16/10/09

Fede vuole chiudere Facebook


Il 78% degli italiani vuole chiudere la rete. Cioè… non la rete: Facebook e “quei siti di Facebook”.

Lo dice uno dei più autorevoli sondaggisti del momento: Emilio Fede, su un campione di 2600 telefonate giunte in seguito alla domanda “FACEBOOK? RISPONDI: SI o NO”. Una domanda chiara, inequivoca, tesa ad evitare ogni possibile ambiguità. Ora è chiaro dove prende i sondaggi Silvio Berlusconi, quando dice che il suo consenso personale è al 73%. E’ Fede che lancia la grafica: “BERLUSCONI? RISPONDI: DENTRO o FUORI?”. E 73 italiani su cento ovviamente rispondono dentro.

Storie di ordinaria manipolazione. Così come il montaggio delle interviste, articolato nel seguente modo.

Giornalista: “Tempo al giorno dedicato a Facebook?
Ragazzina 1
: “3 ore la sera”
Ragazzina 2: “3 ore al giorno”
Giornalista: “Quanti anni hai?”
Ragazzina 3: “14”
Ragazzina 4: “Un’oretta e mezza, anche se mia madre è spesso lì, lei vuole vedere cosa faccio”.
Giornalista: “Perché lo ritiene pericoloso?”. [N.d.R.: accosta il concetto di pericolosità a facebook, drogando implicitamente la risposta]
Ragazzina 4: “Sì. Pensa che possano infiltrarsi persone che possano essere pericolose”.

Mamma 1: “Permette a persone che non conosci bene di entrare nella tua vita. Di vedere le tue foto, di vedere chi sono i tuoi amici” [N.d.R.: No, lo permette solo a quelli cui lo consenti. Facebook ha tutti gli strumenti per tutelare la privacy e per decidere chi esattamente può vedere cosa. Se poi ne fai un uso più libertino, autorizzando tutto e tutti, sei tu che lo permetti, non facebook. Ma questo la giornalista non lo dice. Forse non lo sa. Anzi, probabilmente. O magari deve confezionare un bell’abitino su misura.]

Giornalista: “Lei riesce a controllare suo figlio quando va su Facebook?” [N.d.R.: suggerisce implicitamente nella domanda la necessità di un controllo, data per scontata, inquinando in questo modo la risposta della mamma]
Mamma 1: “Assolutamente no”. [N.d.R.: L’espressione perentoria contrabbanda il concetto che non vi sia nessuna possibilità di controllo sul fenomeno]
Mamma 2: “Si iscrive chiunque, girano filmati, comunque sia, dalla pornografia, comunque scene anche violente che loro si guardano” [N.d.R.: La signora è contrariata dal fatto che possa iscriversi chiunque. Forse vorrebbe che la rete fosse riservata ad una ristretta élite. Subito dopo viene accostato a facebook il richiamo alla pornografia (per fortuna nessuno ha evocato l’immarcescibile spauracchio della pedofilia). Incorrere in immagini pornografiche, in rete, può accadere ovunque, ma non è una peculiarità di Facebook: in linea teorica può sfuggire ma personalmente non mi è MAI capitato. In ogni caso, almeno resta possibile applicare criteri di privacy. In televisione, invece, basta fare un po’ di zapping per vedere cose sulle quali non si ha alcun controllo, compreso il telegiornale di Fede. Per quanto riguarda le scene violente, vale analogo discorso. Con l’aggravante che la maggior parte di queste sono contenute nei film trasmessi dalla televisione che passano con nonchalance alle 21, in piena fascia protetta.]
Mamma 3: “Pericoloso perché ci si possono infiltrare delle persone adulte che hanno cattive intenzioni, che sfruttano questo strumento per poter agganciare i ragazzini” [N.d.R.: Come non detto: ecco l’immarcescibile spauracchio della pedofilia. Può succedere, certo. Come al bar, come fuori dalla scuola, come alla fermata dell’autobus, come accadeva una volta con il fermoposta… Non è una peculiarità di Facebook. In ogni caso, anche qui, basta autorizzare solo i propri amici reali, o coloro dei quali si può risalire con certezza all’effettiva identità. Nella vita reale questo invece non è possibile, quindi potremmo dire che paradossalmente esiste maggiore controllo su Facebook che non quando mandiamo nostra figlia a comprare il latte]

A questo punto l’ignoranza telematica di Emilio Fede si sprigiona in tutta la sua magnificenza. Sentite quante assurde sconcezze, che deformano e plagiano l’opnione pubblica di massaie e canute nonnine, riesce ad inanellare in una manciata di secondi.

Emilio Fede: “E’ un dramma vero, autentico. Al di là che milioni di italiani sono presi da una sorta di PARANOIA… Sentiamo la POLIZIA POSTALE, l’organo che più degli altri dovrebbe intervenire. Ovviamente le difficoltà per poter CHIUDERE UN SITO sono tantissime, ma QUALCOSA BISOGNA FARE E SUBITO.”

