno invertiti. Ma noi, almeno, non rideremo, se non amaramente.

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