Quindi per Emilio Fede chi è iscritto a Facebook e lo usa per restare in contatto con amici e conoscenti, oppure lo usa per scambiarsi informazioni in tempo reale - quelle che sul suo telegiornale non trovano spazio - è un paranoico. Poi paragona il più grosso social network del momento, ospitato da centinaia di server distribuiti e privo di contenuti propri, se non quelli pubblicati dagli utenti in quello che potremmo definire il più grosso flusso mediatico condiviso che la rete abbia mai conosciuto, a un sito. Che va chiuso. Perché è evidente che qualcosa bisogna fare e subito. Anche gli italiani avrebbero dovuto fare qualcosa con il tuo telegiornale, Fede, abusivo in quanto trasmette su frequenze prive di concessione governativa. E la pornografia dell’informazione cui si assiste nei servizi e negli editoriali del TG4 è la migliore in circolazione.

A dare spessore al tono del servizio ci pensa un’intervista alla polizia postale, nel quale un funzionario afferma: “Sono sempre più frequenti gli spazi virtuali che si trovano in rete, vuoi i blog, vuoi i forum, vuoi i social network, in cui le persone possono essere attaccate in beni fondamentali quali la reputazione e l’onore. Sicuramente Facebook è il social network più diffuso in Italia, quindi automaticamente si concentrano in questo la maggior parte delle situazioni”.

Il funzionario non fa riferimento né alla pornografia né alla pedofilia, bensì a problematiche più legate all’informazione, quali l’offesa alla reputazione e all’onorabilità, tematiche in voga per la questione delle diffamazioni a mezzo internet. Per di più, come è naturale l’accento viene poi spostato dalla presunta centralità di Facebook nella rete ad un ruolo di attore comprimario, al pari dei blog e dei forum di discussione. Poi viene il bello, perché i toni e gli accenti fuori misura usati dal TG4 per demonizzare facebook si rivelano dalle contraddizioni che inevitabilmente emergono nel servizio stesso. Ogni mese, sarebbero più di cento le segnalazioni di molestie che pervengono alla polizia postale. Più di cento… Caspita. Se il premier confonde i milioni con i miliardi di euro, Fede ha decisamente parecchie difficoltà con le proporzioni. Sono milioni e milioni gli italiani iscritti a Facebook. Ogni giorno una molte impressionante di comunicazioni, presumibilmente almeno qualche decina di milioni, transita sui profili, nei gruppi, tra i commenti e nei messaggi di posta privata. Cento denunce per molestia al mese, con la certezza quasi granitica che il dato si riferisse al complessivo di internet e non al solo social network, sono una quantità talmente insignificante da far pervenire alla conclusione che sia molto più sicuro far iscrivere i propri figli a Facebook che mandarli in discoteca o a scuola.

Poi il gran finale. Non si capisce bene con chi ce l’abbia, ma Fede cerca di caricare l’audience: “BISOGNA FARLO. BISOGNA FARLO ASSOLUTAMENTE. BISOGNA TENTARE DI PRENDERLO CON LE MANI DEL SACCO.. QUEI DELINQUENTI… SONO AUTENTICI DELINQUENTI… QUELLI CHE PROPONGONO, RIPETO… CI SONO SITI NEI QUALI SI DICE IL NOME DI UNA PERSONA… DICE: UCCIDIAMOLO”.

Sono basito. Emilio, hai bisogno di un’iniezione di Valium. Va bene giocare sporco, va bene tirare l’acqua al tuo mulino, va bene manipolare, distorcere, deformare, strumentalizzare, negare l’evidenza ed altre arti nelle quali indubitabilmente eccelli, ma qui emergono con chiarezza i sintomi del disagio psicologico prima ancora che fisico. Non c’è nessuna lucidità, nessun rapporto di consequenzialità logica fra le premesse e le conclusioni, nessun soggetto. E’ un’accozzaglia di populismo demagogico, di luoghi comuni, un taglia e cuci di nonsense. A chi ti riferisci? Di cosa parli? Emilio, te lo ricordi almeno come ti chiami? Te lo dico io: ti chiami Emilio Fede. Stai calmo, va tutto bene… Ora ti porto un calmante.

Dopo avere fatto questo po’ po’ di premesse, attenendosi scrupolosamente a tutte le regole che i promotori di un’indagine devono rispettare per non influenzare le risposte, parte il sondaggio: “Facebook? Rispondete: SI o NO?”. Lui lo spiega, cosa vuol dire: “potete intervenire dicendo sì o no all’intervento subito rigoroso contro Facebook e in generale”. Chiaro, no? Parliamo di Facebook… e parliamo anche in generale. E vuol dire no, mentre no significa inequivocabilmente . Non c’è alcun dubbio su questo. Ma poi del resto le parole contan poco, quello che conta è la grafica a video. E la grafica parla chiaro.

E infatti il 78% dice sì’. Non fa niente che probabilmente stia dicendo: “Facebook? Sì”. L’importante è poter affermare che il 78% degli italiani vuole chiudere Facebook eingenerale. Cioè l’Italia in massa vuole chiudere la rete.

Proviamo a rifare il sondaggio. Rifacciamolo come si deve.

Fonte articolo

Stop al consumo di territorio
La Casta dei giornali
Firma la petizione per dire NO al NUCLEARE.

Share/Save/Bookmark

Nessun commento:

Posta un commento